Risvolti psicologici - premessa
RISVOLTI PSICOLOGICI DELLA FIABA

PREMESSA
Nel lavoro in scuole elementari e materne di molti paesi della Provincia di Novara, si è visto come una semplice fiaba abbia potuto suscitare nei bambini emozioni davvero intense e commenti molto profondi (si invitano a questo proposito i lettori a dare uno sguardo ai disegni qui pubblicati con i relativi commenti dei bambini).
Questa è senz’altro una gradita sorpresa che fa riflettere.
In primo luogo fa riflettere su quanto è accaduto da circa una decina d’anni nella letteratura per l’infanzia o più in genere nelle fiabe.
Si è notato come in queste proposte sono gradualmente scomparse, oppure relegate a ruoli molto marginali, le figure dei genitori.
Per non parlare del loro operato, ridotto appunto a una presenza biografica più che altro.
Il loro posto è stato preso da personaggi iper-tecnologici o magici fino all’inverosimile, (acquistare per credere, le più di 100 figurine dei Pokemon).
Ma soprattutto l’operato dei genitori nei confronti dei figli è stato, annebbiato, stravolto, se non anche cancellato.
L’attenzione e l’entusiasmo dei bambini si è quindi spostato sui SUPERPOTERI di questi personaggi, più che sulle figure “in carne ed ossa” con i loro difetti, ma anche con i loro pregi, con le loro mancanze, ma anche con le loro qualità.
Questi superpoteri sono poi solitamente evidenziati come uniche qualità utili per uscire da situazioni difficili cariche di paure e angoscia o reagire ad aggressioni .
Però guarda caso, non vengono mai dall’interno del bambino o del personaggio in cui egli si identifica leggendo , ma soprattutto dall’esterno.
Certo tutti ricorderanno il fumetto “Nembo Kid” (Superman) con la famosa lettera S scritta in rosso sul suo costume blu. Anche lì c’erano i superpoteri.
Ma anche in quel caso la persona dell’eroe era teatro di un conflitto, spesso comparivano in lui sentimenti, oltre che poteri.
Chi leggeva poteva quasi sentire la vergogna e la timidezza dell’impiegato Clark Kent (che si trasformava poi in Superman) e sentire il dispiacere quando Superman stesso incontrava il suo punto debole (la famosa Kriptonite verde) finendo per indebolirsi e perdere tutti i suoi poteri.
Invece in questi ultimi tempi si è assistito al proliferare dei vari Ufo Robot o Cavalieri dello Zodiaco, sul versante tecnologico, e i vari Harry Potter di turno sul versante magico.
In questi personaggi come già detto, il potere di guarire, cambiare le cose, risolvere i conflitti, migliorare se stessi e i propri rapporti, viene fatto derivare da poteri esterni ricevuti non si sa bene come.
Nel caso di Harry Potter sembra siano poteri ricevuti da una fantomatica “scuola di magia”.
Curiosando in libreria si è notata poi anche la nascita recente, di collane horror per bambini.
Anche nel campo televisivo si è verificata la stessa tendenza.
Negli ultimi 20 anni nei cartoni animati la presenza attiva dei genitori dei bambini protagonisti, è quasi completamente scomparsa.
E’ rimasto solo il nonno di Heidi e i genitori sgangherati (ma efficaci) degli ironici e divertenti cartoni animati dei Simpson.
Per contro in televisione ha fatto grande successo “La Famiglia Adams” …………
Dunque come già detto le reazioni emotive dei bambini alla fiaba loro proposta, e intitolata “Alla ricerca della perla che colora la gioia”, hanno aiutato a capire quando le proposte letterarie per i bambini siano andate molto lontano dal metter in moto in loro una serie di emozioni e quel processo di identificazione immaginativa tipico di ogni buona favola.
La parola “favola” tra l’altro deriva dal latino “Fari” che significa “Parlare”
Si è così ripensato a tutta la gamma di sentimenti che suscitavano alcune storie che tutti noi conosciamo.
Grandi racconti ormai quasi scomparsi nelle nostre scuole elementari.
Fiabe e racconti in cui le relazioni e i rapporti portavano con sé qualcosa di vivo e palpitante.
Racconti nei quali il potere magico non era solo in un oggetto , ma soprattutto in qualcosa dentro alle persone, ai loro sforzi o alle loro emozioni, alle loro preghiere o alle loro speranze, ai loro ricordi o alle loro esperienze.
Si pensi per esempio al dolore sentito da un Robinson Crosue’, lontano dagli affetti naufrago in un isola con l’enorme desiderio di tornare a casa, con la grande paura di non farcela a tornare.
Quale bambino leggendo “Le avventure di Robinson Crosuè” non ha mai “sentito” la solitudine e la paura di Robinson di rimanere in un isola deserta per tutta la vita.
Pensiamo al pianto del capitano Nemo (di “Ventimila leghe sotto i mari”) davanti al ritratto di sua moglie e dei figli dopo aver speronato con il sommergibile Nautilus una innocua nave.
Pianto che prelude al cambiamento della sua personalità, infatti nel libro successivo di Giulio Verne (“L’isola Misteriosa”) il crudele e solitario Capitano Nemo diventa un anonimo benefattore di pescatori.
Pensiamo al “Cantico di Natale” di Charles Dickens, in cui si può “toccare con mano” l’ aridità e l’antipatia del vecchio Scrooge (prototipo ripreso poi nei fumetti attraverso il famoso personaggio di Zio Paperone ), camminando con lui passo passo fino a vedere la sua trasformazione in uomo buono e arrivare addirittura a comprendere la dolorosa origine della sua aridità.
Ricordiamoci anche dell’eccitazione e il senso di avventura presenti nel “Sandokan e le Tigri della Malesia” di Emilio Salgari .
Nel “Mago di Oz “ di Franck Baum c’ è addirittura la trasformazione di qualità umane da totalmente assenti o morte, in viventi.
In questo racconto, il boscaiolo di latta,e lo spaventapasseri di paglia si trasformano in un due persone intelligenti ed amorevoli.
Lo spaventapasseri di paglia diventa una persona “con il cervello” e il boscaiolo di latta una persona “con il cuore”.
E che dire delle “Avventure di Tom Sayer”, i “Viaggi di Gulliver” , ”L’Isola del tesoro” , “Il Barone di Munchausen.”









