Tuteliamo il nostro bambino
La famiglia è considerato il luogo privilegiato degli affetti e dell’intimità , è l’ origine del proprio schema di valori, delle proprie credenze, è la matrice della propria identità , continuità e appartenenza, è il luogo sacro dell’amore, il personale punto di partenza e di arrivo, ed è proprio attraverso la famiglia che possiamo proiettarci e presentarci al mondo esterno.
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Troppo spesso, però, le relazioni si costruiscono su una falsa idea di amore; un amore che divora, abbandona, schernisce, sporca, umilia, manipola, distrugge. Ci si fa del male, più o meno volontariamente, in nome di quella grande parola che sembra giustificare tutto: AMORE.
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L’amore, troppo spesso, rimane una bella parola da pensare, da pronunciare, da scrivere, da rappresentare e a volte da provare, un qualcosa che viene mal interpretato ed espresso rendendoci al contempo vittime e carnefici di noi stessi e di chi ci sta accanto. La cronaca insegna …
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Nel corso degli anni, abbiamo assistito a molteplici cambiamenti a livello culturale, tradizionale, sociale e di ruoli, incidendo, così, sul modo di relazionarci.
Nel passato, i figli erano considerati forza lavoro o merce di scambio per alleanze o trasferimento di patrimoni. Vediamo, per esempio, che il primogenito maschio ereditava la responsabilità del nome della famiglia e di tutti gli averi di questa, mentre gli altri fratelli dovevano cercare fortuna nell’ambito militare, o attraverso buoni matrimoni/alleanze. L’autorità genitoriale era indiscussa e irreversibile, i figli accettavano il futuro e la vita che era stata scelta e programmata dalla famiglia. La prole non aveva diritti propri se non derivanti dai genitori che potevano disporre di vita e di morte.
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Si rileva come la scoperta di nuove tecnologie, il diffondersi dei mass- media e l’avvento della globalizzazione, quindi, il contatto e l’amalgamarsi con altre culture e tradizioni, hanno portato a modificare le relazioni sociali e familiari.
Si passa, infatti, da una società gerarchica su base patriarcale (tranne in alcune popolazioni come quelle del Ghana) ad una con confini più flessibili e a volte non definiti come quella dell’era contemporanea dove si impone prepotentemente la società dell’immagine degli anni ‘80/’90 con i suoi canoni di bellezza perfetta e standardizzata da top model a quella odierna del reality show dove la vita sembra più reale, più vera, attraverso un video, una telecamera. Attraverso la TV si vive tutto, l’amore, l’odio, la rabbia, la delusione, la felicità , il dolore, il calore, il conflitto, insomma, tutta la gamma dei sentimenti più profondi e intimi dell’uomo diventano concreti, palpabili, reali solo grazie a quello schermo.
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Mi chiedo se il male dell’era moderna è proprio la dimensione virtuale dei computer, dei videogiochi (tanto demonizzati), dei programmi televisivi non educativi, o se in realtà è un gran bell’alibi che noi “grandiâ€vogliamo accaparrarci per non dover ammettere che forse troppo volte siamo presi nella realizzazione dei nostri bisogni, dei nostri desideri, a discapito di qualcuno che è in attesa di noi e nel frattempo ammazza il tempo con qualche diversivo, senza però una guida che spiega cosa sta succedendo, che gli dica la differenza tra finzione, realtà e verosimiglianza.
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Qualche settimana fa si è aperta  la giornata del bambino, sono stati presentati dei dati sulla loro vittimizzazione, oserei dire agghiaccianti, e sono stati esposti i diritti del minore.
Nel 1989, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite adotta la Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia, che entra in vigore nel 1990.
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Sintetizzando, la Convenzione afferma che ogni bambino ha:
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- diritto che il suo interesse goda di considerazione preminente in tutte le decisioni a lui relative, siano esse prese da soggetti pubblici o privati (art. 3)
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- diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo (art. 6)
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- diritto ad essere registrato immediatamente al momento della sua nascita e, da allora, ad avere un nome, ad acquisire una cittadinanza e , nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori e ad essere allevato da essi (art. 7)
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- diritto a vedere preservata la propria identità (art. 8)
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- diritto a non subire spostamenti o ritorni illeciti all’estero (art. 11)
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- diritto ad esprimere liberamente la propria opinione e ad essere ascoltato nei procedimenti che lo riguardano (art. 12)
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- diritto alla libertà di espressione, ivi compreso il diritto di ricercare, ricevere e divulgare informazioni (art.13)
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- diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione (art. 14)
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- diritto ad associarsi e a riunirsi pacificamente (art. 15)
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- diritto alla privacy, all’onore e alla reputazione (art. 16)
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- diritto ad avere accesso a mass-media diversificati (art. 17)
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- diritto ad avere genitori per lui responsabili (art. 5-18)
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- diritto ad essere tutelato contro ogni forma di violenza, di oltraggio o di brutalità fisiche o mentali (art. 19)
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- diritto ad essere protetto dallo Stato (art. 20)
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- diritto che il suo interesse sia considerato prioritario nelle procedure di adozione (art. 21)
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- diritto a vedere riconosciuti i propri diritti anche quando si trova nello status di rifugiato (art. 22)
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- diritto ad avere una vita piena e decente anche se handicappato (art. 23)
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- diritto alla salute (art. 24)
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- diritto alla sicurezza sociale (art. 26)
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- diritto ad un livello di vita sufficientemente alto da consentire il suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale e sociale (art. 27)
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- diritto all’educazione, ivi compreso il diritto alla gratuità dell’insegnamento primario (art. 28-29)
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- diritto alla propria identità culturale anche se facente parte di una minoranza (art. 30)
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- diritto al riposo, al tempo libero e al gioco (art. 31)
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- diritto alla protezione contro lo sfruttamento economico e diritto di non essere costretto ad alcun lavoro che comporti rischi, o sia suscettibile di porre a repentaglio, la sua educazione o che possa nuocere alla sua salute o al suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale o sociale. L’implementazione di tale diritto comporta, per gli Stati, l’obbligo di fissare un’età minima lavorativa e di prevedere un’adeguata regolamentazione degli orari di lavoro e delle condizioni d’impiego (art. 32)
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- diritto ad essere protetto dal mercato della droga (art. 33)
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- diritto a non essere sfruttato sessualmente (art. 34)
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- diritto a non essere sottoposto a tortura o a pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti. Gli Stati hanno poi l’obbligo di bandire la pena capitale e l’imprigionamento a vita senza possibilità di rilascio per i reati commessi da persone di età inferiore a 18 anni (art. 37)
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- diritto a non essere coinvolto in conflitti armati se di età inferiore ai 15 anni e a non essere arruolato prima del compimento del quindicesimo anno di età (art. 38)
diritto ad essere ritenuto innocente fino a quando la sua colpevolezza non sia stata legalmente riconosciuta.
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Quindi, la Convenzione si basa sui principi di:
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principio di non discriminazione
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principio del superiore interesse del minore
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principio della protezione della vita e dello sviluppo infantile
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principio della libertà di espressione e di ascolto
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Se riuscissimo a rispettare questi semplici 4 principi, tanti bambini potrebbero crescere serenamente e felicemente, potrebbero esprimere al meglio e al massimo le proprie doti, senza la continua tediante paura di doversi a tutti i costi difendere da qualcosa o, ancor peggio, da qualcuno.
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E’ importante, quindi, avere sempre in mente che i bambini, i nostri bambini, hanno bisogno di noi adulti per poter godere di tutto questo, per realizzare i piccoli e grandi desideri che ognuno ha nel “cuoricinoâ€. Sta a noi, quindi, fare in modo che i sogni possano diventare realtà .
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18 dicembre 2006
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