• Non ti abbiamo fatto né di cielo né di terra, né mortale né immortale, cosicché con libera scelta e con onore, come creatore e artefice di te stesso, tu potrai modellarti nella forma che preferirai. Dal giudizio del tuo spirito ti verrà il potere di rinascere in forme più alte, che sono divine.

    Pico della Mirandola
  • In definitiva, la pace si riduce al rispetto dei diritti inviolabili dell'uomo - opera di giustizia è la pace - mentre la guerra nasce dalla violazione di questi diritti.

     

    Karol Jozef Wojtyla

  • Il legno buono non cresce negli agi. Più il vento è forte più gli alberi sono forti.

    Detto indiano
  • Si è felici soltanto quando i piaceri e le passioni sono soddisfatti.

    Émilie du Châtelet
  • L’uomo che osa sprecare anche un’ora del suo tempo non ha scoperto il valore della vita...Non è la più forte delle specie che sopravvive, né la più intelligente, ma quella più reattiva ai cambiamenti.
    Charles Darwin
  • ...per raggiungere le proprie mete, nella vita, ci vogliono fede, pratica e fortuna...
  • "Vedere il mondo in un granello di sabbia, ed il cielo in un fiore di campo...tenere l'infinito nel palmo della mano e l'Eternità in un'ora!"

    William Blake
  • La sola differenza tra un santo e un peccatore è che ogni santo ha un passato e ogni peccatore un futuro

    Oscar Wilde
  • Coloro che dicono che il mondo andrà sempre così come è andato finora…contribuiscono a far sì che l’oggetto della loro predizione si avveri
     
    Immanuel Kant
  • Se queste idee non vi piacciono non importa: ne ho altre

    Marshall McLuhan
  • E' inutile temere cio' che non si puo' evitare

    proverbio latino
  • Ieri è storia, domani è un mistero ma oggi.... l'oggi è un dono.
    Per questo lo chiamano "presente".

    tratto dal film "Kung Fu Panda"
  • Le verità che contano, i grandi principi, alla fine, restano sempre due o tre. Sono quelli che ti ha insegnato tua madre da bambino.

    Enzo Biagi
  • Si è più felici in solitudine che in compagnia. Non deriverà forse dal fatto che in solitudine si pensa alle cose e che in compagnia si è costretti a pensare alle persone?

    Nicolas Chamfort
  • Quando due mondi si incontrano è un momento di festa ma se i due mondi si confondono diventa solo confusione e caos e la gioia finisce perché non si sa più chi si è. Apriti agli altri senza perdere mai la tua bellezza.
    Dr.ssa Cristina Franchino
  • Non si può vedere la propria immagine riflessa nelle acque di un torrente, ma solo in quelle calme. E solo chi è calmo dentro di se può dare la tranquillità a chi la cerca.

    Anonimo
  • Chi vive senza follia non è così saggio come crede.

  •  ...Perchè una realtà non ci fu data e non c'è; ma dobbiamo farcela noi, se vogliamo essere; e non sarà mai una per sempre, ma di continuo e infinitamente mutabile...

    Luigi Pirandello
  • Non sprecare lacrime nuove per vecchi dolori. 

    Euripide
  • Domanda consiglio a chi ben si corregge.

    Leonardo Da Vinci
  • L'anima e' eterna e quello che non fa oggi lo potra' fare domani. Il corpo passa presto e quello che non fa oggi non potra' farlo mai piu'.

    Anonimo
  • Dimmi e io dimenticherò.
    Fammi vedere e forse ricorderò.
    Coinvolgimi e io capirò.

    Proverbio nativo americano
  • Tutti i grandi sono stati bambini
    una volta
    (Ma pochi di essi se ne ricordano)

    Antoine de Saint-Exupéry
     
  • Speak with integrity. Say only what you mean. Avoid using the word to speak against yourself or to gossip about others. Use the power of your word in the direction of truth and love.


    Don Miguel Ruiz
  • Me l'hanno raccontato e ho dimenticato,
    l'ho visto e ho capito,
    l'ho fatto e ho imparato

    - Confucio -
  • La felicità è un modo di vedere.

    Ugo Ojetti
  • Se puoi sognarlo, puoi farlo.

    Walt Disney
  • Chi sa ridere è padrone del mondo.

    Giacomo Leopardi
  • “La nostra meta non è mai un luogo,
    ma un nuovo modo di vedere le cose.”

    Henry Miller (1891-1980)
  • La libertà non è una cosa che si possa dare; la libertà uno se la prende, e ciascuno è libero quanto vuole esserlo.

    James Baldwin
  • La felicità è dentro di noi
    Siamo felici perchè amiamo,
    non perchè siamo amati

    Madre Teresa di Calcutta
  • Il Vento Soffia Dal Mare
    Dall'acqua sabbiosa respiro l'odore del mare;
    di là giunge il vento e soffia
    su tutta la terra.
    Dall'acqua sabbiosa respiro l'odore del mare;
    di là arrivano le nubi e cade la pioggia
    sul mondo

    Canto Papago
  • Nemo malus felix
    Nessun malvagio è felice

    Giovenale
  • Un uomo è rispettabile solo in quanto porta rispetto.

     

    Ralph Waldo Emerson

  • La nostra felicità non dipende soltanto dalle gioie attuali ma anche dalle nostre speranze e dai nostri ricordi. Il presente si arricchisce del passato e del futuro.

    Émilie du Châtelet

  • Uno dei grandi segreti della felicità è moderare i desideri e amare ciò che già si possiede.

    Émilie du Châtelet
  • "Bisogna educarsi e addestrarsi a salutare con gioia ogni giorno, soprattutto alle straordinarie sorprese di questo giorno. Del suo irresistibile corso. Ogni giorno può fare di noi dei portatori di gioia"
    R B Powell
  • Da queste parti, comunque, non
    guardiamo indietro a lungo.
    Andiamo sempre avanti, aprendo nuove porte e
    facendo cose nuove, perché siamo curiosi...
    E la curiosità ci porta verso nuovi orizzonti.

    tratto da "I Robinson, una famiglia spaziale"
  • Non è forte colui che non cade mai, ma colui che cadendo si rialza.

    Johann Wolfgang von Goethe
  • L'amore è sempre rivelazione della libertà dell'Altro

    Octavio Paz

  • Dobbiamo diventare il cambiamento che vogliamo vedere.

    Gandhi
  • Il primo effetto dell'amore è di ispirare un gran rispetto: si ha una sorta di venerazione per ciò che si ama.

    E' giustissimo: non si vede nulla nel mondo come ciò che si ama.

     

    Blaise Pascal

  • Arrampicati sempre più in alto, la tua meta è il cielo, il tuo obiettivo la stella.

    iscrizione davanti al Williams College

  • Il tradimento vero è quello di seguire il mondo così com'è, ed impiegare la mente a giustificarlo.

    Jean Guehenno
  • Vivi come se dovessi morire domani.
    Impara come se dovessi vivere per sempre.

    Gandhi
  • La vera scoperta non consiste nel trovare nuovi territori, ma nel vederli con nuovi occhi

    Marcel Proust

Bibbia ed educazione

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

 

 

A cura di Federica Rovetta - su gentile indicazione di Stefania Maggetto e Maurizio Molteni

 

La Bibbia è la storia dell'evoluzione del popolo ebraico, è anche la manifestazione dell'accudimento di Dio verso questo popolo, condotto alla salvezza, è più in generale la testimonianza del rapporto d'amore di Dio con l'umanità. Ognuno è chiamato a inserirsi, confrontarsi costantemente, a relazionarsi con il messaggio biblico e ciò porta al concetto di educazione permanente. L'adulto che si ritiene arrivato, completo, perfetto ha una visione molto ristretta e riduttiva di sè e della vita; nell'illusione dell'autosufficienza si sottrae alla crescita nel rapporto con Dio e con gli altri e in tal modo non riesce ad assolvere compiti educativi verso altri. Nel Vangelo secondo Luca si legge "Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutt'e due in una buca?" (Lc 6, 39).

 

I primi e insostituibili educatori sono i genitori. Oggi tuttavia essere genitori sembra un compito estremamente difficile e i timori relativi al futuro del mondo in cui i figli dovranno vivere spinge a limitare la generatività.

Perché avere figli ? Perché é naturale! Molti genitori così rispondono.

Naturale significa facente parte della natura di un uomo, di una donna; è costitutivo della persona a tutti i livelli: istintuale, emotivo, razionale, spirituale. Nell'atto generativo si fondono l'istinto di conservazione, una maturazione psicosessuale giunta alla fase genitale, oblativa, la consapevolezza e la volontà di una grande assunzione di responsabilità verso se stessi, il partner, il nascituro, la comunità, la partecipazione, per il credente, alla funzione creativa di Dio. Il figlio inoltre è il frutto dell'amore della coppia, l'espressione concreta di un profondo legame in cui il benessere, il piacere dell'uno coincidono con quelli dell'altro in un rapporto paritario di fiducia e stima reciproche. Nella Genesi (1,27) è scritto " Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò.", quindi l'integrazione di maschile e femminile, la coppia, è immagine di Dio. Da qui la valorizzazione del rapporto di coppia, " Poi il Signore Dio disse:" Non è bene che l'uomo sia solo, gli voglio fare un aiuto che gli sia simile", la valorizzazione dell'identità sessuale come costitutiva della persona; l'educazione in effetti non può prescindere dalla realtà sessuata delle persone. Poiché la coppia è immagine di Dio e "...Dio è amore" (1 Gv 4,8), la coppia, per essere tale, per realizzare se stessa cerca assiduamente, come obiettivo primario, di migliorare l'intimità, la donazione reciproca.

 

E' a tale qualità del rapporto che il figlio dovrà attingere per il conseguimento della propria emancipazione e del proprio benessere. L'amore apre al desiderio di conoscenza, di accettazione, al coinvolgimento emotivo profondo, alla gioia, al cambiamento. L'amore dei genitori per il figlio non è tuttavia a senso unico. Il neonato è in grado di suscitare, catalizzare forti emozioni, sentimenti, motivazioni che la coppia poteva pensare di non possedere, di essere incapace di esprimere.

Alessandro, dopo sei anni di matrimonio, confessa di essere diventato padre per caso, per errore contraccettivo. Le sue convinzioni antiabortiste, unitamente a quelle della moglie Luisa, lo hanno spinto ad accettare con rassegnazione l'evento.

E' lui stesso però a qualificare come impreciso, riduttivo, il termine "rassegnazione". In loro c'era un desiderio sopito di paternità e maternità non sorretto però da volontà e determinazione sufficienti nella realizzazione. L'assunzione di responsabilità e la rinuncia alla libertà e comodità di una coppia senza figli avevano raffreddato congelato le aspirazioni: "Noi non li cerchiamo, se arrivano..." e Roberto è arrivato. Sono stati i parenti di Alessandro, gli amici a fargli notare il cambiamento del suo atteggiamento, ad essere testimoni del suo passaggio da un'attesa tiepida a un risvegliarsi di energia, emotività, iniziativa. Lui se la cava dicendo:" Un conto è pensare alla paternità, un altro è provare ad esserlo."

 

La vulnerabilità di un neonato, la sua impellente, totalizzante richiesta affettiva, prima ancora che di accudimento fisico, scuote dall'abitudinario, dall'indifferenza, dallo schematismo, coinvolge profondamente i genitori, li sollecita al cambiamento, alla donazione. Di fronte al bisogno assoluto del neonato i genitori mobilitano le loro energie, le risorse per capire le esigenze del figlio e provvedervi nel modo migliore. La realizzazione della propria capacità di amare e soddisfare la creatura fa sì che il diventare genitore comporti un aumento della propria autostima che, a sua volta, si concretizza in un ulteriore arricchimento dei rapporti interpersonali, sociali e professionali.

 

La presenza del figlio consente all'adulto di mettere in discussione la propria rigidità in quanto l'esigenza di rapporto che il bimbo sempre esprime richiede una disponibilità che nei rapporti fra adulti è più facilmente soggetta a limiti, mediazioni e contrattazioni. Il libro di Tobia è esemplificativo di quanto il rapporto coi figli sia fonte di benessere, di gioia per i genitori; la guarigione fisica è emblematica anche dell'evoluzione emotiva globale del genitore; Tobia, grazie a Dio, aiuta il genitore, Tobi, a riacquistare la vista. " Tobi si alzò e, incespicando, uscì dalla porta del cortile. Tobia gli andò incontro, tenendo in mano il fiele del pesce. Soffiò sui suoi occhi e lo trasse vicino dicendo: "Coraggio, padre!". Spalmò il farmaco che operò come un morso, poi distaccò con le mani le scaglie bianche dai margini degli occhi. Tobi gli si buttò al collo e pianse, dicendo: "Ti vedo, figlio, luce dei miei occhi!"." (Tobia 11, 10-13)

 

Il comportamento di Tobi, padre di Tobia, mette in luce anche l'importanza dell'accettazione, della valorizzazione non solo del coniuge del figlio/a, ma anche della sua famiglia di origine. Dividere emotivamente una persona dalla sua famiglia di origine squalificandola, comporta creare in lei una lacerazione interiore, aprire una ferita. " Tobi si avvicinò poi a Sara, la sposa di suo figlio Tobia, e la benedisse:" Sii la benvenuta, figlia! Benedetto sia il tuo Dio perché ti ha condotta a noi, figlia! Benedetto sia tuo padre, benedetto mio figlio Tobia e benedetta tu, o figlia! Entra nella casa che è tua in buona salute e benedizione e gioia; entra, o figlia!"." (Tobia 11, 17).

 

La richiesta di aiuto, anche da adulto, del figlio al proprio genitore, in particolare quello dello stesso sesso, è fonte di reciproco benessere in quanto il figlio riacquistando fiducia nel padre o madre consolida la propria identità, riceve l'energia per affrontare la vita e consente al genitore di poter esprimere la paternità o maternità, cioè una parte importante della personalità.

Spesso la vergogna di chiedere aiuto, l'orgoglio di chi vuol fare da solo nascondono la non accettazione di sè, della propria fragilità e l'attribuzione all'altro di intenzionalità di sfruttamento. La nascita del figlio contribuisce a far evolvere l'identità dei genitori perché è uno stimolo potente a riscoprire le origini, il loro punto di riferimento e a rivisitare la storia della loro infanzia cogliendone il significato esistenziale. Non è raro sentir dire dal genitore, con senso di liberazione, di serenità riacquistata:

 

"Adesso capisco cosa significavano le parole di mio padre/madre, il perché di quel comportamento".

 

Nella Bibbia si legge " Onora tuo padre e tua madre...". (Esodo 20,12). Non si tratta di un dovere formale, un rispetto esteriore, di facciata, ma di sinceri sentimenti di affetto e di stima. Chi squalifica le proprie radici squalifica se stesso. A volte c'è il timore che onorare i genitori comporti non esprimersi, rinunciare alle proprie opinioni, iniziative, e allo scopo, si cerca di tenere le distanze. In realtà la confidenza, la vicinanza emotiva soprattutto con il genitore dello stesso sesso è fonte di libertà. Nel rapporto, correttamente impostato, col genitore si impara che si può pensare e fare diversamente dal genitore senza per questo essere da lui trascurati o rifiutati.

 

Talvolta affiorano sensazioni spiacevoli, legate a vissuti di essere stati abbandonati, rifiutati, umiliati... sensazioni che chiamano in causa genitori distratti, indaffarati, insensibili, "cattivi". E' la voce del bambino emotivo, non cresciuto nel corpo adulto che vuole espellere, elaborare l'immagine del genitore e /o di se' "cattivo", la fantasmatica contraddizione di un rapporto in cui necessariamente uno deve essere buono e l'altro crudele, uno sopra e l'altro sotto o, in riferimento a se stesso, perfetto o inetto. E' l'esigenza di sciogliere e impiegare costruttivamente l'energia investita nella rabbia contro il genitore e poi spesso riversata su di sè in un auto squalifica. Il Vangelo esorta al perdono di sè e degli altri, nello specifico dei genitori, del coniuge, dei figli; rancore e odio, anche se non esplicitati, sono una minaccia al benessere della persona, della comunità. " Se dunque presenti la tua offerta sull'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare e va prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono." (Mt 5, 23).

 

In un'ottica economica l'affettività è considerata un bene di consumo: se aumenta il numero di quelli che mangiano la torta, inevitabilmente, matematicamente diminuisce la quantità di dolce spettante a ciascuno. Questa però non è una legge del rapporto di amore: se è vero che il figlio richiede tempo, attenzione, energia, affetto, è altrettanto vero che ciò non è necessariamente a scapito del rapporto di coppia. Durante la gravidanza e dopo la nascita del figlio è possibile raggiungere una maggiore intimità e godere di un piacere più intenso perché arricchito dalla condivisione di esperienze emotive piene di significati. Quando la nascita del figlio comporta un disinteresse nei confronti del partner e della relazione spesso significa che a monte c'è una difficoltà di rapporto nella coppia non elaborata e il figlio può costituire un alibi. Il figlio è invece un'occasione di crescita dei partner nel momento in cui questi si rendono conto che il benessere del figlio richiede come terreno favorevole in cui svilupparsi un rapporto di coppia emotivamente fertile.

 

L'incapacità del figlio di utilizzare il linguaggio verbale nei primi due anni, se da un lato priva i genitori di una modalità di comunicazione importante, dall'altra li educa a riscoprire il linguaggio del corpo: osservare il bambino, toccarlo, ascoltare il suo respiro, il battito del suo cuore, le modulazioni del pianto, le risa, cercare di sentire, immaginare, provare quello che lui prova, tutto ciò' e' uno stimolo ad ascoltare anche la comunicazione del proprio corpo, di quello del partner, degli altri in generale. Troppo spesso il corpo, sottomesso alle esigenze lavorative, ai condizionamenti sociali che impongono il controllo emotivo, viene compresso nella sua comunicazione, ma se il suo linguaggio naturale è censurato ecco il ricorso al sintomo per esprimere il disagio, la rabbia, l'angoscia, l'ansia; da qui le numerose somatizzazioni: cefalee, coliche, nausee, eritemi, dolori articolari e muscolari, asma, infarto, cancro. L'allenamento ad avvertire le sensazioni consente poi di non fare propri, di non agire i vissuti emotivi del figlio che talvolta vorrebbe evitare le frustrazioni della crescita, regredire, ritornare nella pancia della mamma. Il neonato, dal canto suo, già a due mesi, è in grado di cogliere il tono emotivo dei genitori e di reagire di conseguenza, ad esempio è in grado di discriminare fra un colpo ricevuto accidentalmente e una percossa inflitta con rabbia.

 

Durante il primo anno di vita l'accudimento amorevole del bambino gli permette di acquisire una fiducia di base in cui l'altro è vissuto come dispensatore di cose buone e contemporaneamente vive se stesso come capace di manifestare i propri bisogni, di farsi capire, di essere meritevole di ricevere cose buone. Connessa alla immediata soddisfazione dei bisogni il bimbo sviluppa anche un senso di onnipotenza: tutto ciò che lui desidera e pensa si realizza. Ma le frustrazioni fanno comunque parte della quotidianità anche nell'infanzia e queste ridimensionano il senso di onnipotenza. E' importante la sintonia del genitore sulla frequenza emotiva del figlio poiché ogni bimbo ha una tollerabilità variabile alla frustrazione. E' compito del genitore fare in modo che essa sia vissuta dal piccolo in termini positivi, funzionale al processo di separazione e individuazione, non come privazione delle persone a lui indispensabili, con conseguente angosce di abbandono, impotenza, morte.

 

E' il piacere, la gioia del rapporto col genitore che consolida l'identità del figlio: è importante che il genitore condivida momenti, esperienze col figlio. Il Vangelo, in riferimento alla scelta e all'educazione dei Dodici, parla dell'importanza dello stare insieme " Ne costituì Dodici che stessero con lui" (Mc 3, 14). E' necessario trovare tempo energie da dedicare al rapporto con Dio, con il coniuge, con i figli, non farsi travolgere dagli impegni di lavoro " Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò, perché in esso aveva cessato da ogni lavoro che Egli creando aveva fatto" (Gen 2, 2-3).

 

Il periodo che va dai due ai tre anni vede il bambino lanciato alla conquista dell'indipendenza, alla definizione della personalità. E' l'età dei "no" ripetuti con ostinazione a difesa dell'autonomia che mettono a dura prova la pazienza dei genitori. Ecco allora un altro significato di tale atteggiamento: mettere alla prova l'affidabilità del genitore, la sua determinazione nel farsi carico del figlio, la sua capacità di contenere anche la rabbia, l'aggressività, la verifica della qualità dell'amore e stima del genitore anche quando non si fa quello che vuole lui.

Il rapporto di Dio col suo popolo è modello educativo. Nel libro del Deuteronomio (32, 10) si legge " Egli lo trovò in terra deserta, in una landa di ululati solitari. Lo circondò, lo allevò, lo custodì come pupilla del suo occhio". L'amore di Dio per il suo popolo si esplica anche nella pazienza " Ma essi, i nostri padri, si sono comportati con superbia, hanno indurito la loro cervice e non hanno obbedito ai tuoi comandi... Ma tu sei un Dio pronto a perdonare, pietoso e misericordioso, lento all'ira e di grande benevolenza e non li hai abbandonati" (Neemia 9, 16-17)

 

Il bambino impara con eccitazione a camminare, mangiare da solo, parlare, controllare gli sfinteri, ma c'è anche il timore che tutte queste conquiste lo portino troppo lontano dai genitori, che possa perdere il suo punto di riferimento e smarrirsi sulla strada dell'autonomia. Da qui i repentini rientri in casa, tra le braccia del genitore o in contatto col proprio oggetto transizionale: la coperta per Linus, l'orsacchiotto di peluche per Carlo, la bambolina dai capelli rossi per Chiara. Il bimbo torna per farsi un pieno di fiducia e ripartire di lì a poco per una nuova esplorazione. Il genitore accoglie e soddisfa il bisogno di rassicurazione e lo stimola alla scoperta della realtà esterna, ma anche di quella interiore; cerca infatti di dare un senso alle emozioni, paure, alle pulsioni istintuali che il figlio avverte e lo tranquillizza sulla normalità di tali sensazioni e sulla sua capacità di contenerle, cioè di poterle gestire, vivere pienamente senza perdere l'autocontrollo.

 

Nella società attuale si tende a squalificare il mondo emotivo nell'illusoria ricerca di identificazione in un modello di uomo coi nervi di acciaio, che tutto controlla, dentro di sè e attorno a sè, però col triste risultato di una dolorosa divisione interiore tra razionalità ed emotività e una crescente paura di quest'ultima in quanto più una realtà è ignorata, sconosciuta e più fa paura. Nei Vangeli invece si vede come Gesù manifesti le proprie emozioni e in tal senso si pone come modello educativo. Ricordiamo l'ammirazione di Cristo per la fede del centurione a cui aveva guarito il servo (Mt 8, 10); la compassione, intesa come empatia, simpatia per le folle stanche e sfinite come pecore senza pastore (Mt 9, 36); l'indignazione, la rabbia contro i venditori cacciati dal tempio e le maledizioni contro scribi e farisei (Mt 21, 12-13 e Mt 23); la profonda commozione e il pianto per l'amico Lazzaro morto (Gv 11, 33-36); la tristezza e l'angoscia al Getsèmani (Mt 26, 37-38) che culmina nel grido a gran voce di Gesù sulla croce:" Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?" (Mt 27, 46).

 

Il figlio fa esperienza di un'autorità, quella del genitore, non contro di lui, la propria indipendenza, ma con lui e per lui. Anche se il figlio non sempre si rende conto che i limiti, le regole sono uno strumento finalizzato al suo benessere, tuttavia ha la sensazione che quello che proviene da una autorità buona, non può essere totalmente cattivo o ingiusto e perciò vengono interiorizzate non come un'imposizione umiliante per la propria dignità. I genitori coinvolti in tale processo evolutivo hanno l'opportunità di rielaborare le proprie regole, quelle ricevute dai propri genitori, quelle mutuate dalle istituzioni, quelle auto introdotte con l'evolvere dell'esperienza personale, e, metterle in relazione ai propri valori, agli obiettivi di fondo per verificarne la funzionalità ed eventualmente ridefinirle, modificarle. Il genitore è autorevole nella misura in cui unisce alla dolcezza, la fermezza ed è la consapevolezza dell'amore e della responsabilità verso i figli che gli dà l'autorità di imporre delle decisioni. Nella Lettera agli Ebrei (12, 5-7) viene riportata una citazione del Libro dei Proverbi in merito alla correzione " Figlio mio, non disprezzare la correzione del Signore e non ti perdere d'animo quando sei ripreso da lui perché il Signore corregge colui che egli ama e sferza chiunque riconosce come figlio". Gesù stesso comunque riconosce, sperimenta le difficoltà dell'educare; ad esempio nell'episodio della tempesta sedata Egli dice ai suoi discepoli:" Perché siete così paurosi ? Non avete ancora fede ?" (Mc 4, 40).

 

Il bambino, spinto dalla sua naturale curiosità, scopre se stesso, l'altro, il mondo guardando, ascoltando, chiedendo, manipolando, gustando, annusando, interagendo, giocando, ipotizzando, imitando, fantasticando. Ed è la curiosità infantile alla base della conoscenza scientifica. I perché del figlio vanno alla radice della conoscenza, chiamano in causa il senso della vita, della morte, il soprannaturale, il bene e il male, il dolore e il piacere. La sua tenacia, degna del più motivato sperimentatore scientifico, nel porre domande esplicite o implicite volte alla sistematizzazione delle sue conoscenze chiama il genitore a riflettere sulle proprie conoscenze e credenze, a rielaborarle perché siano comprensibili, alla portata del figlio; emergono conferme e dubbi che stimolano a un arricchimento di nuove sfumature. Mettersi dal punto di vista cognitivo del bambino è uno sprone all'intelligenza del padre e della madre in quanto devono porgere un contenuto per loro scontato utilizzando però un bagaglio comunicativo ridotto e nel rispetto della "ingenuità " del figlio. I genitori possono reimparare dai figli l'atteggiamento di stupore, di meraviglia che il diverso, il nuovo suscita, la loro capacità di trasformare un oggetto, una situazione apparentemente banali in una esperienza intensa. Condizionati dal modello economico gli adulti cercano di riempire un vuoto interiore con una quantità di cose sempre più perfette, sofisticate e le ripropongono ai figli dimenticando magari la propria infanzia, il piacere di costruire un rudimentale giocattolo, di inventarsi con i compagni un gioco sempre nuovo in cui le regole sono adattabili alle circostanze e alla situazione emotiva dei partecipanti. Non è indispensabile che il genitore prenda attivamente parte al gioco dei figli, è fondamentale invece che lo segua con interesse, passione, stima, consapevole che il figlio, in quel momento sta costruendo la propria personalità, sta cercando di elaborare il suo mondo interiore, sta entrando in contatto con la realtà esterna.

 

L'età che va dai quattro ai cinque anni vede il bambino progredire ancora più speditamente nel cammino dell'integrazione della sua personalità e dell'emancipazione. Tuttavia rimane ancora saldamente ancorato a una marcata sensazione di dipendenza dai genitori, è incapace di utilizzare una prospettiva non egocentrica: rimane infatti centrato sulle proprie azioni e sui propri punti di vista. I genitori, in questa fase, possono aiutarlo più che nell'accanirsi a dimostrargli la fondatezza e superiorità del proprio punto di vista, nell'accogliere il punto di vista del figlio, nel valorizzarne gli aspetti positivi anche se, in virtù della maggiore esperienza e del ruolo educativo, essi sono sempre responsabili delle scelte, delle decisioni.

Già dai tre anni e mezzo e fino ai cinque il figlio vive l'intenso coinvolgimento emotivo col genitore di sesso opposto, la situazione edipica. Il maschietto sogna e fa proposte di matrimonio alla madre, e la bambina si vede in abiti regali a fianco del padre. La curiosità ha trovato fertile terreno nella scoperta della diversità sessuale, nelle ipotesi sul concepimento e sulla nascita. E' l'identificazione col genitore dello stesso sesso che consente al figlio/a di disinvestire le energie da un rapporto, quello col genitore di sesso opposto, destinato a bloccare l'emancipazione, e, a indirizzarle in modo costruttivo. Tale identificazione va però promossa da subito. Il padre ad esempio entra da subito dopo la nascita in contatto diretto col figlio maschio accudendolo, parlandogli, tenendolo in braccio; questa è la base dell'educazione sessuale. In questa fase, più che mai è importante che la coppia trovi spazi anche per sè, per approfondire il rapporto emotivo affettivo poiché è sottoposta alle pressioni emotive del figlio che, ricercando un rapporto privilegiato col genitore di sesso opposto, tende ad allontanarlo dal partner. Le fiabe, soprattutto se raccontate dal genitore dello stesso sesso, consentono di esprimere, elaborare il mondo interiore, la morale nascente, e trovare rassicurazione nelle affinità col genitore. Spesso i vissuti di onnipotenza, sviluppati anche come reazione al senso di dipendenza dall'adulto, possono portare a  eccessivi sensi di colpa; ad esempio la figlia, arrabbiata con la madre, rivale nel rapporto con il padre, può augurarle una malattia, la morte, e questo nel suo pensiero magico, nella sua onnipotenza può' significare un reale omicidio. La sintonia, la vicinanza emotiva del genitore, unitamente alle occasioni che egli può inventare per far sperimentare al figlio la capacita di voler bene al genitore anche come riparazione dell'ira provata, ridanno serenità al figlio, fiducia in se stesso, nella sua capacità di amare. Ad esempio il padre o la madre che si fanno aiutare in un lavoro in casa, o chiedono il parere al figlio o un massaggio o accettano con gioia un piccolo regalo lo confermano nelle sue intenzionalità positive.

 

Il figlio "troppo buono" spesso è un figlio che non ha elaborato la gelosia, la paura, la rabbia e pertanto va aiutato in tal senso.

L'ingresso nell'istituzione scolastica, in particolare se precoce, tre anni per la scuola materna, può comportare vissuti di abbandono e auto squalifica del figlio. La sensazione che il genitore, più interessato alle proprie occupazioni, abbia trovato un'altra persona a cui delegarlo, un luogo in cui parcheggiarlo, può suscitare in lui un vissuto di rabbia impotente. Se ad esempio i figli non parlano della propria esperienza scolastica, ciò è un segnale che è venuta meno la fiducia nei genitori. I genitori che elaborano con lui tali vissuti e lo rassicurano possono con lui godere delle sue ulteriori conquiste: miglioramento delle capacità motorie, acquisizione delle abilità di lettura e scrittura, socializzazione con i compagni, raggiungimento di un più elevato senso morale, miglioramento delle capacità attentive, cognitive, mnemoniche. La creatività del figlio, liberata dall'angoscia dell'abbandono e dalla rabbia, diventa propulsiva di uno sviluppo di tutta la famiglia.

 

Con la pubertà e l'adolescenza, la maturazione fisica, sessuale, la conquista di un pensiero logico formale da parte del figlio, la famiglia solitamente vive la contestazione delle proprie regole, l'opposizione all'autorità paterna e/o materna. La ribellione del ragazzo/a è dettata dalla necessità di non diventare la semplice concretizzazione delle aspettative dei genitori ma, di poter scegliere e autodeterminarsi. L'atteggiamento del genitore che, per evitare il conflitto minimizza, asseconda il figlio, si sottrae al confronto di opinioni, valori, non consente a quest'ultimo di chiarire a se stesso le proprie convinzioni e motivazioni. Il compito di ognuno è di acquisire sempre più consapevolezza di sè, di realizzarsi come soggetto unico e irripetibile, di essere protagonista della propria storia e il genitore che dà fiducia e stima aiuta il figlio a essere e manifestare se stesso. Giuseppe e Maria di ritorno da Gerusalemme si accorgono che Gesù, dodicenne, non c'è. Tornano allora nuovamente nella città. Lo trovano dopo tre giorni nel tempio seduto in mezzo ai dottori. Maria gli dice :" Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco tuo padre e io angosciati, ti cercavamo" e Gesù risponde:" Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?" (Lc 2, 46-49). La certezza che esprimere sensazioni, opinioni, atteggiamenti diversi da quelli del genitore non comporti perdere la stima e l'affetto di questi permette di instaurare un reale rapporto affettivo in cui indipendenza e coinvolgimento emotivo profondo siano integrati. Ed è tale condizione che permette di arrivare alla fase genitale, al rapporto con il partner, il compagno/a della propria vita per formare una nuova famiglia.

 

Quando il figlio se ne va la coppia avverte la necessità di ridefinire i propri spazi, gli equilibri, di elaborare una sorta di lutto, di superare cioè la cosiddetta sindrome del nido vuoto. Viene spontaneo fare bilanci della vita trascorsa insieme coi figli. A volte le preoccupazioni sembrano aver pesato più delle soddisfazioni, ma ciò che prevale è la certezza di non aver mai voluto rinunciare a quei figli, alla gioia di vederli crescere.

 

5 febbraio 2007

 

* *