La continuità del dialogo
Quasi un anno fa Giulia e Claudio hanno cominciato ad andare d’amore e d’accordo.
Eppure i primi approcci non sono stati facili, soprattutto per via dell’educazione familiare ricevuta dalla ragazza e dei suoi rapporti con i genitori che, da quando frequenta Claudio, hanno conosciuto una vasta gamma di sfumature, inclinando verso l’ambiguo e l’apocalittico.
Specialmente quando la domenica pomeriggio Giulia usciva con il suo nuovo amico, la situazione poteva tranquillamente assumere i toni del grottesco.
Per cominciare dopo pranzo, mentre la ragazza aiutava la mamma a spreparare la tavola, tra piatti e stoviglie serpeggiava un sottile e incalzante interrogatorio.
“E così oggi esci con Claudio, eh?...” gettava lì la madre con noncuranza e proseguiva senza neanche aspettare un mozzicone di risposta:
“Spero che tu abbia studiato abbastanza, tra ieri e stamattina... C’è qualche buon film in giro?... Insomma, andrete a vedere un film senza scene scabrose, anche se con tutte quelle oscenità che fanno vedere oggi, oddio,...”.
E qui ormai l’acceleratore era premuto al massimo ed il GRANDE MONOLOGO rischiava di proseguire fino all’infarto.
Giulia è una ragazza molto sensibile, cresciuta con una spiccata propensione alla sincerità nei confronti di tutti e naturalmente dei genitori. Perciò si trovava in difficoltà nell’interloquire, soprattutto quando lei e Claudio NON andavano al cinema di domenica pomeriggio, il che praticamente era la regola: Claudio infatti poteva spesso disporre di un appartamento privo di qualche ora di ingombranti presenze umane, dove portava l’amica ad ascoltare dischi e scoprire altre piacevoli cose.
Così quando una volta la madre, allo stremo delle forze, chiese alla figlia, con un filo di voce untuosa: “Ma insomma, allora cosa fate tu e Claudio tutto il pomeriggio?”, Giulia rispose con pudica esitazione:
“Parliamo, mamma... parliamo sempre.”
E quel “sempre” divenne la causa di un incontro davvero irripetibile, forse unico nella storia dei sentimenti. Ecco perché.
Giulia appariva - e si confessava talvolta - una fanciulla sensuale, ricca di languido desiderio a lungo trattenuto.
Ma allo stesso tempo quella promessa fatta alla madre, (“Parliamo, mamma, parliamo sempre!...”) costituiva un deterrente terribile per qualsiasi abbandono.
Così quel pomeriggio, quando Marco, dopo averle commentato brevemente la storia di un disco, la invitò all’ascolto in silenzio, la ragazza cercò disperatamente di riattaccare discorso, memore della promessa…
“Domani mattina vai a Milano - si sentì aggredire Claudio - mi dispiace che tu ti debba alzar così presto...ma...forse è meglio che non ci vediamo troppo di frequente, non credi? Così apprezziamo di più questi momenti...”.
Claudio in effetti avrebbe voluto apprezzarli quei momenti, era molto stupito di tutta quella irruenza fonetica, e soprattutto non ne capiva assolutamente il significato.
“Certo -rispose con un soffio di voce- hai ragione, ma adesso cerca di non pensarci, e ascolta la musica in silenzio, è così bello, davvero, vedrai...”.
Giulia guardandolo con occhi imploranti, si lasciò sollevare un lembo della gonna e continuò:
“Che cosa hai fatto di bello in questa settimana? Racconta su, mi interessa sapere come va il tuo lavoro...”
E intanto respirava sempre più intensamente tra una parola e l’altra, mentre a tratti le si dipingeva in bocca un imbarazzato sorriso.
Claudio cercava delicatamente di baciarla, non tanto perché piaceva a tutti e due, quanto perché così pensava di arrestare quell’impetuoso femmineo torrente di parole.
Niente da fare.
Le labbra di Claudio si stringevano arditamente quasi incollate a quelle di lei, che in tutto quel turbinio di affettuose iniziative mantenevano un’irriducibile attività logomotoria.
Nonostante la tenace, quasi disperata determinazione di Claudio per raggiungere un’appagante immobilità labiale, la sua lingua era costretta a vibrare all’unisono con quella di Giulia che dispensava suoni sconnessi misti a parole ancora intelleggibili:
“Parff... poff... per quanda...uuhhmmmmm... che tu non vuol que...”.
Claudio, per nulla intimorito, spendeva tutta la sua virile immaginazione nel tentativo di non ascoltare quello sfogo parolaio.
“Ascolta, parliamo.. certo, è bello parlare...dire un mucchio di cose..”
L’unica positiva conseguenza di tutta l’insolita situazione era che l’eccitazione raggiunta non era esclusivamente verbale.
Le cose proseguivano bene per entrambi: lui un po’ assordato, lei con la gola secca e la voce un po' rattrappita.
“Parlami, per favore è importante, parliamo, parliamo ancora...”.
“Sì -urlò Marco agitatissimo -parliamo dimmi quello che vuoi, non adesso... tra un attimo, ancora un attimo, parliamo,... adesso... adesso... parliam...! Ooohhhh...”
Entrambi bloccarono un solo istante le loro bocche per emettere un breve, brevissimo respiro ristoratore.
“Grazie Claudio - riprese immediatamente Giulia -capisci, parlare, è importante per me, perché... basta! Tu mi capisci, vero?” Claudio annuì, impercettibilmente frastornato.
Negli occhi della ragazza brillava una lacrima di gioia: aveva vinto la sua prima battaglia per la Continuità Del Dialogo.
18 febbraio 2008








