L'arte di misurare la percezione
INTRODUZIONE
Un’azienda è la risultante delle idee degli uomini e delle donne che la compongono e che la connotano quale essa si presenta
Negli ultimi anni si sente più parlare di qualità: qualità del prodotto, qualità del servizio, la carta dei servizi, il patto con il cliente, gli impegni verso l’ambiente, ecc. ecc.
In mercati maturi e consolidati la “carta della qualità” sembra essere davvero uno strumento vincente, in grado di fare la differenza per il successo aziendale.
Così nelle aziende italiane, chiamate negli ultimi anni anche a drastici e dolorosi piani di ristrutturazione, si guarda sempre più alla riduzione degli sprechi, all’ottimizzazione del processo produttivo, alla formazione continuativa del personale.
Il mercato si è pertanto arricchito e saturato anche di strutture che possono supportare ed aiutare gli imprenditori nell’analisi e nella ristrutturazione della loro azienda.
Quindi ci si certifica ISO 9001, ISO 9002, ISO Ambiente, ISO TS, si affrontano master formativi per manager, per dirigenti, per gli operai…
Ma quante volte al rientro da un corso di formazione resta la sensazione di aver perso solo tempo? O dopo un audit per la qualità, quante volte ci capita di sentir dire: “bello ma è tutta teoria. Poi bisogna lavorare, e allora…la musica cambia”.
Oggi gli imprenditori possono misurare i loro risultati con strumenti molto sofisticati: businnes intelligence, analisi di bilancio, analisi dei mercati di riferimento…Le banche ci danno il rating, Basilea 2 è intransigente!!
Ma resta sempre la domanda: conosciamo davvero la nostra azienda?
Sappiamo davvero cosa pensano i nostri collaboratori dell’azienda per cui lavorano? E lo sappiamo perché ne abbiamo parlato oppure perché ci siamo dotati di strumenti in grado di misurare la percezione che ogni dipendente ha nei confronti di quello che fa?
Crediamo infatti che la sfida della qualità e del successo possa essere aiutata fortemente se sapremo valorizzare davvero la prima ed unica forza su cui ogni azienda, ogni giorno, può e deve contare: le persone che la compongono.
Nel prossimo appuntamento parleremo degli strumenti che ci permetteranno di misurare e monitorare la nostra attività attraverso gli occhi delle persone che quotidianamente concorrono a determinarne il successo; parleremo infatti di alcuni metodi “non invasivi” per ottimizzare il processo organizzativo e per formare una nuova classe di lavoratori che si sentano “portatori di utilità”; persone che possano davvero affermare: “quello che sto facendo serve e lo sto facendo bene!”
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03 GENNAIO 2007
Barbara CAMILLI e Diego MARCHESIN.








