• Tutti i grandi sono stati bambini
    una volta
    (Ma pochi di essi se ne ricordano)

    Antoine de Saint-Exupéry
     
  • In definitiva, la pace si riduce al rispetto dei diritti inviolabili dell'uomo - opera di giustizia è la pace - mentre la guerra nasce dalla violazione di questi diritti.

     

    Karol Jozef Wojtyla

  • Non è forte colui che non cade mai, ma colui che cadendo si rialza.

    Johann Wolfgang von Goethe
  • ...per raggiungere le proprie mete, nella vita, ci vogliono fede, pratica e fortuna...
  • Non sprecare lacrime nuove per vecchi dolori. 

    Euripide
  • Quando due mondi si incontrano è un momento di festa ma se i due mondi si confondono diventa solo confusione e caos e la gioia finisce perché non si sa più chi si è. Apriti agli altri senza perdere mai la tua bellezza.
    Dr.ssa Cristina Franchino
  • L’uomo che osa sprecare anche un’ora del suo tempo non ha scoperto il valore della vita...Non è la più forte delle specie che sopravvive, né la più intelligente, ma quella più reattiva ai cambiamenti.
    Charles Darwin
  • Si è più felici in solitudine che in compagnia. Non deriverà forse dal fatto che in solitudine si pensa alle cose e che in compagnia si è costretti a pensare alle persone?

    Nicolas Chamfort
  • Da queste parti, comunque, non
    guardiamo indietro a lungo.
    Andiamo sempre avanti, aprendo nuove porte e
    facendo cose nuove, perché siamo curiosi...
    E la curiosità ci porta verso nuovi orizzonti.

    tratto da "I Robinson, una famiglia spaziale"
  • Il legno buono non cresce negli agi. Più il vento è forte più gli alberi sono forti.

    Detto indiano
  • Coloro che dicono che il mondo andrà sempre così come è andato finora…contribuiscono a far sì che l’oggetto della loro predizione si avveri
     
    Immanuel Kant
  • Nemo malus felix
    Nessun malvagio è felice

    Giovenale
  • Domanda consiglio a chi ben si corregge.

    Leonardo Da Vinci
  • L'amore è sempre rivelazione della libertà dell'Altro

    Octavio Paz

  • Se queste idee non vi piacciono non importa: ne ho altre

    Marshall McLuhan
  • Le verità che contano, i grandi principi, alla fine, restano sempre due o tre. Sono quelli che ti ha insegnato tua madre da bambino.

    Enzo Biagi
  • Non ti abbiamo fatto né di cielo né di terra, né mortale né immortale, cosicché con libera scelta e con onore, come creatore e artefice di te stesso, tu potrai modellarti nella forma che preferirai. Dal giudizio del tuo spirito ti verrà il potere di rinascere in forme più alte, che sono divine.

    Pico della Mirandola
  • "Vedere il mondo in un granello di sabbia, ed il cielo in un fiore di campo...tenere l'infinito nel palmo della mano e l'Eternità in un'ora!"

    William Blake
  • La felicità è dentro di noi
    Siamo felici perchè amiamo,
    non perchè siamo amati

    Madre Teresa di Calcutta
  • Un uomo è rispettabile solo in quanto porta rispetto.

     

    Ralph Waldo Emerson

  • Arrampicati sempre più in alto, la tua meta è il cielo, il tuo obiettivo la stella.

    iscrizione davanti al Williams College
  • Ieri è storia, domani è un mistero ma oggi.... l'oggi è un dono.
    Per questo lo chiamano "presente".

    tratto dal film "Kung Fu Panda"

  • Il tradimento vero è quello di seguire il mondo così com'è, ed impiegare la mente a giustificarlo.

    Jean Guehenno
  • "Bisogna educarsi e addestrarsi a salutare con gioia ogni giorno, soprattutto alle straordinarie sorprese di questo giorno. Del suo irresistibile corso. Ogni giorno può fare di noi dei portatori di gioia"
    R B Powell
  • Il Vento Soffia Dal Mare
    Dall'acqua sabbiosa respiro l'odore del mare;
    di là giunge il vento e soffia
    su tutta la terra.
    Dall'acqua sabbiosa respiro l'odore del mare;
    di là arrivano le nubi e cade la pioggia
    sul mondo

    Canto Papago
  • La nostra felicità non dipende soltanto dalle gioie attuali ma anche dalle nostre speranze e dai nostri ricordi. Il presente si arricchisce del passato e del futuro.

    Émilie du Châtelet

  • L'anima e' eterna e quello che non fa oggi lo potra' fare domani. Il corpo passa presto e quello che non fa oggi non potra' farlo mai piu'.

    Anonimo
  • Dimmi e io dimenticherò.
    Fammi vedere e forse ricorderò.
    Coinvolgimi e io capirò.

    Proverbio nativo americano
  • Vivi come se dovessi morire domani.
    Impara come se dovessi vivere per sempre.

    Gandhi
  • La felicità è un modo di vedere.

    Ugo Ojetti
  • La vera scoperta non consiste nel trovare nuovi territori, ma nel vederli con nuovi occhi

    Marcel Proust
  • Si è felici soltanto quando i piaceri e le passioni sono soddisfatti.

    Émilie du Châtelet
  • Chi vive senza follia non è così saggio come crede.

  • La libertà non è una cosa che si possa dare; la libertà uno se la prende, e ciascuno è libero quanto vuole esserlo.

    James Baldwin
  •  ...Perchè una realtà non ci fu data e non c'è; ma dobbiamo farcela noi, se vogliamo essere; e non sarà mai una per sempre, ma di continuo e infinitamente mutabile...

    Luigi Pirandello
  • E' inutile temere cio' che non si puo' evitare

    proverbio latino
  • La sola differenza tra un santo e un peccatore è che ogni santo ha un passato e ogni peccatore un futuro

    Oscar Wilde
  • “La nostra meta non è mai un luogo,
    ma un nuovo modo di vedere le cose.”

    Henry Miller (1891-1980)
  • Dobbiamo diventare il cambiamento che vogliamo vedere.

    Gandhi
  • Speak with integrity. Say only what you mean. Avoid using the word to speak against yourself or to gossip about others. Use the power of your word in the direction of truth and love.


    Don Miguel Ruiz
  • Chi sa ridere è padrone del mondo.

    Giacomo Leopardi
  • Se puoi sognarlo, puoi farlo.

    Walt Disney
  • Me l'hanno raccontato e ho dimenticato,
    l'ho visto e ho capito,
    l'ho fatto e ho imparato

    - Confucio -
  • Il primo effetto dell'amore è di ispirare un gran rispetto: si ha una sorta di venerazione per ciò che si ama.

    E' giustissimo: non si vede nulla nel mondo come ciò che si ama.

     

    Blaise Pascal

  • Uno dei grandi segreti della felicità è moderare i desideri e amare ciò che già si possiede.

    Émilie du Châtelet
  • Non si può vedere la propria immagine riflessa nelle acque di un torrente, ma solo in quelle calme. E solo chi è calmo dentro di se può dare la tranquillità a chi la cerca.

    Anonimo

Le mamme che uccidono i propri figli

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Negli ultimi tempi, giornali e televisioni danno con frequenza impressionante notizie di madri assassine, ed è una piaga che desta paura, orrore, allarme ed ansia, soprattutto nelle donne in gravidanza o che da poco sono diventate madri.

E’ soprattutto per loro, per sostenerle e tranquillizzarle, che desidero parlare dell’argomento.

La maternità, che le donne hanno sempre vissuto con altre donne, nelle famiglie patriarcali, rassicurate dalla solidarietà e l’esperienza delle parenti più anziane, pronte ad aiutarle e a fugare ogni dubbio o paura, ora è spogliata di questo cerchio protettivo.

Le famiglie oggi sono formate da coppie che spesso vivono lontane dalle famiglie d’origine, e si trovano ad affrontare la genitorialità tanto desiderata senza preparazione e con un grande ottimismo, che di frequente si infrange contro gli scogli delle prime difficoltà.

Spesso le donne soffrono perché temono di non essere in grado di crescere il proprio figlio, ma hanno vergogna a parlarne perché si sentono in colpa: come può essere considerato gravoso un evento assolutamente naturale?

Le generazioni che ci hanno precedute hanno svolto questo compito con grande naturalezza e in condizioni ben più difficili di quelle attuali: cos’è cambiato, dunque, nelle donne?

Innanzitutto, è cambiata l’educazione che si è ricevuta: noi donne delle nuove generazioni siamo state cresciute per studiare e lavorare, mentre le nostre madri e ancor meglio le nostre nonne, sono state preparate fin da piccole a fare le mogli e le madri.

E’ bene chiarire che dopo il parto avviene un crollo ormonale, che crea naturalmente uno stato depressivo chiamato “blues”, che dura qualche giorno e scatena nella donna, che si sente indifesa e quasi più “piccola” del proprio figlio neonato, preda di vere e proprie crisi di pianto, causate dal bisogno di essere rassicurata dalla presenza continua del proprio compagno.

E’ importante che il marito sia disponibile ad aiutare la neomamma, alternandosi con lei nell’accudimento del bambino e dando sicurezza alla propria compagna, che inevitabilmente attraverserà momenti di grande fragilità, dandole amore e fiducia per affrontare insieme lacrime e crisi.

E’ una situazione assolutamente normale e fisiologica, che passa senza bisogno di cure particolari, e viene sostituita da un periodo che dura circa un anno, caratterizzato da una grande e continua stanchezza, fisica e mentale.

Il figlio tanto desiderato è finalmente nato: una certezza, dunque, ma la confusione più totale verte sulla propria identità. “Chi sono io? Sono solo una madre o posso essere considerata ancora una donna?”

Spesso il marito è assente e poco attento a ciò che la compagna vive e soffre. Non è futile sentirsi poco attraenti, e la sensazione è rafforzata da un corpo che ha subito modificazioni; da una fragilità che non si è conosciuta prima; dallo spazio di coppia che è necessariamente ridotto e complicato.

La sofferenza non va mai sottovalutata, così come il disagio. Basta uno sguardo, un sorriso, un apprezzamento inaspettato per rischiarare un momento di tristezza, e dedicare tempo e ascolto alla propria donna evita di creare un senso di vuoto che allontana la coppia e spesso non si riesce più a recuperare, perchè crea una frattura che il tempo può solo ampliare.

La neomadre ha paura di non essere una brava madre, la madre perfetta che le pubblicità strombazzano a tutte le ore. Sempre perfettamente truccata e di ottimo umore, in grado di sfornare manicaretti prelibati anche se ha trascorso la notte dormendo soltanto un’ora, felice anche se il marito rientra con dieci ospiti inaspettati per cena, e mai con un capello fuori posto. Sinceramente, più simile a un robot che a un essere umano!

A questo si aggiungono i messaggi culturali che considerano abominevole uno scatto di nervi dovuto alla stanchezza, accrescendo il senso di inadeguatezza, la frustrazione, la paura e lo smarrimento. L’ansia può portare la madre a vegliare il proprio figlio tutta la notte, arrivando a svegliarlo più volte, nel timore che muoia nel sonno.  

La mistificazione sociale del concetto di madre ideale, unita alla mancanza  d’informazione, dilata il disagio: la nascita va affrontata dalla coppia e col sostegno della famiglia: insieme. E’ importante dare alla donna la possibilità di vivere momenti di libertà per recuperare il sonno arretrato, trascorrere del tempo con le amiche o curare il proprio aspetto, ricontattando così la propria identità.

Non si diventa madri perfette immediatamente dopo il parto: c’è bisogno di preparazione alla fatica fisica e all’insopportabilità del pianto persistente del neonato, che è la sua unica forma possibile di comunicazione.

Ma anche l’assenza di pianto può essere vissuta male: un bambino molto “bravo” che piange poco può far sentire la madre inutile nel suo ruolo.

Il tessuto sociale si è impoverito, e non ci si conosce, pur abitando vicini. Le richieste d’aiuto non vengono raccolte, perché spesso manca l’abitudine a comunicare il proprio dolore.

E’ necessario l’ascolto perfino del silenzio, la comprensione, e l’attenzione anche per ciò che non viene detto.

Si prova un grande senso di solitudine nel trovarsi con un bambino piccolo che continua a piangere per ore senza che se ne capisca il motivo, ma il senso di colpa (“non è normale pensare queste cose”) impedisce di chiedere aiuto.

C’è l’abitudine diffusa ad occuparsi soltanto di sé, e questa superficialità impedisce di guardare gli altri con occhi attenti e aperti all’accoglienza.

Quella che ho descritto è la situazione assolutamente normale che ogni donna che diventa madre si trova a vivere. Non c’è da preoccuparsi se ci si sente inadeguate, anzi questo può solo spronare ad essere madri migliori: solo le madri veramente inadeguate ma inconsapevoli di esserlo causano sofferenze ai propri figli!

E nessuna madre ansiosa che ha paura di uccidere il proprio figlio, lo farà mai veramente.

Il discorso cambia se la donna cade nella depressione post-partum vera e propria, una malattia che può durare anche molti anni, in cui la sofferenza è tale da rendere difficoltosa la richiesta d’aiuto. Per i congiunti è spesso difficile interpretare il silenzio unito a segnali di disagio come l’assenza di interessi, l’indifferenza a qualsiasi stimolo e a volte l’emergere di una rabbia continua.

Queste sono situazioni a rischio, sia per la salute mentale della donna che per il figlio piccolo: occorre tanto amore da parte della famiglia, unito all’aiuto di uno psicologo preparato ad affrontare queste tematiche.

Gran parte delle madri figlicide soffrono di un disagio profondo risalente all’infanzia e difficile da capire per chi la circonda: non si tratta di depressione, ma di qualcosa di invisibile che esplode con violenza quando il parto e l’accudimento di un figlio richiedono l’equilibrio che non si è in grado di avere.

Per queste donne, la “distrazione” del partner e la sua mancanza di attenzione amplifica il senso di solitudine che in questo quadro è un sintomo psicotico, proiettato in un’idea di realtà lontana da quella effettiva, che porta a vedere in pericolo di vita un bambino perfettamente sano.

La visione distorta si spinge a credere che il figlio sia indemoniato o che non possa sopravvivere alla morte della madre: ossessioni patologiche che portano alla convinzione che ucciderlo sia l’unico modo possibile per salvarlo.

Sono forme di destrutturazione dell’io preesistenti alla maternità, che esplodono senza che vengano percepiti, perché ne manca la consapevolezza.

Al momento del ricovero nella struttura psichiatrica giudiziaria, queste donne sono totalmente avulse dalla realtà, e devono essere accompagnate in un percorso di crescita e di riappropriazione della propria indipendenza attraverso la cura di sé.

Spesso non sono in grado di lavarsi o di mangiare da sole, e vengono aiutate dalle donne  ricoverate da più tempo. Quando acquisiscono un livello minimo di autonomia, vengono stimolate a sviluppare le proprie risorse attraverso il giardinaggio, il ricamo, la preparazione di alcuni cibi, la lettura.

Queste madri ferite vanno guardate con occhio privo di giudizio: non sono feroci assassine, ma persone con limiti, difficoltà e potenzialità. Consideriamole ciò che sono: donne, persone, esseri umani.

La presa di coscienza dell’atto commesso è parziale, e a volte non avviene. Quando la si raggiunge, si ottiene la più grave punizione possibile, quella che non si finisce mai di scontare: un dolore senza fine e senza consolazione. 

 

26 dicembre 2006

 

Chiara Tamborini

 

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