Siamo ascoltati con il cuore
C’era una volta un piccolo paese tra le montagne e sulle rive del lago, proprio come questo paese, perché di laghi e monti al mondo ce ne sono tanti davvero belli come questi di Orta. S.Giulio .
In quel paese c’era una piccola scuola Elementare proprio come a Orta S.Giulio.
Una scuola elementare con il bel cortile dove poter giocare, un bell’albero che fa ombra , le finestre grandi nelle aule per poter guardare fuori l’acqua del lago, le barche che passano, l’isola e il cielo, quando si è stanchi di fare i compiti e si pensa a giocare o ritornare a casa.
Proprio come la mattina dei bambini di Orta S.Giulio, anche la mattina dei bambini di quel paese trascorreva più o meno così…….
I bambini si svegliavano al mattino presto; qualcuno di loro non voleva venire a scuola, qualcuno scappava sotto il letto per non farsi trovare, qualcun altro si nascondeva sotto le coperte, qualcun' altra era arrabbiata con la mamma perché la mamma continuava a dirle “dai è ora di svegliarsi” –
“vestiti che altrimenti facciamo tardi a scuola”, “hai messo il diario nella cartella?”
La mamma o il papà preparavano la colazione; magari il latte o il the con i biscotti oppure il pane con la marmellata o anche la spremuta , una fetta di torta, o un pò di pane con il miele.
Poi arrivava il momento di vestirsi e uscire di casa per andare a scuola accompagnati dalla mamma o dal papà o anche da tutti e due o anche dai nonni.
I bambini erano contenti di vedere i loro compagni di scuola ma pensavano anche a quello che poteva accadere a scuola, ai compiti se erano stati fatti bene, all’interrogazione al tema da fare, a come poter trascorrere in fretta la mattinata a come non essere messi da parte nei giochi in cortile, a come non essere presi in giro e a tante altre cose.
La mamma e il papà mentre li accompagnavano a scuola , conoscevano bene i pensieri dei loro bambini e per questo cercavano di aiutarli parlando sempre con loro, per dar loro fiducia e forza e coraggio per la giornata che li attendeva.
Una mamma mentre metteva la sciarpa alla sua bambina le diceva : “Non avere paura dell’interrogazione abbiamo studiato tanto insieme ieri sera e vedrai che questa mattina ti ricorderai bene i nomi di tutte le città della Lombardia e della Sicilia”
Un papà mentre faceva una carezza sulla testa del suo bambino gli diceva “Cerca di avere fiducia che oggi riuscirai a fare il tema, vedrai che ti verranno in mente tante belle idee. ”
Un papà camminando vicino al suo bambino gli diceva “Sei un bel bambino bravo e bello come gli altri, non devi arrabbiarti con te stesso perché pensi che gli altri sono piu’ bravi di te “
Una mamma prima che la figlia entrasse a scuola si fermava a darle un bacio e le diceva “Ricordati quando non capisci le parole del libro di scienze, devi chiedere aiuto alla maestra , ricordati di chiedere aiuto “
Un papà mentre portava sulle spalle il figlio gli diceva “Ricordati che sei un bambino allegro e non devi sentirti solo, io e la mamma ti pensiamo sempre poi ci vediamo alle quattro oggi pomeriggio quando vengo a prenderti ”
Ma ai bambini di quel paese succedeva una cosa particolare, molto particolare, molto particolare.
Cosa succedeva?
Succedeva che appena vedevano avvicinarsi da lontano l’edificio scolastico cominciavano dentro di loro ad arrabbiarsi con il papà e la mamma perché cominciavano a pensare.
“Il mio papà e la mia mamma mi fanno le carezze e mi danno i baci, mi dicono queste belle parole solo per non farmi arrabbiare lo fanno solo per finta ma loro poi per davvero mi lasciano qui se ne vanno e non pensano più a me
Io vorrei giocare un po’ con loro e loro non vogliono giocare con me ma vogliono solo che io studio quanto misura il perimetro del lago, quanti centimetri quadrati misura la barba del sindaco, quanto pesano le formiche di tutto il bosco .
Non vogliono che io sia contento ma solo che io studi a memoria e faccia fatica ”.
Erano così convinti di questi pensieri e così arrabbiati che poco alla volta mentre si avvicinavano all’entrata della scuola diventavano poco alla volta sordi e non ascoltavano più le parole dei loro genitori.
Quando poi salivano le scale per entrare in aula avevano già dimenticato tutte le parole dei loro genitori.
Non si erano chiuse solo le orecchie, ma anche il cuore
Poi passavano le ore della mattina e del pomeriggio a scuola e cosa succedeva ?
Succedeva che la bambina a cui la mamma aveva parlato mentre le metteva la sciarpa, era stata interrogata dalla maestra e anche se lei aveva studiato tutta la sera con la mamma i nomi delle città della Lombardia e della Sicilia, poi davanti alla maestra si era bloccata e non era riuscita a dire neanche una parola .
Succedeva che il bambino che aveva ricevuto la carezza dal papà non aveva scritto niente sul tema perché aveva pensato davvero di non avere idee belle
Succedeva che il bambino che aveva camminato vicino al papà, durante l’intervallo e i giochi nel cortile si era messo da parte e non aveva giocato con i suoi compagni perché aveva pensato di non essere bravo come loro
E così era rimasto molto molto triste
Succedeva che la bambina a cui la mamma prima di entrare a scuola aveva dato un bacio, in classe aveva letto le parole del libro di scienze senza capire niente, ma aveva detto alla maestra
“ Maestra io ho capito tutto”.
Poi però si era sentita una stupida perché non aveva capito il significato delle parole del libro di scienze.
Succedeva che il bambino che era stato portato sulle spalle dal papà invece che essere gioioso continuava a pensare che la vita era triste che era troppo difficile studiare, che non ce l’avrebbe mai fatta a imparare le lezioni , che proprio lui faceva schifo.
E così aveva passato tutta la mattina e tutto il pomeriggio a pensare a queste cose in una grande tristezza.
E si sia che la tristezza aumenta la fatica.
Cosi alla fine delle lezioni quando uscivano da scuola questi bambini erano ancora più arrabbiati di prima perché la giornata era andata proprio male.
E quando i genitori chiedevano loro cosa avevano fatto a scuola i bambini non volevano rispondere o rispondevano in modo scontroso “lasciami stare non ho voglia di parlare”.
I genitori pensavano “chissà se quello che questa mattina abbiamo detto ai nostri bambini è stato loro utile?”.
Ma siccome anche se ogni mattina i genitori parlavano con i bambini, ogni pomeriggio gli stessi bambini erano sempre arrabbiati e nervosi, allora i genitori avevano capito che i bambini non ascoltavano le loro parole del mattino.
In quel paese tutto ciò accadeva tutte le mattine all’entrata della scuola e tutti i pomeriggi alla fine delle lezioni cosicché poco alla volta quel paese era diventato un paese di bambini arrabbiati e di genitori tristi .
Con bambini arrabbiati e genitori tristi anche le maestre erano tristi perché avrebbero voluto una scuola piena di gioia per i bambini di quel paese.
Le maestre si erano davvero stancate di quella situazione e così si riunirono per trovare il modo di aiutare i bambini e i loro genitori.
Durante la riunione dissero “ I nostri bambini sono diventati sordi alle parole dei loro genitori. Pensano che i genitori vogliono solo che imparino a memoria le misure del perimetro del lago, che sappiano di quanti centimetri quadrati è larga la barba del sindaco e quanto pesano le formiche del bosco. Ma non è vero non è assolutamente così, noi vogliamo che i bambini si interessino alle cose del mondo, le scoprano e le studino con gioia per poter vivere più felici nel mondo. Noi siamo con i loro genitori per il bene dei bambini e non vogliamo farli soffrire. Dobbiamo far qualcosa per fare capire ai nostri scolari che davvero gli vogliamo bene e che siamo insieme ai loro genitori perché siano contenti”.
Le maestre volevano così bene a quei bambini che stettero chiuse nella scuola tre giorni e tre notti per pensare a come risolvere il problema e alla fine trovarono la soluzione.
Una mattina riunirono i bambini delle classi e dissero loro: “ Dobbiamo fare un grande cartellone intitolato SIAMO ASCOLTATI CON IL CUORE”.








