Superare il disagio al lavoro
Vivere bene nel posto di lavoro è possibile?
Nella quotidiana pratica clinica mi capita sempre più spesso di venire a contatto con situazioni di malessere vissute nel posto di lavoro. È all’ordine del giorno sentire utenti che manifestano un grande disagio dovuto e causato da quello che vivono in quest’ambiente. Tralasciando la personale capacità di reagire a certi stimoli esterni, quello che preme evidenziare ora è proprio la scarsa evoluzione di molte dinamiche collegate al mondo del lavoro.
Ancora troppo spesso e, come dicevo, con dinamiche più ottocentesche che da secondo millennio, l’unico parametro di valutazione all’interno di moltissime aziende rimane il solo profitto e nulla più. È ovvio che il profitto sia e debba essere l’obiettivo finale di ogni attività, ma il come perseguirlo deve essere in continuo divenire, esattamente come lo è l’essere umano e la nostra società.
Intendo, ad esempio, che se la capacità di valutare le risorse umane si limita alle ore di straordinario, alla disponibilità a trasferte o spostamenti improvvisi, a valutazioni “cottimistiche”dell’operato, o peggio, alla disponibilità a subire budget sfidanti o soprusi vari al limite del mobbing, ecco allora che sorgono i problemi. Queste situazioni finiscono sempre per sfociare nel disagio psicologico (depressione, attacchi di panico, esaurimento nervoso, sindromi ossessive..) o in somatizzazioni più o meno gravi (mal di stomaco, cefalee, tachicardie, ulcere…).
Quale potrebbe essere allora una risposta adeguata e realistica a queste dinamiche?
Da sempre ed in tutte le aziende si sente dire che le risorse umane sono la vera ricchezza che ogni imprenditore ha; ma come questa ricchezza viene impiegata? C’è veramente la capacità di valorizzare e far fruttare le ricchezze intrinseche ad ogni persona, oppure vige una situazione in cui la ricchezza umana si sfrutta fino al logoramento?
È ovvio che la risposta è variegata: esistono moltissimi casi di eccellenza in cui la gestione della qualità e quindi l’attenzione all’umano la fanno da padroni, ma troppo spesso ho a che dare con persone che subiscono e, cosa più grave, lentamente si spengono nel tormento dell’impotenza che vivono dentro e intorno a se. Un paziente mi disse:“mi sembra di gridare ad una folla che non ascolta. Ci sei ma nessuno ti vede!”.
Datori di lavoro, direttori del personale, superiori e capi ufficio sordi ed incapaci di percepire il disagio, o a loro volta naufragati oramai da tempo nel mare del vivere male, sono il tracollo di ogni realtà produttiva, sia essa pubblica che privata. In tutte queste realtà si è perso di vista un aspetto, che tra l’altro è alla base dell’evoluzione umana. Sto parlando del fatto che ogni persona (dirigente, direttore, imprenditore, impiegato, operaio, libero professionista, artigiano…) ha dentro di sé un grandissimo potenziale, e che l’entusiasmo insito in se stesso è la forza che gli permetterà di raggiungere mete ambiziose.
Dove c’è malessere, dove impera il disagio psicologico, dove si respira la totale insoddisfazione, non c’è più la strada dell’entusiasmo. Questa si è interrotta, nella personale convinzione di non avere più risorse, né certezze personali cui attingere nei momenti di difficoltà. Ecco che il lavoro diventa asfissiante, l’ufficio una galera dove l’anima si sente soffocare da vissuti come la paura, la tensione, l’ansia, ecc.
Questi sentimenti per l’intensità dolorosa con cui sono sentiti vengono allontanati in tutti i modi possibili, fino ad anestetizzarli. La parola d’ordine allora diventa:“non sentire più!”,“non empatizzare!”,“non perdere tempo!”.
I sentimenti nei luoghi di lavoro nel timore di non riuscire a gestirli spesso sono demonizzati. In realtà ogni sentimento nella loro valenza positiva ci sanno sempre “regalare” dinamicità e capacità di reazione sorprendenti.
In un contesto di disagio lavorativo ci si chiede: “come è possibile ridare valore, spessore e fiducia alle risorse e al potenziale umano in ambito lavorativo?”, “Come stimolare i dipendenti a vivere serenamente sé stessi ed il proprio lavoro?”, “Come agevolare efficacemente l’espressione di sé avendo fiducia nelle personali capacità di sentire?”
Noi pensiamo che una risposta può essere l’Osservatorio Permanente delle Utilità
11 dicembre 2006








