La comunicazione nel mondo vegetale
Gli amanti delle piante lo sanno bene: anche i vegetali comunicano.
Qualunque pianta, a modo suo si esprime con il mondo a lei esterno.
Direttori di importanti orti botanici, docenti in fisiologia delle specie arboree, scienziati e ricercatori universitari, in particolare del Dipartimento di Ortofrutticoltura dell’Università di Firenze e di Bonn (Germania) si sono cimentati nella ricerca dei meccanismi che dimostrano, quanto gli amanti della natura in cuor loro sentono: le piante interagiscono.
Dimostrazione che affina di significato lo stesso detto popolare: “…sei un vegetale”.
Le piante non solo comunicano tra di loro, ma si muovono. Basta osservarle per notarlo: sanno orientare le foglie là dove avvertono la luce, tendono ad allontanarsi dal troppo calore oppure si ritraggono, chiudendosi a riccio come fa la Mimosa. Del movimento rotatorio verso il sole, la pianta del Girasole ne è la dimostrazione lampante.
Le piante poi sanno comunicare con alcuni insetti, come le api. Questo avviene non certo con le parole, ma con i sensi. Alcuni fiori per garantire la continuità della specie lanciano dei segnali di richiamo attraverso il loro profumo, e questo per attirare le api affinché il processo di impollinazione abbia luogo. Altri fiori e piante per difendersi dagli attacchi degli afidi emettono sostanze zuccherine allo scopo di richiamare l’attenzione delle formiche che se li mangeranno.
Queste sostanze prodotte a scopo difensivo sono usate anche dalla medicina a scopo terapeutico e preventivo.
Il primo laboratorio di neurobiologia vegetale guidato dal professor Stefano Mancuso, ha dimostrato che le piante non sono certo dotate di cellule nervose, però hanno un’attività similneuronale, concentrata soprattutto nell’apice radicale delle radici, più precisamente nella zona detta di “transizione”. A questo livello sono presenti neurotrasmettitori come: come glutammato, glicina, sinaptogmina, dopamina, aspartato, acetilcolina, gaba che consentono appunto la comunicazione con le altre piante.
Pare che i passaggi elettrici che si hanno tra cellule vegetali sono le stesse che avvengono nell’uomo. Dal punto di vista chimico dunque, è poca la distanza che separa l’uomo dai vegetali.
Questo vuol dire che l’essere umano ha un potenziale comunicativo ed espressivo di vasta portata, e questo se solo si lasciasse guidare dal suo innato sentire: l’intuito.
Durante gli anni sessanta si suggerì di parlare alle piante, per aiutale a crescere e a stare bene.
La ricerca di Mancuso evidenzia che ciò non serve: “…non amano essere toccate, accarezzarle è inutile, anzi il più delle volte è dannoso e rischia di bloccarne lo sviluppo”.
Paolo Perone, architetto paesaggista riferisce: “tra loro e noi ci sono delle intuizioni più che delle conversazioni: una pianta felice lo comunica mostrando un aspetto rigoglioso; una pianta che soffre, magari perché ha bisogno d’acqua, ce lo fa capire con le sue foglie gialle o raggrinzite. Solo l’uomo sensibile, il classico pollice verde capisce che un albero ha bisogno di calcio, di fresco, di caldo, di concime o di chissà che altro.”
L’intuito è considerato come una forma di "pre-comprensione" cioè di conoscenza immediata della realtà.
Questa capacità fa parte dell’essere umano, che nell’arco dei secoli si è adattato magistralmente agli eventi della vita.
Succede però che oggigiorno questa capacità viene sempre più ridotta, sminuita e assoggettato ad un omologazione di massa.
Gli studi di Mancuso dimostrano quanto diceva Charles Darwin, ossia che le piante sono dotate di una intelligenza evolutiva: esse memorizzano, percepiscono, calcolano come superare l’ostacolo. Dote questa che ha permesso alle piante di vivere e di adattarsi ad ogni ambiente e clima nell’arco dei secoli, dei millenni, delle ere.
Le piante sono dotate di un dispositivo cellulare che gli permette di avvertire tutto ciò che accade intorno a loro, e questo con largo anticipo visto e considerato che a differenza degli animali non ha alcuna possibilità di fuga. Questo dispositivo cellulare permette di monitorare costantemente 20 parametri fisici e chimici, come l’acqua, la temperatura, la gravità o il campo magnetico. A seconda di come questi parametri cambiano decide come e cosa fare. Provate dunque ad osservare le piante, al variare delle condizioni atmosferiche e climatiche.
Carl Rogers, osservando i fenomeni della natura ha elaborato la teoria della tendenza attualizzante: teoria secondo la quale l’uomo, alle condizioni emotive giuste, riesce sempre ad attualizzare il suo se stesso nel mondo.
La sensibilità delle piante
Negli anni 60-70 furono condotti degli importanti esperimenti per studiare la vita delle piante. Al di là dell’aspetto puramente meccanico gli studiosi cercarono di valutare e verificare se le piante hanno un mondo emotivo: i risultati hanno portato alla pubblicazione di diversi libri come "The secret Life of plants", di Peter Tomkins e Cristopher Bird (Harper & Row 1973) dove tutte queste scoperte e dimostrazioni sono documentate in maniera analitica. Secondo gli studiosi le piante sono molto sensibili alla musica ed infastidite dal rumore; esse crescono meglio e più robuste, se sottoposte a una certa musica, mentre "soffrono" con il rumore o con musiche non dolci.
Sempre in questo periodo, sull’onda di questi studi altri ricercatori si cimentarono a studiare l’effetto delle piante alle stimolazioni sonore, il risultato fu che la musica e/o il rumore influenzano rispettivamente, positivamente e negativamente tutte le piante.
Questi studi partono dal presupposto fondamentale che le piante reagiscono allo spettro Elettromagnetico qualunque esso sia, quindi oltre alla luce solare visibile, esercita la sua influenza anche il suono, i rumori….questi studi sono stati pubblicati in un articolo di Andy Coghlan su New Scientist (28 Mag.1999, p. 10). L'articolo descrive in modo unico l'impatto del suono sulla crescita delle piante, smitizzando quella che veniva considerata fino ad allora come scienza esoterica o misteriosa.
Per suoni non si intendono unicamente quelli creati dall’uomo, quanto i suoni prodotti dalla natura, come ad esempio il canto degli uccelli. Pare che questi ha un notevole effetto sulla salute, sulla velocità di crescita e di dimensioni della pianta.
Il fisico francese e musicista Joel Sternheimer sull’onda di questi studi scoprì (per poi brevettare) le sequenze sonore che facilitano la crescita delle piante.
Come e perché avviene questo?
La sequenza non è casuale. Ogni nota musicale scelta deve corrispondere a uno specifico aminoacido di una proteina entrando in piena sintonia con quella corrispondente proteina Questo comporta che i suoni, prodotti in una certa sequenza producono una melodia unica per quella pianta, armonizzandosi con la sua struttura interna; ciascun tipo di pianta infatti e' caratterizzata da una diversa sequenza di note che ne stimola la crescita.
Se la pianta percepisce una musica appropriata, questa viene stimolata a incrementare la produzione di quelle proteine e questo perché risuonano a quella specifica frequenza. La stessa cosa avviene anche al contrario: determinate frequenze inibiscono la produzione di proteine limitando la crescita di quella pianta. Questa idea è particolarmente interessante perché può comportare l'eventuale obsolescenza di fertilizzanti usati per stimolare la crescita o inibizione delle piante.
In alcuni esperimenti condotti da Sternheimer, i pomodori esposti alle sue melodie sono cresciuti di due volte e mezzo più grande di quelli trattati senza le sue melodie. Alcune piante da frutta, sempre trattate con le sue melodie, hanno prodotto frutti più dolci oltre ad essere notevolmente più grandi.
Scriveva Herman Hesse “Dedicarsi alle piante e all’orto regala all’animo una liberazione e una quiete pari alla meditazione. Intuizione questa che è alla base dell’ortoterapia e dell’incremento delle piante e delle aree verdi negli ospedali.
Bibliografia
"Plant, Signaling & Behiavior" (Piante, Comunicazione & Comportamento) studio pubblicato dai ricercatori italiani su di una loro rivista.
"The secret Life of plants" (La vita segreta delle piante) di Peter Tompkins & Christopher Bird. Questo testo include informazioni su come si trovano gli impianti di rilevamento e di impianti ecologici come sentinelle, descrivendone la capacità di adattarsi ai desideri umani, la risposta alla musica, i loro poteri curativi e la loro capacità di comunicare con l'uomo.
“Lo Spirito questo sconosciuto" e' il titolo del libro di J.E.Charon
Barbara Camilli
Qualunque pianta, a modo suo si esprime con il mondo a lei esterno.
Direttori di importanti orti botanici, docenti in fisiologia delle specie arboree, scienziati e ricercatori universitari, in particolare del Dipartimento di Ortofrutticoltura dell’Università di Firenze e di Bonn (Germania) si sono cimentati nella ricerca dei meccanismi che dimostrano, quanto gli amanti della natura in cuor loro sentono: le piante interagiscono.
Dimostrazione che affina di significato lo stesso detto popolare: “…sei un vegetale”.
Le piante non solo comunicano tra di loro, ma si muovono. Basta osservarle per notarlo: sanno orientare le foglie là dove avvertono la luce, tendono ad allontanarsi dal troppo calore oppure si ritraggono, chiudendosi a riccio come fa la Mimosa. Del movimento rotatorio verso il sole, la pianta del Girasole ne è la dimostrazione lampante.
Le piante poi sanno comunicare con alcuni insetti, come le api. Questo avviene non certo con le parole, ma con i sensi. Alcuni fiori per garantire la continuità della specie lanciano dei segnali di richiamo attraverso il loro profumo, e questo per attirare le api affinché il processo di impollinazione abbia luogo. Altri fiori e piante per difendersi dagli attacchi degli afidi emettono sostanze zuccherine allo scopo di richiamare l’attenzione delle formiche che se li mangeranno.
Queste sostanze prodotte a scopo difensivo sono usate anche dalla medicina a scopo terapeutico e preventivo.
Il primo laboratorio di neurobiologia vegetale guidato dal professor Stefano Mancuso, ha dimostrato che le piante non sono certo dotate di cellule nervose, però hanno un’attività similneuronale, concentrata soprattutto nell’apice radicale delle radici, più precisamente nella zona detta di “transizione”. A questo livello sono presenti neurotrasmettitori come: come glutammato, glicina, sinaptogmina, dopamina, aspartato, acetilcolina, gaba che consentono appunto la comunicazione con le altre piante.
Pare che i passaggi elettrici che si hanno tra cellule vegetali sono le stesse che avvengono nell’uomo. Dal punto di vista chimico dunque, è poca la distanza che separa l’uomo dai vegetali.
Questo vuol dire che l’essere umano ha un potenziale comunicativo ed espressivo di vasta portata, e questo se solo si lasciasse guidare dal suo innato sentire: l’intuito.
Durante gli anni sessanta si suggerì di parlare alle piante, per aiutale a crescere e a stare bene.
La ricerca di Mancuso evidenzia che ciò non serve: “…non amano essere toccate, accarezzarle è inutile, anzi il più delle volte è dannoso e rischia di bloccarne lo sviluppo”.
Paolo Perone, architetto paesaggista riferisce: “tra loro e noi ci sono delle intuizioni più che delle conversazioni: una pianta felice lo comunica mostrando un aspetto rigoglioso; una pianta che soffre, magari perché ha bisogno d’acqua, ce lo fa capire con le sue foglie gialle o raggrinzite. Solo l’uomo sensibile, il classico pollice verde capisce che un albero ha bisogno di calcio, di fresco, di caldo, di concime o di chissà che altro.”
L’intuito è considerato come una forma di "pre-comprensione" cioè di conoscenza immediata della realtà.
Questa capacità fa parte dell’essere umano, che nell’arco dei secoli si è adattato magistralmente agli eventi della vita.
Succede però che oggigiorno questa capacità viene sempre più ridotta, sminuita e assoggettato ad un omologazione di massa.
Gli studi di Mancuso dimostrano quanto diceva Charles Darwin, ossia che le piante sono dotate di una intelligenza evolutiva: esse memorizzano, percepiscono, calcolano come superare l’ostacolo. Dote questa che ha permesso alle piante di vivere e di adattarsi ad ogni ambiente e clima nell’arco dei secoli, dei millenni, delle ere.
Le piante sono dotate di un dispositivo cellulare che gli permette di avvertire tutto ciò che accade intorno a loro, e questo con largo anticipo visto e considerato che a differenza degli animali non ha alcuna possibilità di fuga. Questo dispositivo cellulare permette di monitorare costantemente 20 parametri fisici e chimici, come l’acqua, la temperatura, la gravità o il campo magnetico. A seconda di come questi parametri cambiano decide come e cosa fare. Provate dunque ad osservare le piante, al variare delle condizioni atmosferiche e climatiche.
Carl Rogers, osservando i fenomeni della natura ha elaborato la teoria della tendenza attualizzante: teoria secondo la quale l’uomo, alle condizioni emotive giuste, riesce sempre ad attualizzare il suo se stesso nel mondo.
La sensibilità delle piante
Negli anni 60-70 furono condotti degli importanti esperimenti per studiare la vita delle piante. Al di là dell’aspetto puramente meccanico gli studiosi cercarono di valutare e verificare se le piante hanno un mondo emotivo: i risultati hanno portato alla pubblicazione di diversi libri come "The secret Life of plants", di Peter Tomkins e Cristopher Bird (Harper & Row 1973) dove tutte queste scoperte e dimostrazioni sono documentate in maniera analitica. Secondo gli studiosi le piante sono molto sensibili alla musica ed infastidite dal rumore; esse crescono meglio e più robuste, se sottoposte a una certa musica, mentre "soffrono" con il rumore o con musiche non dolci.
Sempre in questo periodo, sull’onda di questi studi altri ricercatori si cimentarono a studiare l’effetto delle piante alle stimolazioni sonore, il risultato fu che la musica e/o il rumore influenzano rispettivamente, positivamente e negativamente tutte le piante.
Questi studi partono dal presupposto fondamentale che le piante reagiscono allo spettro Elettromagnetico qualunque esso sia, quindi oltre alla luce solare visibile, esercita la sua influenza anche il suono, i rumori….questi studi sono stati pubblicati in un articolo di Andy Coghlan su New Scientist (28 Mag.1999, p. 10). L'articolo descrive in modo unico l'impatto del suono sulla crescita delle piante, smitizzando quella che veniva considerata fino ad allora come scienza esoterica o misteriosa.
Per suoni non si intendono unicamente quelli creati dall’uomo, quanto i suoni prodotti dalla natura, come ad esempio il canto degli uccelli. Pare che questi ha un notevole effetto sulla salute, sulla velocità di crescita e di dimensioni della pianta.
Il fisico francese e musicista Joel Sternheimer sull’onda di questi studi scoprì (per poi brevettare) le sequenze sonore che facilitano la crescita delle piante.
Come e perché avviene questo?
La sequenza non è casuale. Ogni nota musicale scelta deve corrispondere a uno specifico aminoacido di una proteina entrando in piena sintonia con quella corrispondente proteina Questo comporta che i suoni, prodotti in una certa sequenza producono una melodia unica per quella pianta, armonizzandosi con la sua struttura interna; ciascun tipo di pianta infatti e' caratterizzata da una diversa sequenza di note che ne stimola la crescita.
Se la pianta percepisce una musica appropriata, questa viene stimolata a incrementare la produzione di quelle proteine e questo perché risuonano a quella specifica frequenza. La stessa cosa avviene anche al contrario: determinate frequenze inibiscono la produzione di proteine limitando la crescita di quella pianta. Questa idea è particolarmente interessante perché può comportare l'eventuale obsolescenza di fertilizzanti usati per stimolare la crescita o inibizione delle piante.
In alcuni esperimenti condotti da Sternheimer, i pomodori esposti alle sue melodie sono cresciuti di due volte e mezzo più grande di quelli trattati senza le sue melodie. Alcune piante da frutta, sempre trattate con le sue melodie, hanno prodotto frutti più dolci oltre ad essere notevolmente più grandi.
Scriveva Herman Hesse “Dedicarsi alle piante e all’orto regala all’animo una liberazione e una quiete pari alla meditazione. Intuizione questa che è alla base dell’ortoterapia e dell’incremento delle piante e delle aree verdi negli ospedali.
Bibliografia
"Plant, Signaling & Behiavior" (Piante, Comunicazione & Comportamento) studio pubblicato dai ricercatori italiani su di una loro rivista.
"The secret Life of plants" (La vita segreta delle piante) di Peter Tompkins & Christopher Bird. Questo testo include informazioni su come si trovano gli impianti di rilevamento e di impianti ecologici come sentinelle, descrivendone la capacità di adattarsi ai desideri umani, la risposta alla musica, i loro poteri curativi e la loro capacità di comunicare con l'uomo.
“Lo Spirito questo sconosciuto" e' il titolo del libro di J.E.Charon
Barbara Camilli








