Non siamo solo corpo
Di corpo se ne parla ovunque e dovunque lo si può vedere. Basta guardarsi intorno mentre si cammina nei marciapiedi della propria città per osservare foto di donne “bellissime” che nell’indossare ogni genere di biancheria intima mostrano le proprie grazie ricolme di morbidezze, mentre gli uomini appaiono scultorei ed abbronzati.
Tanto basta per correre in edicola a comprare riviste che parlano di diete, più o meno dissociate, ma sicuramente veloci: 10 kg in un mese!! Quando va bene!
I risultati però non sono così facili da raggiungere: il peso infatti tarda a calare, il morale e giù sul depresso andante e la mente sembra svuotata, tanto che “oltre a non vederci più dalla fame” ci si sente sprovvisti della concentrazione e dell’energia mentale per esprimere tutto il potenziale creativo.
Perchè si è verificato questo? Avendo messo in stato di stress tutto il nostro essere, questi ha risposto efficacemente: con poco cibo per di più carente dal punto di vista nutrizionale il corpo, abituato in un certo modo, si sente svuotato del carburante (come mettere acqua al posto della benzina in una macchina), la mente non ricevendo il giusto combustibile lavora a fatica fino ad ingolfarsi del tutto, mentre l’anima in carenza del calore irradiato dal combustibile, insieme al valore affettivo relazionale legato al cibo, sembra ovattarsi.
Il vostro corpo è molto di più che sola materia, esso è l’espressione fisica di ciò che siete e di quello che avete vissuto fino ad oggi.
A tal proposito il Dr Corman (Francia) ha sviluppato una disciplina che si chiama Morfopsicologia. Questa si preoccupa di capire la geologia del viso, non tanto la geografia: quindi, come si è costituito? Come si è evoluto nel tempo? Che cosa è avvenuto ad ogni tappa della propria maturazione?
Lo stesso vale per il corpo. Esso è il punto di incontro tra patrimonio genetico (l’innato) e l’ambiente nel quale siamo cresciuti (l’acquisito). Cogliere questo aspetto ci è di aiuto per accettare ogni parte di sé, anche quelle meno gradite (dal fianco largo, al rotolo di grasso, al naso pieno di brufoli...).
Accettare queste parti equivale a fare il primo passo per stare meglio davvero. Accettarsi stimola il cambiamento, inteso come evoluzione, maturazione. Se avete dei pensieri del tipo: “non mi piaccio”, “il mio corpo è brutto”, “ho delle gambe ridicole”, “è meglio che mi copro, sono inguardabile” confermate nella vostra mente, nel vostro corpo e nella vostra anima la scarsa stima che avete di voi. In conseguenza di ciò le sensazioni provate saranno del tipo: “faccio schifo”, “mi imbarazza moltissimo mostrarmi”, “sono una pena. All’idea di uscire con quel vestito vado in ansia”, “che tristezza essere così”, fino ai casi in cui si arriva a dire “mi odio e odio questo corpo!”.
Sicuramente accettarsi non vuol dire acquisire una buona forma fisica, nell’attimo stesso in cui lo fate. Questo no, non stò parlando di magia. Farlo però implica che state imparando a non squalificarvi più. È come smettere di remare controcorrente: non solo si fa meno fatica, ma si arriva più velocemente alla meta.
Nella rivista scientifica Focus di Marzo 2001 compare l’articolo “Abbiamo due cervelli uno in testa e uno nella pancia” , è vero!
Prima erano i luoghi comuni e i modi di dire a vedere nella pancia la sede dei sentimenti e delle emozioni, ora a confermarlo concorrono anche le numerose ricerche. Dei ricercatori si sono presi la briga di contare le fibre nervose nell’intestino, il risultato è stato che nella pancia c’è un secondo cervello, quasi una copia di quello che abbiamo in testa. “Come il cervello della testa anche quello addominale produce sostanze psicoattive che influenzano gli stati d’animo, come la serotonina, la dopamina, ma anche oppiacei antidolorifici e persino benzodiazepine, sostanze calmanti come il valium.” Il “cervello addominale” quindi, così è stato definito, concorre attivamente a fissare i ricordi legate alle emozioni, inoltre è di aiuto quando si devono prendere delle decisioni.
Si parla di due cervelli dunque, uno nella pancia e uno nella testa. Michael Schemann, docente di fisiologia di Hannover, dice che “tutto nella scatola cranica non ci stava”. Pare che subito dopo la fecondazione dello zigote, nell’embrione una parte delle cellule nervose viene inglobata nella testa, l’altra va nell’addome: i collegamenti fra i due sono tenuti dal midollo spinale e dal nervo vago. Al “cervello addominale” sono affidate tutte quelle decisioni che sono inconsapevoli. A conferma di ciò si può osservare il comportamento di un neonato: egli appena dopo la nascita è mosso quasi esclusivamente dal bisogno di mangiare, bere, digerire, evacuare e dormire, funzioni queste che vengono sollecitate dal cervello addominale in maniera “inconsapevole”.
Al fine di fare chiarezza riporto parti dello studio di Schemann. “Se il cervello della testa percepisce tensione e paura, chiama a raccolta le cellule dell’intestino che producono sostanze irritanti come l’istamina. Questa proteina a sua volta attiva le cellule nervose del tubo digerente che fanno contrarre le cellule muscolari: ecco spiegati crampi e diarrea. Il segnale di allarme va poi al cervello della testa che lo ritrasmette verso il basso e così. Se l’ansia non cala, il cerchio si chiude e i sintomi si cronicizzano. Gli stress del passato restano impressi anche nella pancia. Il cervello addominale sarebbe addirittura dotato di memoria che per fissare i ricordi usa le stesse molecole del cervello della testa” (A.Beltramini). In questo modo le tensioni emotive, intese anche come vissuti ostili verso se stessi, si fissano nella memoria del cervello e dell’addome, rendendo l’asse cervello - addome sensibile per tutta la vita. Chi pensa di essere “un caso disperato, che non cambierà mai” ed è fermamente convinto in quello che dice, non cambierà mai per davvero. Non ci sarà dieta che tenga. I chili si riprenderanno tutti, con l’aggiunta di qualcuno in più, giusto per ribadire la squalifica.
05 agosto 2007








