La cronaca nella porta accanto
Stavo per andare in studio ma mi accorgo di non avere il cavo per ricaricare il cellulare, allora passo da casa un attimo. Il tempo di scendere dalla macchina che avverto dei movimenti strani: via vai di persone, tensione nell’aria.
Aperto il cancelletto varco il portone e prendo l’ascensore, come sempre. Niente di strano.
Preso quello che mi serviva riprendo l’ascensore e scendo.
In un attimo, vedo il mio vicino molto serio, davanti e dietro di lui due uomini di bell’aspetto molto concentrati che stanno per salire le scale. Uno dei due gli somiglia tantissimo: faccio la fantasia che sia il fratello più grande. Con il vicino mi saluto, avverto un forte senso di rabbia, disagio.
Un incrociarsi di sguardi carichi di tensione.
Una volta uscita dal portone mi cade lo sguardo sulla macchina del vicino completamente aperta (portiere e portellone posteriore). Mi dico “Staranno per partire!” “Si staranno preparando per il battesimo del piccolo!” visto che hanno un bambino di cinque mesi.
Salgo in macchina e vedo l’uomo che gli era davanti allontanarsi da un'altra uscita.
Strano! Visto che il cancelletto è proprio di fronte al portone.
“Bizzarro!” mi dico.
Una volta partita con la mia auto svolto a sinistra e lì, rivedo ancora quell’uomo: noto che esce dal cancello guardando fisso innanzi a lui, dove c’è un altro uomo ben vestito che ripone una giacca nella macchina.
“Che strano!” penso “perché mai avranno parcheggiato nella via opposta”.
Secondi che mi rimangono impressi per la stranezza delle circostanze e per il forte carico di tensione che si avvertiva nell’aria.
A questo punto proseguo nella mia strada e vado al lavoro…..
Due giorni dopo, uscendo di casa incrocio le mie vicine nell’atrio del portone che mi svelano il mistero di due giorni prima.
Il vicino è stato arrestato per spaccio di droga.
Era pedinato da giorni ed era noto alle forze dell’ordine. IL signor X (lo chiamo così) di 35 anni era una persona nota alle forze dell’ordine per i suoi precedenti. Dopo appostamenti e pedinamenti lo hanno arrestato i carabinieri del Reparto Operativo, scoprendo nella sua auto dieci chilogrammi di hashish suddivisi in vari panetti all’interno di una borsa.
Lo hanno intercettato mentre arrivava da Milano con il carico, nel momento in cui è stato La droga acquistata sarebbe stata immessa nel mercato dei giovani, quindi nelle scuole, discoteche, centri di aggregazione.
Quella droga avrebbe fatturato sessantamila euro.
Nella sua abitazione (che è l’appartamento a fianco al mio) i carabinieri hanno trovato un bilancino di precisione ed altri attrezzi che servivano per confezionare le dosi.
Quando ho saputo il tanto sono rimasta senza parole con un senso di rabbia mista a stupore per una persona che dietro una faccia di perbenismo vendeva morte.
Quella persona un anno e mezzo fa ha concepito con la sua compagna un bambino che ora ha cinque mesi. La rabbia che ho provato non era tanto riferita a lui quanto a suo figlio, ed ho pensato: oggi suo padre spaccia droga ai ragazzini per avere una vita agiata, domani divenuto adolescente, una persona (che potrà sembrare suo padre) gli si avvicinerà per dirgli “Prova! È divertente!”.
A questo punto tante le riflessioni che mi vengono:
con quale consapevolezza e progetto di vita per il futuro hanno concepito e dato alla luce un bimbo. Una persona quando diventa genitore ha una grandissima responsabilità affettiva, comportamentale, morale, civile e legale.
Un bambino non deve solo essere nutrito, cambiato, coccolato e lavata.
Un bambino ha bisogno della coerenza e della congruenza tra il sentirsi amato e l’amore per la vita.
Un padre che cura amorevolmente il proprio figlio, lo veste e lo porta a passeggio: crea intorno al bambino un armonia che lo fa crescere bene.
Quando quello stesso padre nel lavoro vende morte a persone giovani (presto raggiungibili per età dal proprio figlio), pone una pesante incongruenza morale, civile, legale e di amore per la vita innanzi al figlio.
Intorno a noi accadono veramente tantissime cose, fatti, situazioni che neanche immaginiamo, fino a quando un articolo sul giornale o la notizia al telegiornale ci fanno vedere e sentire quanto ramificato e dilagante sia il male sociale.








