Siamo capaci di sentirci? E di ascoltare l'altro?
La storia di ognuno di noi è contrassegnata da tante vite che ci affiancano e ci accompagnano nel nostro cammino. Un cammino fatto di tanti ostacoli e tante vie che si intrecciano, a volte anche vorticosamente, man mano che si procede.
Nel nostro incedere per il mondo viviamo situazioni di ogni tipo: a casa, al lavoro, a scuola, con gli amici, con i parenti, nel tempo libero. Qui si respirano ogni genere di emozioni. La nostra pelle vi assorbe una infinità di stati d’animo che, uno dopo l’altro, giorno dopo giorno, possono diventare una seconda, terza, quarta pelle. Ma questa seconda terza o quarta pelle altro non è che un rivestimento alla prima, la nostra vera pelle!
Dalla gioia alla tristezza, dalla noia alla rabbia, dall’entusiasmo alla fatica, dalla frustrazione all’impotenza..….
Tali e tantissimi altri sentimenti per l’intensità e profondità con cui vengono vissuti, ora dopo ora, giorno dopo giorno sono fonte di cambiamento.
Una persona che respira in un ambiente imbrattato di tristezza, malinconia, angoscia finirà per trasudare essa stessa simili sentimenti. Lo sguardo, la postura e l’eloquio esprimeranno questi sentimenti nelle piegature del volto, nell’andatura lenta e incerta, nel colore opaco della sua pelle, negli occhi assenti che sembrano non riflettere l’immagine dell’altro e nel timbro della voce, roca, stridente o flebile. Una persona così è letteralmente trasformata e allontanata dalla sua vera indole. Alla nascita infatti non era certo così! Basta guardarne le foto. L’espressione degli occhi, ad esempio, dice molto di com’era una persona da piccola. Spesso sono occhi spalancati, aperti al tutto. Sono occhi assetati di sapere che vogliono gustare il mondo in ogni modo e forma.
Sempre che il mondo gli venga offerto!
Chi vive in un ambiente dove la rabbia è il primo sentimento che si respira al mattino e l’ultimo che si respira prima di coricarsi la sera non potrà che fare suo un simile stato d’animo, allontanando sempre di più molti altri sentimenti. Quelli non contemplati dalla rabbia innanzitutto, come la calma, la pace interiore, la comprensione.
Ecco che, il clima emotivo respirato in famiglia fin da bambini, diventa la linfa che nutre la nostra mente, il nostro cuore e il nostro corpo. Alimentati a sazietà, avremo sufficienti energie mentali, affettive e corporee per orientarci nel mondo, intraprendendo una via piuttosto che un'altra, seguendo alcuni sentieri più volentieri rispetto ad altri.
Chi al contrario non viene nutrito a sufficienza dalla figura genitoriale, chi non ha la pancia piena di coccole, amore, tenerezze e contatto fisico finirà per peregrinare alla ricerca di qualcosa o qualcuno/a che lo faccia stare bene. Che soddisfi i suoi bisogni. In pratica, che gli dia la sensazione di vivere, dando un valore alla sua esistenza!
Le emozioni vissute e condivise da bambino nell’ambiente affettivo di riferimento, determinano la seconda pelle. L’ambiente scolastico, di lavoro, le amicizie e il tempo libero andranno ad incidere su questa seconda pelle generando una terza o quarta pelle, a seconda.
Gli stati d’animo che incontriamo quindi, non ci sono mai indifferenti. Mai!
A volte, in piena coscienza, si pensa che sia così. Che tutto e tutti ci scivolano addosso, come fossimo un impermeabile. In realtà non è così. Noi non siamo un impermeabili altrimenti saremmo morti dentro. Al contrario, in quanto esseri viventi, assorbiamo tutto ciò che ci ruota attorno. Tutto risuona in noi. Alcune note poi, più di altre.
Sicuramente in molte circostanze possiamo e decidiamo di non voler sentire, come cita il famoso detto delle tre scimmie: “non vedo, non sento e non parlo”. Lo facciamo perché avvertiamo che questa è la cosa più giusta per noi in quel momento. E va bene.
Il problema infatti non sorge in quel frangente, tutt’altro. In alcuni momenti staccare l’interruttore dell’ascolto, della vista e della parola è una efficace strategia per tirarsi fuori da situazioni in cui non vogliamo stare o per evitare di respirare sentimenti per noi non gestibili, in quel momento lì.
Quando diventa un problema? Quando il “non sentire” si trasforma nell’unico modo possibile di porsi in relazione agli altri. Un modo di essere che non contempla più né l’ascolto di sé, né l’ascolto empatico dell’altro.
Quando i nostri occhi, che sembrano guardare e ascoltare l’altro, in verità oltrepassano il suo sguardo.
Ne consegue che, la seconda, terza o quarta pelle, non è più una pelle, bensì una crosta difensiva spessa e bitorzoluta. Una crosta che ha un significato emotivo profondo: rappresenta un involucro che protegge e nasconde dal dolore lacerante della propria storia. Spesso, si tratta di una storia contrassegnata dal non ascolto e dalla non accettazione di sé come persona.
In questi casi ecco apparire gli occhi di chi non sa più guardare, ascoltare e sentire per quello che l’altro è veramente. Gli occhi che non riflettono più, ma al contrario, oltrepassano lo sguardo. Questi sono gli occhi di chi si é perso. Di chi è smarrito dentro ad un corpo e una mente che non sa più come accedere al sentimento.
Come fare a ricontattarsi?
Non è certo facile, né tanto meno immediato. Anche se molti hanno la presunzione di pensarlo!
In genere le soluzioni cercate per sentirsi meglio allontanano l’emotivo anziché avvicinarlo. Stordirsi di musica-televisione-videogame, bere, fumare, alimentarsi oltre la sazietà, parlare ovunque cercando il surrogato dell’ascolto, consumare step, cyclette o altri attrezzi ginnici in palestra e non, massacrarsi di lavoro, cercare il mercato del sesso o “sniffare di ogni”, scarica sì la tensione accumulata ponendoci in uno stato di inibizione, ma il problema, oramai stratificato, rimane.
È fondamentale la piena consapevolezza di essersi smarriti. Di non saper ascoltare più empaticamente l’altro (ossia sentire ciò che prova l’altro in una determinata situazione), né se stessi.
Come fare allora per uscirne e ritrovarsi?
Attraverso un percorso emotivo guidato è possibile recuperare la strada, ormai interrotta, tra la mente, il cuore e il corpo. La comunicazione tra queste parti di noi permette di vivere in perfetta armonia. Di essere un tutt’uno con il mondo sociale.
Non solo. Cercare nello sguardo di chi ci ama la propria immagine riflessa può aiutarci e sostenerci per non perdersi ulteriormente.
Delimitare i propri confini psichici, affettivi e fisici aiuta a stabilizzare e consolidare l’idea reale di sé.
In tutto ciò poi, molto può fare l’abbraccio con il genitore omologo (dello stesso sesso). Per abbraccio non intendo la pacca sulla spalla o la toccata e fuga che permette solo di sentire l’odore del contatto fisico. Bensì la vicinanza di due corpi che, stretti l’uno all’altra, avvertono la reciproca diversità vibrano all’unisono.
Se si vuole stare bene veramente e riaccarezzare la nostra prima e seconda pelle è necessario quindi liberarsi da quanto, nel proteggerci, ci ha allontanato da essa.
Farlo costa sicuramente molta fatica.
Ottenerlo, però, ripaga di tutto.








