Essere o non essere: questo è il problema
Ma la vita cos'è? Non è facile definire una parola così densa di significati, ma proviamo a riprendere le due spiegazioni più note: da un lato la scienza descrive la vita degli esseri viventi come un ciclo (nascita, crescita, riproduzione, morte), mentre la maggior parte delle religioni la rappresentano come un percorso terreno che attraversa lo stadio della morte, vista non come fine dell’esistenza, ma come una necessaria fase di trasformazione che avviene con modalità e traguardi ideologici diversi a seconda della dottrina specifica di ciascuna religione.
A me piace definirla come un percorso dinamico, caratterizzato dalla presenza di alcuni elementi costanti ma soggetto a continui mutamenti: l’individuo, con delle proprie caratteristiche personali che gli appartengono da sempre, si sviluppa “modellando” se stesso nel corso del proprio ciclo, al fine di perseguire l'obiettivo che costituisce l’essenza dello “star bene” quotidiano.
Darwin ci illustrava come gli animali per soddisfare bisogni primari fossero riusciti a modificare parti fisiche del proprio corpo. L'esempio maggiormente descrittivo è quello della giraffa che per riuscire a raggiungere le foglie degli alberi sviluppò un collo estremamente lungo.
Successivamente le scienze sociali, che avevano inizialmente studiato l'azione umana fondando i propri studi su analogie con i sistemi meccanici, oggetto di scienze come la fisica, o con i sistemi organici, oggetto di scienze come la medicina e la biologia, hanno posto a partire dalla fine del secolo scorso la loro attenzione sullo studio dei fenomeni sociali in quanto prodotti dell'azione umana.
Max Weber (1864-1920) pone come oggetto della sociologia l'agire dotato di senso, che viene definito come “l'atteggiamento umano a cui l'individuo che agisce attribuisce un senso soggettivo, in riferimento all'atteggiamento di altri individui”.
Nell'analizzare l’agire sociale dotato di senso, non sono oggetto d'interesse le azioni umane prive di senso intenzionato nei confronti di altri individui, ma l'autore definisce quattro modalità d'azione:
- l'agire razionale rispetto allo scopo: il soggetto sceglie l'obiettivo tra le varie alternative ed individua il mezzo migliore per raggiungere il proprio obiettivo. E' un tipo d'azione dotata di neutralità affettiva;
- l'agire razionale rispetto al valore: l’individuo determina la propria azione sulla base dell’adesione ad un determinato valore (etico, religioso, estetico…) che viene testimoniato nell'agire indipendentemente dalle conseguenze che ne possono derivare, accettando quindi tutti i rischi;
- l'agire affettivamente: l'azione è determinata da un impulso, un'emozione, uno stato d'animo;
- l'agire tradizionalmente: l'individuo è guidato nei suoi atti da un'abitudine
L'uomo mette opera con modalità basate su vari elementi della propria essenza, quali la razionalità e l'emotività, processi che si modificano nel corso della propria esistenza: il bambino esprime i propri bisogni nel corso dei primi mesi di vita attraverso il pianto, l'adolescente attraverso la richiesta verbale di soddisfazione, l'adulto invece attraverso l'attivazione spontanea.
Nell'analizzare l'azione umana non possiamo tralasciare una serie di "elementi incidenti” provenienti dall'esterno: la vita nella società è caratterizzata dall'interazione con gli altri ed il rischio che si può incontrare è quello di trovarsi coinvolti in un processo di omologazione. La perdita di una chiara lettura della propria persona e dei propri obiettivi può portare all'idealizzazione di stereotipi non appartenenti al proprio essere, ma a ciò che entra in contatto con noi.
Sin da piccoli i messaggi del mondo esterno possono apparire contradditori rispetto al proprio essere o all'educazione che viene trasmessa dai genitori: la televisione trasmette falsi ideali estetici, surrogati di bellezza estremizzati che non rappresentano la realtà quotidiana, facendo spesso dimenticare che le persone che ci circondano non sono, anche per nostra fortuna, totalmente identiche a noi o corrispondenti a quei modelli.
Questo scambio continuo di informazioni frutto della costante interazione tra le persone può costituire una grossa risorsa, ma anche, soprattutto nei soggetti più fragili, un rischio, poiché l'espressione della propria personalità può essere influenzata da elementi che non fanno parte del proprio io, che non riguardano direttamente l’individuo, ma in maniera inconscia influenzano il suo agire.
La vita ci chiede di riuscire a far prevalere la coerenza e la limpidità della nostra persona per poter vivere bene con noi stessi ma anche con il diverso mondo che ci circonda.
02 luglio 2008
Cristina Franchino
A me piace definirla come un percorso dinamico, caratterizzato dalla presenza di alcuni elementi costanti ma soggetto a continui mutamenti: l’individuo, con delle proprie caratteristiche personali che gli appartengono da sempre, si sviluppa “modellando” se stesso nel corso del proprio ciclo, al fine di perseguire l'obiettivo che costituisce l’essenza dello “star bene” quotidiano.
Darwin ci illustrava come gli animali per soddisfare bisogni primari fossero riusciti a modificare parti fisiche del proprio corpo. L'esempio maggiormente descrittivo è quello della giraffa che per riuscire a raggiungere le foglie degli alberi sviluppò un collo estremamente lungo.
Successivamente le scienze sociali, che avevano inizialmente studiato l'azione umana fondando i propri studi su analogie con i sistemi meccanici, oggetto di scienze come la fisica, o con i sistemi organici, oggetto di scienze come la medicina e la biologia, hanno posto a partire dalla fine del secolo scorso la loro attenzione sullo studio dei fenomeni sociali in quanto prodotti dell'azione umana.
Max Weber (1864-1920) pone come oggetto della sociologia l'agire dotato di senso, che viene definito come “l'atteggiamento umano a cui l'individuo che agisce attribuisce un senso soggettivo, in riferimento all'atteggiamento di altri individui”.
Nell'analizzare l’agire sociale dotato di senso, non sono oggetto d'interesse le azioni umane prive di senso intenzionato nei confronti di altri individui, ma l'autore definisce quattro modalità d'azione:
- l'agire razionale rispetto allo scopo: il soggetto sceglie l'obiettivo tra le varie alternative ed individua il mezzo migliore per raggiungere il proprio obiettivo. E' un tipo d'azione dotata di neutralità affettiva;
- l'agire razionale rispetto al valore: l’individuo determina la propria azione sulla base dell’adesione ad un determinato valore (etico, religioso, estetico…) che viene testimoniato nell'agire indipendentemente dalle conseguenze che ne possono derivare, accettando quindi tutti i rischi;
- l'agire affettivamente: l'azione è determinata da un impulso, un'emozione, uno stato d'animo;
- l'agire tradizionalmente: l'individuo è guidato nei suoi atti da un'abitudine
L'uomo mette opera con modalità basate su vari elementi della propria essenza, quali la razionalità e l'emotività, processi che si modificano nel corso della propria esistenza: il bambino esprime i propri bisogni nel corso dei primi mesi di vita attraverso il pianto, l'adolescente attraverso la richiesta verbale di soddisfazione, l'adulto invece attraverso l'attivazione spontanea.
Nell'analizzare l'azione umana non possiamo tralasciare una serie di "elementi incidenti” provenienti dall'esterno: la vita nella società è caratterizzata dall'interazione con gli altri ed il rischio che si può incontrare è quello di trovarsi coinvolti in un processo di omologazione. La perdita di una chiara lettura della propria persona e dei propri obiettivi può portare all'idealizzazione di stereotipi non appartenenti al proprio essere, ma a ciò che entra in contatto con noi.
Sin da piccoli i messaggi del mondo esterno possono apparire contradditori rispetto al proprio essere o all'educazione che viene trasmessa dai genitori: la televisione trasmette falsi ideali estetici, surrogati di bellezza estremizzati che non rappresentano la realtà quotidiana, facendo spesso dimenticare che le persone che ci circondano non sono, anche per nostra fortuna, totalmente identiche a noi o corrispondenti a quei modelli.
Questo scambio continuo di informazioni frutto della costante interazione tra le persone può costituire una grossa risorsa, ma anche, soprattutto nei soggetti più fragili, un rischio, poiché l'espressione della propria personalità può essere influenzata da elementi che non fanno parte del proprio io, che non riguardano direttamente l’individuo, ma in maniera inconscia influenzano il suo agire.
La vita ci chiede di riuscire a far prevalere la coerenza e la limpidità della nostra persona per poter vivere bene con noi stessi ma anche con il diverso mondo che ci circonda.
02 luglio 2008
Cristina Franchino








