La forza di volontà
Giuliano Kremmerz scrive:
“La volontà non è l’idea fissa di una cosa da realizzare. Non è uno sforzo permanente. Fuori da ogni influenza di ambiente, di superstizione o di passione, il potere volitivo si manifesta spontaneamente senza sforzo, col solo atto immaginativo. Tale successo non è il risultato di uno sforzo, ma di uno stato di essere indipendente e interiore, che non conosce ostacoli”.
Il proprio e personale modo di essere è la via maestra dove la forza di volontà si innesta.
Le persone sempre più smarrite e decentrate da se stesse non sanno più cos’è la forza di volontà.
Un sondaggio rileva che gli italiani credono molto di più al caso ed alla buona sorte che alla forza di volontà. In tantissimi si affidano a lotteria e giochi d’azzardo, convinti che la fortuna sia la panacea di tutti i mali, capace di alleviare pene e dispiaceri.
Nel 1999 gli italiani hanno speso 40 mila miliardi per tentare la fortuna attraverso i vari giochi legalizzati. Ne consegue che l’80% della popolazione scommette.
In molti hanno sviluppato delle vere e proprie dipendenze tanto da farne una malattia, al pari dell’alcolismo, del fumo, della droga.
Gli stessi sondaggi hanno rilevato che più di 700 mila giocatori sviluppano un rapporto morboso e patologico con il gioco, tanto da necessitare di una disintossicazione “comportamentale”.
E per i giovani il rischio è alto!!
Il rischio di perseguire e idealizzare i modelli del “non fare niente” tanto è il destino che decide.
Troppo comodo oltre che irreale!
È dovere degli adulti e di tutte le figure educative di riferimento aiutare i giovani fin dalla più tenera età ad apprezzare e gioire dei risultati raggiunti con i propri sforzi fisici, mentali ed emotivi.
Può sembrare una banalità ma è molto indicativo: già per la primissima infanzia si vanno diffondendo giochi dove i piccoli sono sempre più passivi. Pensate alle moto o alle macchine da bambini elettriche: l’unico sforzo che devono fare è girare la manopola dell’acceleratore e guardare la strada! Piccoli cloni di futuri autisti indisciplinati…
Oltre ad essere potenzialmente pericoloso, questo gioco rappresenta l’inerzia in persona. I bambini che ne diventano dipendenti spesso rifiutano triciclo, bici con le rotelle e monopattino, perché più faticosi.
Privati dell’esperienza della fatica non vivono e non sentono il piacere nel fare le cose con fatica.
Questi bambini non sentono la fatica e lo sforzo del corpo, non respirano con affanno la soddisfazione e il piacere personale di esserci riusciti, non provano l’esaltazione e il brivido di essere riusciti con il proprio corpo a raggiungere l’obiettivo. Insomma non si vivono come i protagonisti indiscussi, in quanto il protagonista è il mezzo di “locomozione elettrico”!
Troppe volte e troppo spesso si dice ai bambini “non correre”, “non sudare”, “non sporcarti”. Troppe volte.
Provate a vedere un bambino che sfreccia con la sua bicicletta e provate a immedesimarvi in quello che sente lui! Se non avete modo di osservare bambini pensate a voi stessi, a quando da piccoli osavate quello che per voi allora era “l’impossibile”.
Come si stava?
Cosa si provava?
La bicicletta è un esempio per dire che ci si stà abituando a non fare fatica, ad aspettarsi che tutto cala dall’alto, che il caso agisca per noi.
Per fortuna non è così!
Le cose quando accadono così anche per caso, hanno sempre un senso e rientrano sempre in una cornice di riferimento o progetto di vita. Quando vogliamo una cosa e questa “come per magia” accade significa che la nostra forza di volontà è un tutt’uno in armonia con il mondo naturale che ci circonda.
27 marzo 2008








