L'albero Alfons
C’era una volta, non molto lontano da qui, un piccolo alberello dalla lunga e folta chioma fogliata di tutte le sfumature di verde. Si chiamava Alfons ed amava tanto i suoi folti e fluenti rami.
Ma ci pensate: un albero che aveva la fissa del look. E sì, perché dovete sapere che Alfons si era messo nella chioma l’idea che doveva andare dal parrucchiere. E non un parrucchiere come ce ne sono tanti, bensì dal Lugiardinier, famoso per le potature a casco, alla paggetto, a virgola, a ciuffo, con le trecce, a chignon, a coda di cavallo, a crocchia, con i riccioli o con i boccoli ed infine con il toupet.
Ma come mai dal parrucchiere direte voi.
Sul come mai è facile rispondere: Alfons viveva in una città di provincia, di nome Bitigar proprio di fronte ad un centro commerciale.
Il centro commerciale è un posto particolare perché la gente vi entra con carrelli vuoti oppure semplicemente a piedi ed esce con carrelli pieni di roba, oppure, per quelli che non avevano il carrello, con sacchetti ricolmi di ogni bene. Particolare sono gli sguardi!! Spesso chi entra sorridente esce ancor più sorridente e pieno di sacchetti, altri escono muniti di carrello pieno più cibo in mano, altri ancora sono irriconoscibili nel nuovo new look! E sì, quelli sono i tipi che piacciono di più ad Alfons perché sono passati dal Lugiardinier degli uomini.
Il Centro Commerciale era proprio un posto strano. Gli uomini erano soliti recarsi ad ogni ora del giorno, da lunedì a lunedì, giorni di festa compresi. Alfons mentre vedeva la gente entrare ed uscire ricordava quando un tempo gli uomini, in quegli stessi giorni (il sabato e la domenica appunto) avevano l’abitudine di portare i figli al parco per correre e giocare. Il tempo in cui gli alberi venivano abbracciati per giocare a nascondino, o accarezzati per arrampicarsi sui suoi rami, ora invece gli alberi, come Alfons, si sentivano dimenticati dagli uomini e anche dai bambini. Questi una volta loro amici e confidenti sembrano dimenticarsi di loro, se non per rompere i rami o per strappare le foglie, così tanto per fare qualcosa!
Ma torniamo al centro. Stavo dicendo che questa è l’epoca in cui i figli si portano fuori di casa per potarli ai centri: centro scuola, centro turistico, centro ricreativo, centro sportivo, centro estetico, centro commerciale.
Da un posto all’altro! Da un Centro ad un Centro. Che fantasia!!
I parchi infatti erano sempre più vuoti, le stradine di campagna erano sempre più deserte, come deserti erano i campetti di calcio. Alfons era un alberello di città ed invidiava molto i suoi amici di campagna e di montagna. Loro si che erano felici pensava. “Loro stanno in compagnia e se la contano su. Io invece sono qui, tutto solo, davanti all’ingresso di un centro commerciale, dove non posso neanche entrare. Uffà!!!! Mi sento proprio solo!” si diceva.
Il nostro Alfons era stanco di non parlare con nessuno. Le uniche persone alle quali dava parola erano le formiche e i passerotti che si appoggiavano lungo i suoi rami. Poi ogni tanto sussurrava a qualche farfalla ma era sempre più raro vederle, mentre i topi di tutte le dimensioni stavano affollando i sottoborghi del Centro commerciale. Ce n’era uno poi che era meglio non salutarlo, perché se aveva la giornata storta poteva anche starnutarti addosso. Si chiamava Sterny il Ciuuù!
Alfons sapeva in cuor suo di non appartenere a quell’ambiente ma per noia e solitudine aveva iniziato a coltivare un sogno: andare dal parrucchiere a sistemarsi la chioma proprio come le siepi che circondavano il Centro commerciale e che puntualmente venivano sistemate dal cuoaffer di fiducia del Centro commerciale. Tutti gli anni, due volte all’anno arrivava lo stilista delle siepi e le sistemava in un modo davvero sublime: un accorciata su, una sistemata giù e oooplà la siepe era pronta uguale alla siepe posta di fianco, che era uguale a tutte le altre siepi sistemate dal famoso restailing delle siepi di Bitigar.
Il nostro piccolo alberello era diventato ambizioso e nonostante non fosse nella sua natura voleva essere come la siepe: voleva una sistemata di spazzola a tutti i suoi rami, così da sentirsi come gli altri. Anche se non erano alberi!!
Mentre Alfons era intento a pensare di andare dal parrucchiere Lugiardinier non si era accorto che i suoi rami erano sempre più affollati di passerotti. Questi vista la stagione primaverile, lo avevano scelto come albergo dove pernottare. Era l’unico in zona dotato di molti confort, era l’unico infatti che aveva le stanze con vista sul cortile: una cosa sublime per i passerotti di campagna abituati a tutt’altro genere di panorama.
Come tutte le stagioni di primavera il tempo riserva sempre delle grandi sorprese. E così fu anche quella volta!
Mentre Alfons aveva il pensiero fisso di andare dal parrucchiere Lugiardinier non si era accorto di tante cose: che era l’albero con i rami più carichi di foglie di tutti. Questo aveva permesso ad un gran numero di passerotti di sceglierlo per pernottare lungo tutto il periodo estivo cantando e ballando allegramente. Alfons preso dai suoi pensieri non si era nemmeno accorto dei tanti bambini che si ritrovavano a giocare sotto di lui con la palla, con il secchiello e la paletta o con le macchinine.
Insomma Alfons non si era proprio accorto che lui, proprio lui era apprezzato ed amato per essere l’albero che era.
Ad un certo punto, come ogni primavera, arrivò un fortissimo temporale, con lampi, tuoni e tanta ma tanta acqua.
Era un fuggi fuggi di persone, che con carrelli e sacchetti tentava di arrivare alla macchina. Mentre la pioggia scrosciava rumorosamente intorno ad Alfons si poteva udire un canto fortissimo di uccelli migratori. In quel momento Alfons capì che cosa stava accadendo. Tutti gli uccellini della provincia erano andati a ripararsi sotto i suoi rami fogliati, che come un ombrello stava impedendo all’acqua di entrare. Insieme ai passerotti c’erano farfalle, formiche, cicale, mosche, e tanti bambini: tutti quelli che stavano giocando sotto di lui prima che arrivasse il temporale. Commosso da tanta amicizia, si rese conto che non era per nulla solo come lui credeva. Certo non aveva tanti amici alberi come i suoi amici di campagna, ma ne aveva tantissimi tra gli animali ed i bambini.
Questo bastò a far passare di mente al nostro amico Alfons la fissa per il parrucchiere.
E sì!!
Si era reso conto che erano proprio i suoi bei rami carichi di foglie a renderlo unico. Se avesse potato i suoi rami dove sarebbero andati i passerotti e gli altri animali?
Di certo non più da lui.
Orgoglioso dei suoi rami, Alfons decise di prendersi cura di loro, rispettando la sua natura di albero.
Ma ci pensate: un albero che aveva la fissa del look. E sì, perché dovete sapere che Alfons si era messo nella chioma l’idea che doveva andare dal parrucchiere. E non un parrucchiere come ce ne sono tanti, bensì dal Lugiardinier, famoso per le potature a casco, alla paggetto, a virgola, a ciuffo, con le trecce, a chignon, a coda di cavallo, a crocchia, con i riccioli o con i boccoli ed infine con il toupet.
Ma come mai dal parrucchiere direte voi.
Sul come mai è facile rispondere: Alfons viveva in una città di provincia, di nome Bitigar proprio di fronte ad un centro commerciale.
Il centro commerciale è un posto particolare perché la gente vi entra con carrelli vuoti oppure semplicemente a piedi ed esce con carrelli pieni di roba, oppure, per quelli che non avevano il carrello, con sacchetti ricolmi di ogni bene. Particolare sono gli sguardi!! Spesso chi entra sorridente esce ancor più sorridente e pieno di sacchetti, altri escono muniti di carrello pieno più cibo in mano, altri ancora sono irriconoscibili nel nuovo new look! E sì, quelli sono i tipi che piacciono di più ad Alfons perché sono passati dal Lugiardinier degli uomini.
Il Centro Commerciale era proprio un posto strano. Gli uomini erano soliti recarsi ad ogni ora del giorno, da lunedì a lunedì, giorni di festa compresi. Alfons mentre vedeva la gente entrare ed uscire ricordava quando un tempo gli uomini, in quegli stessi giorni (il sabato e la domenica appunto) avevano l’abitudine di portare i figli al parco per correre e giocare. Il tempo in cui gli alberi venivano abbracciati per giocare a nascondino, o accarezzati per arrampicarsi sui suoi rami, ora invece gli alberi, come Alfons, si sentivano dimenticati dagli uomini e anche dai bambini. Questi una volta loro amici e confidenti sembrano dimenticarsi di loro, se non per rompere i rami o per strappare le foglie, così tanto per fare qualcosa!
Ma torniamo al centro. Stavo dicendo che questa è l’epoca in cui i figli si portano fuori di casa per potarli ai centri: centro scuola, centro turistico, centro ricreativo, centro sportivo, centro estetico, centro commerciale.
Da un posto all’altro! Da un Centro ad un Centro. Che fantasia!!
I parchi infatti erano sempre più vuoti, le stradine di campagna erano sempre più deserte, come deserti erano i campetti di calcio. Alfons era un alberello di città ed invidiava molto i suoi amici di campagna e di montagna. Loro si che erano felici pensava. “Loro stanno in compagnia e se la contano su. Io invece sono qui, tutto solo, davanti all’ingresso di un centro commerciale, dove non posso neanche entrare. Uffà!!!! Mi sento proprio solo!” si diceva.
Il nostro Alfons era stanco di non parlare con nessuno. Le uniche persone alle quali dava parola erano le formiche e i passerotti che si appoggiavano lungo i suoi rami. Poi ogni tanto sussurrava a qualche farfalla ma era sempre più raro vederle, mentre i topi di tutte le dimensioni stavano affollando i sottoborghi del Centro commerciale. Ce n’era uno poi che era meglio non salutarlo, perché se aveva la giornata storta poteva anche starnutarti addosso. Si chiamava Sterny il Ciuuù!
Alfons sapeva in cuor suo di non appartenere a quell’ambiente ma per noia e solitudine aveva iniziato a coltivare un sogno: andare dal parrucchiere a sistemarsi la chioma proprio come le siepi che circondavano il Centro commerciale e che puntualmente venivano sistemate dal cuoaffer di fiducia del Centro commerciale. Tutti gli anni, due volte all’anno arrivava lo stilista delle siepi e le sistemava in un modo davvero sublime: un accorciata su, una sistemata giù e oooplà la siepe era pronta uguale alla siepe posta di fianco, che era uguale a tutte le altre siepi sistemate dal famoso restailing delle siepi di Bitigar.
Il nostro piccolo alberello era diventato ambizioso e nonostante non fosse nella sua natura voleva essere come la siepe: voleva una sistemata di spazzola a tutti i suoi rami, così da sentirsi come gli altri. Anche se non erano alberi!!
Mentre Alfons era intento a pensare di andare dal parrucchiere Lugiardinier non si era accorto che i suoi rami erano sempre più affollati di passerotti. Questi vista la stagione primaverile, lo avevano scelto come albergo dove pernottare. Era l’unico in zona dotato di molti confort, era l’unico infatti che aveva le stanze con vista sul cortile: una cosa sublime per i passerotti di campagna abituati a tutt’altro genere di panorama.
Come tutte le stagioni di primavera il tempo riserva sempre delle grandi sorprese. E così fu anche quella volta!
Mentre Alfons aveva il pensiero fisso di andare dal parrucchiere Lugiardinier non si era accorto di tante cose: che era l’albero con i rami più carichi di foglie di tutti. Questo aveva permesso ad un gran numero di passerotti di sceglierlo per pernottare lungo tutto il periodo estivo cantando e ballando allegramente. Alfons preso dai suoi pensieri non si era nemmeno accorto dei tanti bambini che si ritrovavano a giocare sotto di lui con la palla, con il secchiello e la paletta o con le macchinine.
Insomma Alfons non si era proprio accorto che lui, proprio lui era apprezzato ed amato per essere l’albero che era.
Ad un certo punto, come ogni primavera, arrivò un fortissimo temporale, con lampi, tuoni e tanta ma tanta acqua.
Era un fuggi fuggi di persone, che con carrelli e sacchetti tentava di arrivare alla macchina. Mentre la pioggia scrosciava rumorosamente intorno ad Alfons si poteva udire un canto fortissimo di uccelli migratori. In quel momento Alfons capì che cosa stava accadendo. Tutti gli uccellini della provincia erano andati a ripararsi sotto i suoi rami fogliati, che come un ombrello stava impedendo all’acqua di entrare. Insieme ai passerotti c’erano farfalle, formiche, cicale, mosche, e tanti bambini: tutti quelli che stavano giocando sotto di lui prima che arrivasse il temporale. Commosso da tanta amicizia, si rese conto che non era per nulla solo come lui credeva. Certo non aveva tanti amici alberi come i suoi amici di campagna, ma ne aveva tantissimi tra gli animali ed i bambini.
Questo bastò a far passare di mente al nostro amico Alfons la fissa per il parrucchiere.
E sì!!
Si era reso conto che erano proprio i suoi bei rami carichi di foglie a renderlo unico. Se avesse potato i suoi rami dove sarebbero andati i passerotti e gli altri animali?
Di certo non più da lui.
Orgoglioso dei suoi rami, Alfons decise di prendersi cura di loro, rispettando la sua natura di albero.








