Grido d'allarme per i videogiochi violenti
Desta preoccupazione il recente annuncio dell’ormai imminente diffusione in Italia del videogioco denominato “Rule of Rose”, per la matrice di particolare violenza che lo contraddistingue.
Narra la vicenda di Jennifer, una bimba costretta a subire ogni genere di sevizie fisiche, psicologiche e sessuali da parte di alcune compagne di scuola, che finiscono per seppellirla viva.
Trattandosi di un prodotto di ultima generazione, è stato realizzato con una grafica che rende le scene più agghiaccianti assai “realistiche”, e indugia sui particolari più sadici, in grado di sconvolgere anche gli adulti.
Il videogame è di produzione giapponese, e truce al punto che la casa produttrice si è dissociata dal diffonderlo in Europa, cedendo così ad un’avversaria un sicuro affare, dato che di un prodotto simile sono state vendute ben 30 milioni di copie.
Pur essendo vietato ai minori di 16 anni, è difficile pensare che questa limitazione possa evitare di danneggiare gli adolescenti, e quand’anche fosse acquistato da un adulto, una volta entrato in casa, potrebbe comunque finire nelle mani di un bambino e traumatizzarlo.
E’ importante che i genitori prestino grande attenzione a tutto ciò che i figli guardano per tutelarli, in quanto la loro giovane età può portarli a confondere tra virtuale e reale, bombardati come sono da tecnologie sempre più sofisticate.
Spesso i ragazzi sono lasciati soli ore ed ore con questo genere di prodotti, e ciò costituisce un grave pericolo: l’assenza di una guida in un’età tanto delicata può deviare in loro il concetto di violenza, facendole assumere valenza positiva e stimolando lo spirito emulativo.
Per evitare una reazione che susciti l’istinto trasgressivo, ad un atteggiamento proibitivo (che stimolerebbe la curiosità), è preferibile il dialogo, trascorrere del tempo condividendo gli hobbies dei propri figli, col duplice scopo di trasmettere valori sani e costruire un rapporto di fiducia che consenta di captare ogni segnale di disagio o pericolo.
Resta comunque sconcertante che i genitori siano lasciati soli ad affrontare problemi che potrebbero essere evitati se la legge impedisse la produzione e la diffusione di videogames dai contenuti cinici, violenti e sadici.
08 dicembre 2006








