La Vallata
C’era una volta, in un luogo non lontano da quì, una grande vallata. Qui si potevano ammirare ogni genere di piante. Ogni sorta di fiore. Ogni tipo di albero.
Certo, c’erano anche tanti animali, ma le piante erano molte di più. Veramente tante di più.
Il suo nome era Lya ed aveva una forma tutta particolare. Essa era concava, come il palmo di una mano quando è rivolto verso il cielo. Questa forma particolare si era creata nell’arco dei secoli grazie alle due montagne circostanti, che come in un abbraccio, la proteggevano.
Grazie a Loro, la vallata Lya era protetta dal rigido vento freddo dell’inverno, che con il suo gelo poteva far ghiacciare le piante.
Grazie alle due montagne, nella stagione delle piogge primaverili e autunnali queste spezzavano in due i grigi nuvoloni che con la loro potenza minacciavano di allagare tutta la valle, facendo marcire di conseguenza tutte le piante e i fiori.
Le montagne evitavano anche l’eccessiva calura estiva grazie al soffiare del vento amico detto “Sciroppo”. Questi come una carezza soffiava su ogni foglia e ogni petalo di fiore evitando la secchezza data dall’afa estiva.
E sì…! La Vallata Lya era proprio un gra bel posto. Pensate che tutti gli uccelli migratori e non, quì trovavano sempre un posticino tra le foglie fresche per riposarsi dai faticosi viaggi.
Viene da chiedersi se in mezzo a tanta armonia e pace, c’è qualche cosa che non và!
Infatti!!
Come in ogni favola, anche qui incombe un problema.
Nella vallata viveva una giovane pianta, dai bellissimi e lucenti aghi, dal nome Pia, che in mezzo a tanto splendore e a tanta gioia di vivere era però sempre triste e scontenta e nessuno nella vallata riusciva a capirne il perché.
Nemmeno i suoi genitori. Questi erano le due forti e solide montagne che da anni, secoli e millenni proteggevano i loro figli alberi della grande vallata Lya.
Pia, nel frattempo, da triste iniziò a diventare scontrosa con tutti, anche con i piccoli passerrotti che erano soliti cercare un posticino tra gli aghi dei suoi rami per riposarsi.
Pia non voleva stare con nessuno, tantomeno voleva perdere tempo ad ascoltare, perché era convinta che nessuno l’avrebbe MAI capita e aiutata.
E così i giorni passavano, i mesi pure e con essi gli anni, e Pia da triste diventava sempre più tesa e nervosa con tutti, soprattutto con mamma Montagna e papà Valico.
Una mattina mamma Montagna, dopo che il sole amico fù sorto, si accorse che la sua amata Pia aveva delle piccole macchioline nella punta degli aghi. La mamma disse tra sé: “Sarà stato il vento dispettoso dell’Est che avrà trasportato della terra e questa si sarà posata sui rami della mia piccola”.
Ma anche il giorno dopo la punta degli aghi presentavano le stesse piccole macchioline e così anche i giorni a seguire.
Mamma Montagna non pensava più che la causa delle macchioline fosse la terra trasportata dal vento dell’Est, anche perché in quei giorni era stata attenta e il vento non aveva mai soffiato, e poi, tutti gli alberi intorno a Pia, erano lucenti rispetto a lei.
La mamma iniziò a preoccuparsi, anche perché Pina era sempre più nervosa. La mamma non poteva dirgli MAI niente che subito scattava o gli rispondeva male. Cosa questa che faceva soffrire la mamma, ma anche Pia.
Pia soffriva perché non riusciva a dire alla mamma che stava male.
Non riusciva a dire che un pensiero da tempo la tormentava.
E sì, c’era un pensiero che era diventato il suo chiodo fisso. Al punto tale, che non si curava più di sé e della propria pulizia.
Ecco, dunque, perché era sempre sporca!
Lo era perché i suoi pensieri la assorbivano al punto tale, da non pensare più ad altro. Per questo era nervosa. Per questo a volte era intrattabile, mentre altre volte era davvero adorabile. Per questo si era chiusa in silenzi e a volte anche in bugie. Bugie che diceva alla mamma per paura di dire la verità. E la verità era che soffriva di un male cui non riusciva proprio a dare un nome.
E sì! Pia stava proprio tanto male.
Ma perché! Visto che aveva una mamma così amorevole.
Perché!
Un giorno di primavera, quando il sole iniziò ad albeggiare al mattino presto, un piccolo passerotto, che probabilmente aveva perso l’orientamento, si appoggiò sui suoi aghi ricoperti sempre di macchie. Stupito dalle macchie, il piccolo passerotto chiese a Pia: “Ciao mi chiamo Spleny avrei una domanda da farti. Ma perché rispetto a tutti gli altri alberi, tu sei la sola ad essere ricoperta di macchioline. Non è nella natura degli alberi. Forse c’è qualcosa che non và?”.
Pia sorpresa dal fatto che un passerotto si fosse seduto sui suoi rami, inizialmente gli rispose in tono antipatico intimandogli: “LASCIAMI IN PACE. CAPITO!!!”.
Ma il passerotto che era da tanto tempo che non parlava con nessuno, insistette, e nuovamente gli domandò: “Ma perché rispetto a tutti gli altri alberi, tu sei la sola ad essere ricoperta di macchioline. Non è nella natura degli alberi. Forse c’è qualcosa che non và?”.
Pia, che si stava scocciando della presenza del passerotto che faceva troppe domande, in tono arrabbiato gli disse: “Piantala di infastidirmi. Io ho tanti pensieri, quindi vedi di andartene e di non tornare più. CAPITO!”.
Ma il passerotto non voleva proprio sentire ragioni. Voleva capire il perché del comportamento così strano di quella pianta che a dirla tutta, gli era proprio simpatica. E così il passerotto insistette, e nuovamente gli domandò: “Ma perché rispetto a tutti gli altri alberi, tu sei la sola ad essere ricoperta di macchioline. Non è nella natura degli alberi. Forse c’è qualcosa che non và?”.
A quel punto Pia, non sapendo più che fare, guardò il passerotto che saltellava su e giù per i suoi rami. Lo guardò attentamente e iniziò a essergli simpatico.
Tra sé si disse: “Sarà uno scocciatore però mi è simpatico”.
Poi guardando il passerotto disse: “Bene, visto che sei tanto curioso ti dirò quale pensiero mi tormenta da tanto tempo. Vedi, io sono figlia di mamma Montagna e papà Valico ed i miei genitori hanno tanti figli ai quali dedicano tutto il loro tempo e le loro energie, ma io sono convinta di essere un impiccio per loro. Anzi, a dirla tutta, secondo me non mi volevano mica. Per questo io sono triste e arrabbiata, perché temo di non essere stata desiderata. E poi, con così tanti fratelli e sorelle, dove lo trovo io lo spazio per stare con mamma e papà!!!
Questa cosa, caro amico, mi rende davvero tanto tanto triste, ma anche arrabbiata, perché vorrei la mamma tutta quanta per ME.”
Il passerotto a questo punto gli sorrise e con tono dolce disse: “Perché pensi questo. I tuoi genitori sicuramente ti amano tantissimo come amano tutti gli altri loro figli, e questo perché una mamma e un papà possono solo amare un loro figlio.
Devi dirlo alla tua mamma che hai paura di non essere amata, altrimenti come fà ad aiutarti a risolvere il tuo problema?”.
Pia ci pensò un attimo e disse: “Tu avrai anche ragione, ma io mi vergogno tanto. Mi vergogno all’idea di dire alla mamma e al papà che mi sento trascurata. Che ho paura di non essere la figlia che loro volevano. Di essere una frana.
Come faccio poi a dirglielo………….No, non ce la farò mai, mi vergogno troppo!!!”
Detto questo il passerotto gli disse: “Con le parole che ti escono dal cuore lo puoi dire. Solo con quelle e nient’altro.”
Detto questo, tutto soddisfatto il passerotto volò via e Pia sentì sgorgare dentro di sé la voglia di parlare alla sua mamma dei pensieri che da tempo la tormentavano, ma ancora si vergognava.
Che fare, dunque???
Quello stesso giorno mamma Montagna sentì che la piccola Pia aveva qualcosa da dirgli, ma che faceva fatica a farlo. Lo sentì, perché ogni genitore sente i bisogni, le paure e le preoccupazioni di un figlio. Le sente come se fossero le sue. Proprio come se fossero le sue.
Quando Mamma Montagna vide Pina, dopo averle accarezzato gli aghi disse: “Allora amore della mamma cosa c’è che non và? A me puoi dire tutto!”
Detto questo Pia iniziò a piangere fragorosamente e con un gesto rapido si buttò tra le braccia rocciose e aperte della sua grande mamma Montagna.
La mamma a questo punto nell’accarezzargli amorevolmente gli aghi disse: “Mia cara non ti preoccupare ora passerà tutto il tuo dolore perché io sono qui vicino a te. Sarò sempre vicino a te. Ci sarò sempre per te e per tutti i tuoi fratelli e sorelle. E questo perché sono la tua Mamma. Non ti preoccupare, ora vedrai che tutto si risolverà per il meglio perché io sono sempre accanto a te. Sono sempre stata accanto a te, e sempre ci sarò”.
Pia nel sentire le parole affettuose della mamma, che aveva capito il suo tormento, si sentì molto meglio: la vergogna passò, come passa il mal di testa, la paura di non essere amata passò, come passa un mal di pancia e anche la rabbia passò, come passa quel fatidio…..quel fastidio alle mani cui……..cui…….. non sai proprio dare un nome. Però dà fastidio.
Tutte le sue paure passarono e finalmente prese il coraggio di dire alla mamma cosa la tormentava. Riuscì finalmente a dirgli che aveva avuto paura di non essere stata desiderata, e per questo amata.
La mamma stringendola forte a sé, disse: “Mia cara Pia tu sei il dono più bello che il Signore potesse darmi. Tu e i tuoi fratelli e sorelle siete la forza nella mia vita. Grazie a Voi la mia vita è ricca di gioie e soddisfazioni. E queste le ho per il fatto che VOI TUTTI CI SIETE. Dal primo all’ultimo. Senza distinzione alcuna.”
Nel sentire le parole della mamma, Pia si sentì molto più fiduciosa in sé stessa e nell’amore di questa, che ora era certa, esserci sempre stato.
Da quel giorno Pia riacquistò il sorriso e la spensieratezza di un tempo ed anche i suoi aghi tornarono ad essere lucenti come tutti quelli degli altri alberi.
Ora era felice. Non si sentiva più sola come un tempo pensava di essere. Ora, grazie alle parole scambiate con la mamma, sapeva con sicurezza che tutte le sue paure e i suoi timori non erano reali.
Da quel giorno Pia non solo tornò a risplendere di luce propria, ma tutti i passerotti che migrando passavano di lì si adagiavano sempre tra i suoi rami per ammirare gli splendidi aghi che la rivestivano. Anche il piccolo e curioso passerotto di nome Splendy.
Certo, c’erano anche tanti animali, ma le piante erano molte di più. Veramente tante di più.
Il suo nome era Lya ed aveva una forma tutta particolare. Essa era concava, come il palmo di una mano quando è rivolto verso il cielo. Questa forma particolare si era creata nell’arco dei secoli grazie alle due montagne circostanti, che come in un abbraccio, la proteggevano.
Grazie a Loro, la vallata Lya era protetta dal rigido vento freddo dell’inverno, che con il suo gelo poteva far ghiacciare le piante.
Grazie alle due montagne, nella stagione delle piogge primaverili e autunnali queste spezzavano in due i grigi nuvoloni che con la loro potenza minacciavano di allagare tutta la valle, facendo marcire di conseguenza tutte le piante e i fiori.
Le montagne evitavano anche l’eccessiva calura estiva grazie al soffiare del vento amico detto “Sciroppo”. Questi come una carezza soffiava su ogni foglia e ogni petalo di fiore evitando la secchezza data dall’afa estiva.
E sì…! La Vallata Lya era proprio un gra bel posto. Pensate che tutti gli uccelli migratori e non, quì trovavano sempre un posticino tra le foglie fresche per riposarsi dai faticosi viaggi.
Viene da chiedersi se in mezzo a tanta armonia e pace, c’è qualche cosa che non và!
Infatti!!
Come in ogni favola, anche qui incombe un problema.
Nella vallata viveva una giovane pianta, dai bellissimi e lucenti aghi, dal nome Pia, che in mezzo a tanto splendore e a tanta gioia di vivere era però sempre triste e scontenta e nessuno nella vallata riusciva a capirne il perché.
Nemmeno i suoi genitori. Questi erano le due forti e solide montagne che da anni, secoli e millenni proteggevano i loro figli alberi della grande vallata Lya.
Pia, nel frattempo, da triste iniziò a diventare scontrosa con tutti, anche con i piccoli passerrotti che erano soliti cercare un posticino tra gli aghi dei suoi rami per riposarsi.
Pia non voleva stare con nessuno, tantomeno voleva perdere tempo ad ascoltare, perché era convinta che nessuno l’avrebbe MAI capita e aiutata.
E così i giorni passavano, i mesi pure e con essi gli anni, e Pia da triste diventava sempre più tesa e nervosa con tutti, soprattutto con mamma Montagna e papà Valico.
Una mattina mamma Montagna, dopo che il sole amico fù sorto, si accorse che la sua amata Pia aveva delle piccole macchioline nella punta degli aghi. La mamma disse tra sé: “Sarà stato il vento dispettoso dell’Est che avrà trasportato della terra e questa si sarà posata sui rami della mia piccola”.
Ma anche il giorno dopo la punta degli aghi presentavano le stesse piccole macchioline e così anche i giorni a seguire.
Mamma Montagna non pensava più che la causa delle macchioline fosse la terra trasportata dal vento dell’Est, anche perché in quei giorni era stata attenta e il vento non aveva mai soffiato, e poi, tutti gli alberi intorno a Pia, erano lucenti rispetto a lei.
La mamma iniziò a preoccuparsi, anche perché Pina era sempre più nervosa. La mamma non poteva dirgli MAI niente che subito scattava o gli rispondeva male. Cosa questa che faceva soffrire la mamma, ma anche Pia.
Pia soffriva perché non riusciva a dire alla mamma che stava male.
Non riusciva a dire che un pensiero da tempo la tormentava.
E sì, c’era un pensiero che era diventato il suo chiodo fisso. Al punto tale, che non si curava più di sé e della propria pulizia.
Ecco, dunque, perché era sempre sporca!
Lo era perché i suoi pensieri la assorbivano al punto tale, da non pensare più ad altro. Per questo era nervosa. Per questo a volte era intrattabile, mentre altre volte era davvero adorabile. Per questo si era chiusa in silenzi e a volte anche in bugie. Bugie che diceva alla mamma per paura di dire la verità. E la verità era che soffriva di un male cui non riusciva proprio a dare un nome.
E sì! Pia stava proprio tanto male.
Ma perché! Visto che aveva una mamma così amorevole.
Perché!
Un giorno di primavera, quando il sole iniziò ad albeggiare al mattino presto, un piccolo passerotto, che probabilmente aveva perso l’orientamento, si appoggiò sui suoi aghi ricoperti sempre di macchie. Stupito dalle macchie, il piccolo passerotto chiese a Pia: “Ciao mi chiamo Spleny avrei una domanda da farti. Ma perché rispetto a tutti gli altri alberi, tu sei la sola ad essere ricoperta di macchioline. Non è nella natura degli alberi. Forse c’è qualcosa che non và?”.
Pia sorpresa dal fatto che un passerotto si fosse seduto sui suoi rami, inizialmente gli rispose in tono antipatico intimandogli: “LASCIAMI IN PACE. CAPITO!!!”.
Ma il passerotto che era da tanto tempo che non parlava con nessuno, insistette, e nuovamente gli domandò: “Ma perché rispetto a tutti gli altri alberi, tu sei la sola ad essere ricoperta di macchioline. Non è nella natura degli alberi. Forse c’è qualcosa che non và?”.
Pia, che si stava scocciando della presenza del passerotto che faceva troppe domande, in tono arrabbiato gli disse: “Piantala di infastidirmi. Io ho tanti pensieri, quindi vedi di andartene e di non tornare più. CAPITO!”.
Ma il passerotto non voleva proprio sentire ragioni. Voleva capire il perché del comportamento così strano di quella pianta che a dirla tutta, gli era proprio simpatica. E così il passerotto insistette, e nuovamente gli domandò: “Ma perché rispetto a tutti gli altri alberi, tu sei la sola ad essere ricoperta di macchioline. Non è nella natura degli alberi. Forse c’è qualcosa che non và?”.
A quel punto Pia, non sapendo più che fare, guardò il passerotto che saltellava su e giù per i suoi rami. Lo guardò attentamente e iniziò a essergli simpatico.
Tra sé si disse: “Sarà uno scocciatore però mi è simpatico”.
Poi guardando il passerotto disse: “Bene, visto che sei tanto curioso ti dirò quale pensiero mi tormenta da tanto tempo. Vedi, io sono figlia di mamma Montagna e papà Valico ed i miei genitori hanno tanti figli ai quali dedicano tutto il loro tempo e le loro energie, ma io sono convinta di essere un impiccio per loro. Anzi, a dirla tutta, secondo me non mi volevano mica. Per questo io sono triste e arrabbiata, perché temo di non essere stata desiderata. E poi, con così tanti fratelli e sorelle, dove lo trovo io lo spazio per stare con mamma e papà!!!
Questa cosa, caro amico, mi rende davvero tanto tanto triste, ma anche arrabbiata, perché vorrei la mamma tutta quanta per ME.”
Il passerotto a questo punto gli sorrise e con tono dolce disse: “Perché pensi questo. I tuoi genitori sicuramente ti amano tantissimo come amano tutti gli altri loro figli, e questo perché una mamma e un papà possono solo amare un loro figlio.
Devi dirlo alla tua mamma che hai paura di non essere amata, altrimenti come fà ad aiutarti a risolvere il tuo problema?”.
Pia ci pensò un attimo e disse: “Tu avrai anche ragione, ma io mi vergogno tanto. Mi vergogno all’idea di dire alla mamma e al papà che mi sento trascurata. Che ho paura di non essere la figlia che loro volevano. Di essere una frana.
Come faccio poi a dirglielo………….No, non ce la farò mai, mi vergogno troppo!!!”
Detto questo il passerotto gli disse: “Con le parole che ti escono dal cuore lo puoi dire. Solo con quelle e nient’altro.”
Detto questo, tutto soddisfatto il passerotto volò via e Pia sentì sgorgare dentro di sé la voglia di parlare alla sua mamma dei pensieri che da tempo la tormentavano, ma ancora si vergognava.
Che fare, dunque???
Quello stesso giorno mamma Montagna sentì che la piccola Pia aveva qualcosa da dirgli, ma che faceva fatica a farlo. Lo sentì, perché ogni genitore sente i bisogni, le paure e le preoccupazioni di un figlio. Le sente come se fossero le sue. Proprio come se fossero le sue.
Quando Mamma Montagna vide Pina, dopo averle accarezzato gli aghi disse: “Allora amore della mamma cosa c’è che non và? A me puoi dire tutto!”
Detto questo Pia iniziò a piangere fragorosamente e con un gesto rapido si buttò tra le braccia rocciose e aperte della sua grande mamma Montagna.
La mamma a questo punto nell’accarezzargli amorevolmente gli aghi disse: “Mia cara non ti preoccupare ora passerà tutto il tuo dolore perché io sono qui vicino a te. Sarò sempre vicino a te. Ci sarò sempre per te e per tutti i tuoi fratelli e sorelle. E questo perché sono la tua Mamma. Non ti preoccupare, ora vedrai che tutto si risolverà per il meglio perché io sono sempre accanto a te. Sono sempre stata accanto a te, e sempre ci sarò”.
Pia nel sentire le parole affettuose della mamma, che aveva capito il suo tormento, si sentì molto meglio: la vergogna passò, come passa il mal di testa, la paura di non essere amata passò, come passa un mal di pancia e anche la rabbia passò, come passa quel fatidio…..quel fastidio alle mani cui……..cui…….. non sai proprio dare un nome. Però dà fastidio.
Tutte le sue paure passarono e finalmente prese il coraggio di dire alla mamma cosa la tormentava. Riuscì finalmente a dirgli che aveva avuto paura di non essere stata desiderata, e per questo amata.
La mamma stringendola forte a sé, disse: “Mia cara Pia tu sei il dono più bello che il Signore potesse darmi. Tu e i tuoi fratelli e sorelle siete la forza nella mia vita. Grazie a Voi la mia vita è ricca di gioie e soddisfazioni. E queste le ho per il fatto che VOI TUTTI CI SIETE. Dal primo all’ultimo. Senza distinzione alcuna.”
Nel sentire le parole della mamma, Pia si sentì molto più fiduciosa in sé stessa e nell’amore di questa, che ora era certa, esserci sempre stato.
Da quel giorno Pia riacquistò il sorriso e la spensieratezza di un tempo ed anche i suoi aghi tornarono ad essere lucenti come tutti quelli degli altri alberi.
Ora era felice. Non si sentiva più sola come un tempo pensava di essere. Ora, grazie alle parole scambiate con la mamma, sapeva con sicurezza che tutte le sue paure e i suoi timori non erano reali.
Da quel giorno Pia non solo tornò a risplendere di luce propria, ma tutti i passerotti che migrando passavano di lì si adagiavano sempre tra i suoi rami per ammirare gli splendidi aghi che la rivestivano. Anche il piccolo e curioso passerotto di nome Splendy.








