Io e gli altri: nella vita quotidiana e nelle professioni d'aiuto
Sin dalla nascita la nostra vita è caratterizzata dalla presenza di persone che ci circondano e che assumono pian piano nella nostra esistenza un proprio ruolo costruendo con noi delle relazioni affettive. Come la madre con il proprio figlio e la famiglia nella propria rete parentale, i rapporti maturano nel corso della nostra esistenza.
Con il crescere la persona cerca nel rapporto con gli altri scambi non solo di carattere affettivo ma anche finalizzati alla risoluzione di bisogni emergenti nel tempo, relazioni basate sulla reciprocità che nascono spesso da una scelta volontaria che ciascuno di noi compie. Si apre quindi un ricco scenario di relazioni che necessita però di un sostegno costante: emergono con il crescere nuovi bisogni che vengono soddisfatti inizialmente nell’ambito familiare ed amicale e successivamente anche nella sfera professionale con il maturare dell’età. La persona cerca di costruire nuovi scambi i quali però hanno la necessità di rispondere ad un fine che in maniera inconscia induce l’individuo alla ricerca di queste relazioni. Entrano in gioco sempre più aree di interesse che possono spaziare dall’affettività all’affermazione professionale, dalla ricerca di svago alla condivisione dei vissuti quotidiani sempre più spesso ricchi di complessità che richiedono alla persona una maggiore attivazione.
E’ nei momenti di crisi che perdendo il contatto con il proprio essere la persona incontra maggiori difficoltà nel ricercare dei rapporti che rispecchino i propri bisogni.
“Se io non ci sono o non mi riconosco” rischio di perdere il contattato con la profondità del mio animo e di non riuscire a ricercare stimoli positivi per la mia persona.
E’ in queste situazioni che assume una particolare importanza il lavoro di rete: nella rete parentale, nella rete informale costituite dai gruppi amicali nonché nelle reti istituzionali costituite dai servizi/professionisti con cui la persona entra in contatto, assume una particolare rilevanza un lavoro sinergico che aderisca in un tutte le sue sfaccettature al progetto di vita della persona.
E’ cosi nella vita personale ed è cosi nell’ambito di tutte quelle professioni d’aiuto dove la complessità delle situazioni con cui si entra in contatto richiede sempre più spesso interventi multiprofessionali.
La necessità di un lavoro sinergico che possa essere non solo di supporto alla persona nel dare il giusto apporto alle singole necessità manifestate, ma anche di sostegno a chi partecipa a questo processo che si ritrova a poter confidare nel continuo aggiornamento frutto dello“scambio di saperi” emergenti dall’interazione con l’altro.
Con il diminuire delle risorse personali ed istituzionali ogni singola persona nella propria vita e gli operatori coinvolti nei processi di aiuto alle persone sono chiamati a svolgere un duplice ruolo:
di individuo e di agente di cambiamento.
16 maggio 2008






