Risvolti psicologici - introduzione

In questa fiaba l’oggetto magico è una perla.
Ma è un oggetto che di per sé non conta nulla, se non associato a un’ esperienza, fatta dentro ad un rapporto: il rapporto primario figli-genitori.
Del resto è proprio questa esperienza che rende possibile l’incontro con la conchiglia che contiene “la perla che colora la gioia” .
La conchiglia che ospita la perla non è però un anello fatato, una lampada da sfregare, una bacchetta da agitare, ma qualcosa di presente in natura fin dalla creazione del mondo.
Offerta come dono a tutte le generazioni.
E’ già pronta e preparata per schiudersi all’arrivo dei genitori e dei figli .
Per poterla trovare occorre essere guidati accompagnati da chi prima l’aveva trovata e che a sua volta, è stato accompagnato in quel luogo dai suoi genitori, che erano stati accompagnati da i loro genitori .
Chi è stato il primo ad averla vista non si sa.
La grotta delle conchiglie è il luogo di un rapporto, la stanza, la casa, l’intimità inviolabile del grembo materno, un luogo di rapporto simbiotico profondamente intenso.
Anche nella tradizione delle apparizioni Mariane, spesso la figura della Madonna appare proprio in una grotta, luogo inteso come protezione.
Sull’importanza di salvaguardare questa intimità inviolabile e la reciprocità di un rapporto figli genitori tanto è stato scritto.
Fino a poco tempo fa, c’erano pareri molto drastici e molto negativi in proposito .
Recenti ricerche hanno messo a paragone vecchi pregiudizi e nuovi risultati della ricerca scientifica.
A questo proposito dal libro “Sentimenti a Scuola” in uno scritto della Dottoressa G. Camana sotto il titolo “Un sogno da realizzare: una società che promuova lo sviluppo” (pag 127-128) si comprende che:
“Occorre però mettere in discussione alcuni stereotipi provenienti dalla ricerca scientifica già superata, che divengono oggi pregiudizi e limiti messi in atto nella pratica educativa. Essi sono.
1) L’attaccamento dei bambini verso i genitori e viceversa, inteso come necessità evolutiva per la specie, ma circoscritta alla procreazione e alle prime fasi dello sviluppo, il cui raggio di azione riguarda la sopravvivenza fisica e il cui imprinting è immodificabile soprattutto sul versante psicologico (pregiudizio di derivazione biologica).
2) La nozione di simbiosi intesa come legame limitante e l’interpretazione deterministica circa l’eredità genetica e l’influenza ambientale (pregiudizio di derivazione psichiatrica).
3) La valutazione positiva e acritica di apprendimenti e acquisizioni che il soggetto in età evolutiva può fare basandosi sulla messa in atto di comportamenti approvati dal contesto scolastico (pregiudizio di derivazione sociologica e pedagogica).
Viceversa
1)L’attaccamento dei bambini ai genitori, lungi dall’essere considerato un’attitudine destinata a stemperarsi nelle sue manifestazioni, lasciando il posto a una sicurezza fondata su altre acquisizioni, diventa lo “strumento” cui ricorrere per rinnovare la fiducia di base ogni volta che si profila una nuova opportunità di cambiamento.
2)La validità della simbiosi psicologica primaria è sempre riattivabile deve però essere riagganciata all’esperienza più primitiva del soggetto e per essere realmente promotrice di crescita, attingere direttamente al rapporto con il genitore omologo.
3)Nel processo di sviluppo, la necessità di riavvalersi della simbiosi psicologica primaria è, come la simbiosi primaria stessa, anche fisica investe gli aspetti più primitivi della sensorialità, oltre che quelli più evoluti.
Per molti bambini il semplice fatto di evocare con la parola in ambito scolastico la mamma e il papà, che essi rincontreranno alla fine della giornata, produce effetti di rassicurazione, per molti altri, anche indipendentemente dall’età cronologica la rievocazione deve avere un’intensità pari al bisogno.” (pagine 127-128) da “Sentimenti a scuola“ di E.Rovagnati, C.Greco, M.Casiraghi –Edizioni Biancospino.








