• Domanda consiglio a chi ben si corregge.

    Leonardo Da Vinci

  • Il tradimento vero è quello di seguire il mondo così com'è, ed impiegare la mente a giustificarlo.

    Jean Guehenno
  • Il legno buono non cresce negli agi. Più il vento è forte più gli alberi sono forti.

    Detto indiano
  • Chi sa ridere è padrone del mondo.

    Giacomo Leopardi
  • La libertà non è una cosa che si possa dare; la libertà uno se la prende, e ciascuno è libero quanto vuole esserlo.

    James Baldwin
  • ...per raggiungere le proprie mete, nella vita, ci vogliono fede, pratica e fortuna...
  • Non ti abbiamo fatto né di cielo né di terra, né mortale né immortale, cosicché con libera scelta e con onore, come creatore e artefice di te stesso, tu potrai modellarti nella forma che preferirai. Dal giudizio del tuo spirito ti verrà il potere di rinascere in forme più alte, che sono divine.

    Pico della Mirandola
  • Dobbiamo diventare il cambiamento che vogliamo vedere.

    Gandhi
  • L'amore è sempre rivelazione della libertà dell'Altro

    Octavio Paz

  • “La nostra meta non è mai un luogo,
    ma un nuovo modo di vedere le cose.”

    Henry Miller (1891-1980)
  • E' inutile temere cio' che non si puo' evitare

    proverbio latino
  • Non sprecare lacrime nuove per vecchi dolori. 

    Euripide
  • Se puoi sognarlo, puoi farlo.

    Walt Disney
  • La sola differenza tra un santo e un peccatore è che ogni santo ha un passato e ogni peccatore un futuro

    Oscar Wilde
  • Tutti i grandi sono stati bambini
    una volta
    (Ma pochi di essi se ne ricordano)

    Antoine de Saint-Exupéry
     
  • Dimmi e io dimenticherò.
    Fammi vedere e forse ricorderò.
    Coinvolgimi e io capirò.

    Proverbio nativo americano
  •  ...Perchè una realtà non ci fu data e non c'è; ma dobbiamo farcela noi, se vogliamo essere; e non sarà mai una per sempre, ma di continuo e infinitamente mutabile...

    Luigi Pirandello
  • Da queste parti, comunque, non
    guardiamo indietro a lungo.
    Andiamo sempre avanti, aprendo nuove porte e
    facendo cose nuove, perché siamo curiosi...
    E la curiosità ci porta verso nuovi orizzonti.

    tratto da "I Robinson, una famiglia spaziale"
  • Non è forte colui che non cade mai, ma colui che cadendo si rialza.

    Johann Wolfgang von Goethe
  • La vera scoperta non consiste nel trovare nuovi territori, ma nel vederli con nuovi occhi

    Marcel Proust
  • Quando due mondi si incontrano è un momento di festa ma se i due mondi si confondono diventa solo confusione e caos e la gioia finisce perché non si sa più chi si è. Apriti agli altri senza perdere mai la tua bellezza.
    Dr.ssa Cristina Franchino
  • Il primo effetto dell'amore è di ispirare un gran rispetto: si ha una sorta di venerazione per ciò che si ama.

    E' giustissimo: non si vede nulla nel mondo come ciò che si ama.

     

    Blaise Pascal

  • Si è felici soltanto quando i piaceri e le passioni sono soddisfatti.

    Émilie du Châtelet
  • Il Vento Soffia Dal Mare
    Dall'acqua sabbiosa respiro l'odore del mare;
    di là giunge il vento e soffia
    su tutta la terra.
    Dall'acqua sabbiosa respiro l'odore del mare;
    di là arrivano le nubi e cade la pioggia
    sul mondo

    Canto Papago
  • Speak with integrity. Say only what you mean. Avoid using the word to speak against yourself or to gossip about others. Use the power of your word in the direction of truth and love.


    Don Miguel Ruiz
  • Me l'hanno raccontato e ho dimenticato,
    l'ho visto e ho capito,
    l'ho fatto e ho imparato

    - Confucio -
  • Un uomo è rispettabile solo in quanto porta rispetto.

     

    Ralph Waldo Emerson

  • "Vedere il mondo in un granello di sabbia, ed il cielo in un fiore di campo...tenere l'infinito nel palmo della mano e l'Eternità in un'ora!"

    William Blake
  • "Bisogna educarsi e addestrarsi a salutare con gioia ogni giorno, soprattutto alle straordinarie sorprese di questo giorno. Del suo irresistibile corso. Ogni giorno può fare di noi dei portatori di gioia"
    R B Powell
  • Nemo malus felix
    Nessun malvagio è felice

    Giovenale
  • Vivi come se dovessi morire domani.
    Impara come se dovessi vivere per sempre.

    Gandhi
  • Se queste idee non vi piacciono non importa: ne ho altre

    Marshall McLuhan
  • In definitiva, la pace si riduce al rispetto dei diritti inviolabili dell'uomo - opera di giustizia è la pace - mentre la guerra nasce dalla violazione di questi diritti.

     

    Karol Jozef Wojtyla

  • Chi vive senza follia non è così saggio come crede.

  • Non si può vedere la propria immagine riflessa nelle acque di un torrente, ma solo in quelle calme. E solo chi è calmo dentro di se può dare la tranquillità a chi la cerca.

    Anonimo
  • Arrampicati sempre più in alto, la tua meta è il cielo, il tuo obiettivo la stella.

    iscrizione davanti al Williams College
  • Coloro che dicono che il mondo andrà sempre così come è andato finora…contribuiscono a far sì che l’oggetto della loro predizione si avveri
     
    Immanuel Kant
  • La felicità è dentro di noi
    Siamo felici perchè amiamo,
    non perchè siamo amati

    Madre Teresa di Calcutta
  • Le verità che contano, i grandi principi, alla fine, restano sempre due o tre. Sono quelli che ti ha insegnato tua madre da bambino.

    Enzo Biagi
  • Ieri è storia, domani è un mistero ma oggi.... l'oggi è un dono.
    Per questo lo chiamano "presente".

    tratto dal film "Kung Fu Panda"
  • Uno dei grandi segreti della felicità è moderare i desideri e amare ciò che già si possiede.

    Émilie du Châtelet
  • La nostra felicità non dipende soltanto dalle gioie attuali ma anche dalle nostre speranze e dai nostri ricordi. Il presente si arricchisce del passato e del futuro.

    Émilie du Châtelet

  • La felicità è un modo di vedere.

    Ugo Ojetti
  • L’uomo che osa sprecare anche un’ora del suo tempo non ha scoperto il valore della vita...Non è la più forte delle specie che sopravvive, né la più intelligente, ma quella più reattiva ai cambiamenti.
    Charles Darwin
  • L'anima e' eterna e quello che non fa oggi lo potra' fare domani. Il corpo passa presto e quello che non fa oggi non potra' farlo mai piu'.

    Anonimo
  • Si è più felici in solitudine che in compagnia. Non deriverà forse dal fatto che in solitudine si pensa alle cose e che in compagnia si è costretti a pensare alle persone?

    Nicolas Chamfort

Dentro la rete le strutture di sopravvivenza

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E quando dentro alla rete non hai scampo, devi cercare di sopravvivere con addosso tanta tanta paura che i pescatori possano tirarti a riva dove moriresti per mancanza d’acqua e di aria e di luce. Per mancanza di amore.

Quindi dentro al rete è gioco forza cercare di sopravvivere o adattarsi , o trovare un nuovo equilibrio in questa situazione di separatezza dal proprio ambiente naturale dalle persone che ti amano (quelle che ti facevano nuotare vicino vicino alla loro pancia)

Chiusi nella rete poi, ci si sente soli.

In quel momento la paura è così forte che si rischia di dimenticarsi i giorni belli tutta la gioia trascorsa, il divertimento la sicurezza e la spensierata felicità.

E’ la paura forte che acceca, che distorce al realtà, che fa sentire i genitori così lontani tanto da metterti nel panico.

Anche il Cristo fatto uomo pronunciò le famose parole nel momento in cui sembrava essere maggiormente stato separato dal Padre: “Padre perché mi hai abbandonato” o ancora senti l’angoscia e la paura nell’orto degli Ulivi.

Anche Gesù come uomo ebbe paura di venir sradicato dal rapporto con il Padre.

La rete separa crea paura di abbandono la quale crea panico e il panico quando è forte rende ciechi o sordi.

Gli animali feriti non riescono più a comprendere che c’è qualcuno che si vuole avvicinarli per curarli, azzannano chiunque si avvicini non distinguendone l’intenzione.

Noi uomini e “cuccioli d’uomo” ( passateci il termine ) facciamo lo stesso.

Non a caso ricercando il significato etimologico della parola “depressione” si viene progressivamente rimandati alla parola “terrere” che significa TERRORE.

Eccone i passaggi da “Avviamento all’Etimologia Italiana” Dizionario Etimologico . Ediz.Le Monnier 1976 Firenze.

Pagina 121 Depressione, dal latino depressionis nome dell’azione di deprimere.

Pagina 121 Deprimere dal latino deprimere, composto da de e premere vedere la voce premere.

Pag 328 Premere . deriva dalla radice Per cioè “battere” “schiacciare” che si conserva senza ampliamento nell’ area slava e che in latino ne ha avuti due diversi nel tema del pre. in “em” parallelo a quello di TREMERE, Vedere al voce tremare.

Pagina 438 Tremare :Latino volgare “tremare” forma durativa intensiva di “tremere” con esatte connessioni nelle aree tocaria e baltica:

Alla forma “trem” si accompagna una forma parallela “tres” attestata nelle aree indo–iranica , greca, celtica, e nella variante “ters” nel latino Terrere.

Vedi la voce TERRORE.

Dunque non sempre il bambino può riuscire ad elaborare una prolungata interferenza nel rapporto con le figure di riferimento anzi molte volte reagisce con terrore, disorientamento emotivo, dolore e inizia in lui un processo di destrutturazione della personalità.

Sotto l’effetto di questa convinzione della lontananza emotiva dal genitore, il bambino prova così tanta paura, così tanto dolore, che cerca di anestetizzarli. Diventa cioè cieco e sordo nel sentire.

Così facendo, come fanno i delfini piccoli intrappolati nella rete, non si accorge più che i suoi genitori sono lì fuori, pronti a dare aiuto, anzi hanno già fatto un buco nella rete per farlo uscire.

Anestetizzati i suoi sentimenti, la sua paura, il suo dolore, non vede più nulla, non sente più nessun richiamo, ha distorto la realtà.

Non vede più i genitori non chiede più aiuto a loro non crede forse neanche più nella loro presenza..

In questa situazione di emergenza, sopravvivere diventa vitale e così i delfini ( bambini) ci provano.

Ognuno tira fuori il suo ingegno per sopravvivere nella rete, prigioniero e cieco nel sentire e nel vedere la disponibilità dei genitori.

Ricordiamo che questa disponibilità (salvo rari casi) è sempre presente in un genitore, qualsiasi sia la sua condizione sociale o culturale, qualsiasi sia il suo grado di cultura.

A questo punto la fiaba ben descrive come i delfini cercano di ingegnarsi per sopravvivere.

Qualcuno cerca di cambiare identità, vorrebbe scordarsi di essere proprio lui, lì in quel momento, qualcun altro vorrebbe fingere che il dolore non ci sia; altri ancora spinti dalla rabbia e dall’aggressività finiscono con il farsi del male.

Qualcuno ancora ha così nostalgia dell’intimità con i genitori e dello “stare vicino alla loro pancia” che si farebbe abbracciare da chiunque pur di far passare questa paura.

C’è addirittura chi spera che i propri aggressori possano ascoltarlo (“potremo chiedere che ci mettano nei loro acquari”).

Questo è il punto certamente più drammatico dell’intera fiaba, ma che ben rappresenta la situazione emotiva di quei bambini che sono più a rischio di non reagire emotivamente ad esperienze di abuso.

A questo proposito riprendiamo qui una reale esperienza, raccontata da un giovane durante l’analisi.

Egli durante la sua prima infanzia veniva spesso mandato in colonia poiché i suoi genitori non potevano permettersi di pagare le vacanze al mare, utili per la sua salute.

Questo bambino alla fine dell’anno scolastico per diversi anni (frequentava una scuola dalle 8 del mattino alle 18 di sera) faceva qualche settimana di vacanza poi subito riparte per la colonia.

Mentre, come tutti gli altri bambini della sua età, avrebbe voluto trascorrere le vacanze vicino ai suoi genitori, per staccare un po’ dalla continua stimolazione esterna e ricaricarsi.

I periodi di soggiorno in colonia duravano anche più di un mese.

E’ ovvio che il senso di abbandono e di solitudine rappresentavano emozioni fortemente sperimentate in questo bambino ( si sa inoltre che in colonia non si possono avere contatti con i genitori di nessun genere).

Il bambino cercava di resistere a questa situazione e a queste emozioni, solo aspettando il momento di tornare a casa.

Il sonno e la notte venivano presi dal bambino come gli unici rimedi a questo senso di abbandono e solitudine.

Come se il buio , il silenzio l’assenza di rumori e di rapporti, potevano rappresentare l’unico momento di serenità sperimentabile, l’unico momento in cui questo bambino pensava di poter ritrovare se stesso.

Ma una notte questo bambino venne svegliato dal vicino di letto che era un ragazzo più grande di lui di almeno 5 anni, il quale iniziò ad allungare la mano cercando di toccargli il pene.

La paura di questo bambino fu tanta, come pure il senso di colpa, ma egli rimase fermo e paralizzato non certo perché provava piacere, ma perché aveva tanta paura che il ragazzo più grande di lui potesse fargli del male.

Da una parte la paura fu il sentimento principale per cui il bambino subiva, dall’altra invece sembrava quasi che quell’essere toccato rappresentasse comunque una specie di attenzione che egli sentiva di ricevere in risposta al suo grande senso di solitudine.

Una risposta certamente sbagliata.

Meglio sarebbe stato se le educatrici e i responsabili della colonia avessero lasciato i genitori stare di più con il bambino quando venivano a trovarlo.

O anche meglio ancora se il Comune avesse aiutato la famiglia ad andare tutta insieme in vacanza.

Comunque i toccamenti del ragazzo più grande proseguivano nel cuore della notte. Tutti dormivano, nessuno vedeva, nessuno sentiva, il bambino incamerò questa esperienza.

Al momento del suo ritorno a casa e del reincontro con i suoi genitori il bambino non disse nulla, forse non ricordava neanche, impegnato com’era a cercare di tenere dentro paura e solitudine.

Ma dopo qualche anno, una volta preadolescente egli si ritroverà a fare con un bambino gli stessi gesti che ha subito lui quella notte in colonia.

Chi è la vittima e chi il carnefice a questo punto non si capisce più.

Quello che si capisce è che il bambino, a seguito di una grande prolungata INTERFERENZA EMOTIVA nel rapporto con i propri genitori (i lunghi periodi di permanenza in colonia che seguivano i lunghi periodi di permanenza nella scuola) , aveva completamente abbandonato le sue difese.

Si era fatto toccare senza sapere, senza dire di No, senza chiedere aiuto, né reagire.

Poi si era sentito in colpa ma così in colpa che nulla aveva più detto.

Ma in lui come abbiamo visto, questa esperienza aveva lasciato una traccia profonda, tanto è vero che poi egli stesso , una volta divenuto adolescente, la ripropose su un altro bambino.

Nell’accezione comune e forse anche in quella riferita al racconto precedente si è spesso molto veloci nel giudicare negativamente l’operato dei genitori di quel bambino.

Si fa presto a giudicarli colpevoli dei problemi del figlio.

Superficialmente a tutti verrebbe da dire “perché questi genitori non si occupavano del loro figlio durante le vacanze estive?”.

Tutti potrebbero puntare l’indice contro di loro, come se fossero dei genitori incapaci o che trascurano il figlio.

In realtà non è così, la loro decisione di mandare il figlio in colonia non SMINUISCE LA LORO CAPACITA’ DI AMARE IL FIGLIO .

Fu il medico anch’esso spinto da buoni propositi a consigliare ai genitori dei soggiorni al mare per questo bambino.

Ma in tutto questo le emozioni del bambino dove sono finite.?

Poiché sono state proprio queste emozioni ad essere da una parte la causa dell’accettazione di quelle attenzioni e dall’altra sono state proprio le emozioni successivamente provate dal bambino durante l’episodio. ad essere da lui censurate e negate.

Il grande bisogno di rassicurazione emotiva e fisica da parte di questo bambino, il suo senso di abbandono è stato dapprima “sfruttato”dal ragazzo più grande, poi però al ritorno a casa censurato dal bambino stesso.

I bambini che sono più a rischio di sperimentare simili fatti quelli che si ritrovano emotivamente più esposti, quelli più “a rischio” sono dunque quelli che si convincono di non poter più contare sull’amore dei loro genitori .

Quelli che decidono e pensano non sia più possibile chiedere aiuto ai genitori stessi.

Quelli che si dimenticano di essere stati abbracciati e non chiedono rassicurazioni emotive o abbracci ai loro genitori neanche quando ne sentono il forte bisogno.

Quelli che reprimono con forza questo bisogno.

Quelli che pensano che l’interferenza subita sia più forte della capacità di amare del loro genitore verso di loro.

Tanta rabbia avrà un bambino così, quanta maggiore sarà la sua sensazione di impotenza nel chiedere aiuto.

Tanto sarà grande la rabbia di un bambino così, tanto maggiore sarà la sua convinzione che non è percorribile il canale dell’amore del genitore per lui.

Tanto sarà più grande il suo disorientamento quanto maggiore sarà la sua distorsione nella percezione dell’aiuto dei suoi genitori.

 

Dottoressa Barbara CAMILLI

Dottor Maurizio MOLTENI

 

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