La felicità è
La felicità è …..
Omnis instabilis et incerta felicitas est
La felicità è sempre instabile e incerta
(Seneca)
Secondo questa citazione dunque la felicità è una condizione di benessere dell’essere umano non costante nel tempo. Uno stato più o meno durevole a seconda che le emozioni e le sensazioni del corpo, dell’emotivo e della mente procurano un senso di appagamento per un periodo più o meno lungo.
La felicità - Corpo
La felicità nel corpo è fortemente legato alla soddisfazione dei bisogni primari, dovuti agli istinti e agli impulsi biologici, quali ad esempio la fame, la sete, il sonno, l'appagamento sessuale. Questi a ragione vanno considerati come parte integrante della condizione di felicità, in quanto il loro mancato appagamento crea un tale stato di disagio che alla lunga può condurre a delle gravi conseguenze. Una persona che non si nutre, che non beve, oltre a far deperire gradatamente il suo corpo arriva alla morte. Chi non dorme mai porta il corpo ad uno stato di tensione paragonabile a quello vissuto dai prigionieri in tempo di guerra, quando si utilizzava il mancato sonno come forma di tortura. Il mancato appagamento sessuale poi, oltre al piacere fisico in sé ha delle ripercussioni sulla continuità della specie.
I bisogni biologici nel momento in cui si attivano inducono immediatamente uno stato di attesa e di mancata felicità. una volta appagato il bisogno primario questa tende automaticamente a ripristinarsi. Il senso di appagamento biologico ottiene l’effetto di creare una condizione di serenità e di tranquillità fisica che si ripercuote sulle altre componenti: psiche e anima.
L'appagamento biologico però è una condizione temporanea nel senso che continuamente si ripresentano i bisogni e pulsioni: ciclicamente abbiamo fame, sonno…..
Tra il 1943 e il 1954 lo psicologo statunitense Abraham Maslow ha concepito il concetto di “Hierachy of Needs” (gerarchia dei bisogni o necessità). Secondo l’autore i bisogni sono suddivisi in cinque categorie e sono gerarchici. Alla base della piramide si trovano i bisogni fisiologici/organici, come mangiare, bere, dormire, coprirsi..., a seguire i bisogni più elevati come il bisogno di sicurezza, il bisogno di appartenenza, il bisogno di stima e di autorealizzazione

Questa piramide dei bisogni evidenzia molto bene quanto è importante soddisfare i bisogni biologici, da Maslow indicati come fisiologici
La felicità - Anima
Maslow, nella piramide dei bisogni, evidenzia l’elevarsi della soddisfazione dei bisogni, passando da quelli fisiologici a quelli emotivi, sociali e mentali.
Nel mondo animale esistono leggi di natura per cui, ad esempio, in un gruppo tutti riconoscono il capo branco, sottomettendosi a lui perché ne riconoscono la potenza, non solo in senso fisico. Nel dizionario Zingarelli alla parola capobranco si trova la definizione “colui che guida il branco”.
Nei libri di etologia il concetto viene approfondito, ecco alcuni significati: il capobranco è un archetipo, simbolo d'autorevolezza capace d'essere compreso per antica disposizione psicologica acquisita per via genetica. Attraverso un linguaggio corporeo fatto di gesti, posture, azioni, suoni e contatti, suscita nei conspecifici stati interiori di soggezione, che rimandano, in senso lato, alla condizione psicologica che nel nostro linguaggio comune definiamo come rispetto.
Nel mondo animale esistono leggi di natura per cui, ad esempio, in un gruppo tutti riconoscono il capo branco, sottomettendosi a lui perché ne riconoscono la potenza, non solo in senso fisico. Nel dizionario Zingarelli alla parola capobranco si trova la definizione “colui che guida il branco”.
Nei libri di etologia il concetto viene approfondito, ecco alcuni significati: il capobranco è un archetipo, simbolo d'autorevolezza capace d'essere compreso per antica disposizione psicologica acquisita per via genetica. Attraverso un linguaggio corporeo fatto di gesti, posture, azioni, suoni e contatti, suscita nei conspecifici stati interiori di soggezione, che rimandano, in senso lato, alla condizione psicologica che nel nostro linguaggio comune definiamo come rispetto.
Inoltre: "Oltre che una gamma di capacità innate, molti animali dispongono della capacità, acquisita filogeneticamente, di rispondere a priori a certi stimoli o combinazioni di stimoli con azioni determinate che contribuiscono alla conservazione della specie. Questo richiede speciali meccanismi scatenanti innati" (Irenaus Eibl Eibsfeldt - I fondamenti dell'etologia).
Per un predato, disporre di meccanismi nervosi capaci di farlo reagire "a priori" a determinati segnali come ad esempio quelli di caccia degli animali predatori, prima dell'esperienza che potrebbe risultargli mortale, rappresenta il fondamento genetico per la sopravvivenza allo stato naturale.
Per un predato, disporre di meccanismi nervosi capaci di farlo reagire "a priori" a determinati segnali come ad esempio quelli di caccia degli animali predatori, prima dell'esperienza che potrebbe risultargli mortale, rappresenta il fondamento genetico per la sopravvivenza allo stato naturale.
Quando si parla di felicità nell’anima l’associazione che viene fatta è alla religione: quindi la religione come fonte di nutrimento per il benessere dell’anima.
A tal proposito le religioni dividono il concetto di felicità materiale dallo spirito: per cui, la felicità procurata dalla cose materiali è definita a volte in modo dispregiativo come piacere, mentre la felicità in senso spirituale è raggiungibile attraverso la semplicità e serenità dell'anima. Basti pensare a San Francesco: era ricco, forse anche felice, ma di una felicità non completa, questi ha lasciato tutto diventando povero ma completamente felice interiormente.
Per distaccarsi dai piaceri materiali alcune religioni in ricorrenze religiose prevedono il digiuno, o il ridurre drasticamente certi alimenti in alcuni periodi dell’anno. Pensate alla Quaresima per il Cristianesimo: in questa occasione è previsto un pasto definito “di magro”. Nella Vangelo c’è il passo delle beatitudini dove Gesù elenca una serie di azioni che permettono di raggiungere lo stato di beatitudine. Qui la felicità assoluta è raggiungibile attraverso la visione di Dio.
Il bisogno di scindere il materiale dallo spirituale nella religione ha un suo senso. Proviamo a pensare al tenore di vita delle persone, per esempio nel 1600. La maggior parte della popolazione aveva un vita estremamente instabile: guerre, carestie, malattie segnavano l'esistenza. La giustizia, la libertà individuale, la democrazia erano pure e semplici chimere. Ipotizzare che in quel periodo la felicità dell'individuo potesse dipendere da come riusciva a gestire le sue emozioni è improbo: a quei tempi una persona in giovane età non sapeva quanto avrebbe vissuto, se per un anno o più e questo per le condizioni che lo circondavano. La vita era pesantemente condizionata da fattori esterni, tant'è che la fuga dal mondo (monaci, eremiti ecc.) era una prassi abbastanza consolidata, una strategia esistenziale per stare bene. In questo le religioni fornivano (e lo fanno ancora in Paesi dove le condizioni di vita sono paragonabili a quelle occidentali di qualche secolo fa) una chiara risposta esistenziale: la felicità sta sopra di noi, non dentro di noi.
Con il migliorare delle condizioni di vita e con l'affermazione dei diritti umani, all'uomo la religione non è più bastata perché era fisiologicamente possibile essere felici anche nella vita terrena; la religione insegnava a sopportare i problemi del mondo, ma non insegnava a gestirli tanto meno a evitarli. Nel mondo occidentale questa consapevolezza ha mandato in crisi la religione, mandando in crisi anche l'individuo, rimasto senza faro.
Epicureo in una Lettera sulla felicità ravvisa sul fatto che non c'è età per conoscere la felicità. Non si è mai ne troppo vecchi ne troppo giovani per occuparsi del benessere dell'anima. La felicità è la conoscenza delle cose e questo basta a infondere lo stato di felicità. Nella vita l'uomo è tendenzialmente prodigo per allontanare da se sia il dolore fisico che psichico, cosa questa che lo porta al raggiungimento della felicità; va bene, ma per Epicureo non è sufficiente.
Egli sostiene che si deve provare piacere, pertanto li classifica dividendoli in tre grandi categorie:
I piaceri naturali e necessari, come: l'amicizia, la libertà, il riparo, il cibo, l'amore, il vestirsi, le cure.
I piaceri naturali ma non del tutto necessari come: l'abbondanza, il lusso, case enormi oltre il necessario, cibi raffinati ed in abbondanza.
I piaceri del tutto accessori,come il successo, il potere, la gloria, la fama.
L'uomo, come già detto e come ben illustrato nella piramide di Maslow, accanto a tutto ciò ha anche delle necessità sovrastrutturate, vediamo quali nella Felicità-Mente
La felicità – Mente
L’essere umano oltre al soddisfacimento dei bisogni fisiologici ha una innata ambizione a migliorarsi, a crescere intellettualmente, a primeggiare sugli altri, a competere, a ricercare la verità delle cose che lo circondano. Per raggiungere questi obiettivi l'uomo mette in campo tutta la sua passione, la sua forza e la sua anima e quando raggiunge l'obiettivo che si è posto trova un appagamento di felicità proprio dell'intelletto.
La felicità quindi, può essere il raggiungimento di un desiderio, la soddisfazione nel vederlo realizzato, oppure, sotto il profilo psicologico, può essere la soluzione di un problema, condizione che genera appagamento e quindi gioia.
La felicità non è a compartimenti stagni, ma è olismo: è in tutto l’essere umano fatto di testa, di cuore e di corpo.
Può essere un sorriso di un bambino, l'acquisto di una villa con piscina, può essere un matrimonio, o la conquista dell'Everest, la pace dei sensi o la vincita dei mondiali.
Nel terzo mondo il raggiungimento di una ciotola di riso (bisogno primario) è felicità. Nei paesi ricchi il comprare un'auto di lusso (bisogno sovrastrutturato) è felicità. Sono due emozioni non comparabili ma che fanno parte della felicità umana.
Secondo teorie contemporanee la felicità consiste nel riuscire a sentire e provare ciò che esiste di bello nella vita. Non è una emozione oggettiva che si può racchiudere in una sola parola ma una capacità individuale, non è fortuita e casuale come un evento del destino ma una capacità da scoprire e imparare a gestire. Secondo queste teorie dunque, bisogna imparare ad essere felici.
La felicità non consiste solamente nel riuscire a inseguire i sogni e le aspettative di domani, quanto il cercare di gioire di quello che si ha oggi. Spesso si scambia l'inseguimento della ricchezza, della fama, del successo, del potere come se il loro raggiungimento dia la sensazione di felicità. Niente di più sbagliato in quanto questo atteggiamento crea uno stato di attivazione all’ansia ansia che è in opposizione con la felicità.
Nella società contemporanea c’è un modo di essere che schiavizza (e chi è schiavo non è libero). L'inseguimento della ricchezza, della fama, del successo, del potere rende schiavi del sistema “business”: se uno è schiavo non è libero e quindi non è felice.
Solamente la libertà dal sistema ci fa vedere il presente e ci fa gioire di quello che ci circonda.
La felicità ha due condizioni fondamentali:
- il raggiungimento del benessere del corpo
- il raggiungimento della serenità dell'anima.
Solo il raggiungimento di entrambi dà la felicità completa.
Felicità è anche uno stato di diritto
Il concetto di felicità è un valore esplicitamente sancito anche in alcune Costituzioni oltre che nella Dichiarazione d'Indipendenza degli Stati Uniti d'America. Nella Costituzione italiana il “pieno sviluppo della persona umana” è valore sancito dall’art. 3. La felicità ha dunque a che fare con la privacy, nel suo aspetto difensivo ed evolutivo, è essenziale per garantire la tutela della dignità della persona in ogni suo aspetto e dunque garantire la sua felicità. Rispettare la vita privata significa anche permettere a ciascuno di realizzare i propri sogni, di non rinunciare alla felicità nelle forme in cui la si identifica, di decidere personalmente circa ciascun aspetto del proprio cammino.
Dunque realizzare i propri sogni è sviluppare a pieno se stesso, trovando il necessario equilibrio per raggiungere la propria felicità. Il diritto alla felicità, la privacy ed il correlato diritto all’identità personale (sancito tra i diritti inviolabili ex art. 2 Cost., sent. Corte Cost. n. 13/1994) rappresentano quindi un rovesciamento di prospettiva nei confronti di imposizioni atte a trasferire sulla persona modelli prefabbricati. Ciascun essere umano è unico e come tale irripetibile, artefice dei suoi progetti, non standardizzabile.
Dunque realizzare i propri sogni è sviluppare a pieno se stesso, trovando il necessario equilibrio per raggiungere la propria felicità. Il diritto alla felicità, la privacy ed il correlato diritto all’identità personale (sancito tra i diritti inviolabili ex art. 2 Cost., sent. Corte Cost. n. 13/1994) rappresentano quindi un rovesciamento di prospettiva nei confronti di imposizioni atte a trasferire sulla persona modelli prefabbricati. Ciascun essere umano è unico e come tale irripetibile, artefice dei suoi progetti, non standardizzabile.
- Psicologia della felicità, Michael Argyle, editore Cortina Raffaello
- Il Pensiero Positivo, Giuliana Proietti, Xenia Edizioni
- La felicità. Saggio di teoria degli affetti, Salvatore Natoli, Feltrinelli 2003
- La formula della felicità, Stefan Klein, Longanesi, Milano, 2003
- La ricerca della felicità, J. Krishnamurti, Rizzoli, Milano, 1993
- Breve storia delle emozioni, Keith Oatley, Il Mulino
- La forza delle emozioni, C. Andrè e F. Lelord, TEA








