• Il tradimento vero è quello di seguire il mondo così com'è, ed impiegare la mente a giustificarlo.

    Jean Guehenno
  • Nemo malus felix
    Nessun malvagio è felice

    Giovenale
  • L'anima e' eterna e quello che non fa oggi lo potra' fare domani. Il corpo passa presto e quello che non fa oggi non potra' farlo mai piu'.

    Anonimo
  • Quando due mondi si incontrano è un momento di festa ma se i due mondi si confondono diventa solo confusione e caos e la gioia finisce perché non si sa più chi si è. Apriti agli altri senza perdere mai la tua bellezza.
    Dr.ssa Cristina Franchino
  • Si è felici soltanto quando i piaceri e le passioni sono soddisfatti.

    Émilie du Châtelet
  • Il Vento Soffia Dal Mare
    Dall'acqua sabbiosa respiro l'odore del mare;
    di là giunge il vento e soffia
    su tutta la terra.
    Dall'acqua sabbiosa respiro l'odore del mare;
    di là arrivano le nubi e cade la pioggia
    sul mondo

    Canto Papago
  • Il primo effetto dell'amore è di ispirare un gran rispetto: si ha una sorta di venerazione per ciò che si ama.

    E' giustissimo: non si vede nulla nel mondo come ciò che si ama.

     

    Blaise Pascal

  • Non si può vedere la propria immagine riflessa nelle acque di un torrente, ma solo in quelle calme. E solo chi è calmo dentro di se può dare la tranquillità a chi la cerca.

    Anonimo
  • Chi sa ridere è padrone del mondo.

    Giacomo Leopardi
  • La nostra felicità non dipende soltanto dalle gioie attuali ma anche dalle nostre speranze e dai nostri ricordi. Il presente si arricchisce del passato e del futuro.

    Émilie du Châtelet

  • Dobbiamo diventare il cambiamento che vogliamo vedere.

    Gandhi
  • "Vedere il mondo in un granello di sabbia, ed il cielo in un fiore di campo...tenere l'infinito nel palmo della mano e l'Eternità in un'ora!"

    William Blake
  • L'amore è sempre rivelazione della libertà dell'Altro

    Octavio Paz

  • Me l'hanno raccontato e ho dimenticato,
    l'ho visto e ho capito,
    l'ho fatto e ho imparato

    - Confucio -
  • Il legno buono non cresce negli agi. Più il vento è forte più gli alberi sono forti.

    Detto indiano
  • "Bisogna educarsi e addestrarsi a salutare con gioia ogni giorno, soprattutto alle straordinarie sorprese di questo giorno. Del suo irresistibile corso. Ogni giorno può fare di noi dei portatori di gioia"
    R B Powell
  • Non è forte colui che non cade mai, ma colui che cadendo si rialza.

    Johann Wolfgang von Goethe
  • Speak with integrity. Say only what you mean. Avoid using the word to speak against yourself or to gossip about others. Use the power of your word in the direction of truth and love.


    Don Miguel Ruiz
  • Coloro che dicono che il mondo andrà sempre così come è andato finora…contribuiscono a far sì che l’oggetto della loro predizione si avveri
     
    Immanuel Kant
  • La felicità è un modo di vedere.

    Ugo Ojetti
  • Domanda consiglio a chi ben si corregge.

    Leonardo Da Vinci
  • Si è più felici in solitudine che in compagnia. Non deriverà forse dal fatto che in solitudine si pensa alle cose e che in compagnia si è costretti a pensare alle persone?

    Nicolas Chamfort
  • Ieri è storia, domani è un mistero ma oggi.... l'oggi è un dono.
    Per questo lo chiamano "presente".

    tratto dal film "Kung Fu Panda"
  • Arrampicati sempre più in alto, la tua meta è il cielo, il tuo obiettivo la stella.

    iscrizione davanti al Williams College
  • Le verità che contano, i grandi principi, alla fine, restano sempre due o tre. Sono quelli che ti ha insegnato tua madre da bambino.

    Enzo Biagi
  • ...per raggiungere le proprie mete, nella vita, ci vogliono fede, pratica e fortuna...
  • Non ti abbiamo fatto né di cielo né di terra, né mortale né immortale, cosicché con libera scelta e con onore, come creatore e artefice di te stesso, tu potrai modellarti nella forma che preferirai. Dal giudizio del tuo spirito ti verrà il potere di rinascere in forme più alte, che sono divine.

    Pico della Mirandola
  • Da queste parti, comunque, non
    guardiamo indietro a lungo.
    Andiamo sempre avanti, aprendo nuove porte e
    facendo cose nuove, perché siamo curiosi...
    E la curiosità ci porta verso nuovi orizzonti.

    tratto da "I Robinson, una famiglia spaziale"
  • La felicità è dentro di noi
    Siamo felici perchè amiamo,
    non perchè siamo amati

    Madre Teresa di Calcutta
  • Tutti i grandi sono stati bambini
    una volta
    (Ma pochi di essi se ne ricordano)

    Antoine de Saint-Exupéry
     
  • Chi vive senza follia non è così saggio come crede.

  • “La nostra meta non è mai un luogo,
    ma un nuovo modo di vedere le cose.”

    Henry Miller (1891-1980)
  • La vera scoperta non consiste nel trovare nuovi territori, ma nel vederli con nuovi occhi

    Marcel Proust
  • La libertà non è una cosa che si possa dare; la libertà uno se la prende, e ciascuno è libero quanto vuole esserlo.

    James Baldwin
  • Se queste idee non vi piacciono non importa: ne ho altre

    Marshall McLuhan
  • E' inutile temere cio' che non si puo' evitare

    proverbio latino
  • Un uomo è rispettabile solo in quanto porta rispetto.

     

    Ralph Waldo Emerson

  • Se puoi sognarlo, puoi farlo.

    Walt Disney
  • L’uomo che osa sprecare anche un’ora del suo tempo non ha scoperto il valore della vita...Non è la più forte delle specie che sopravvive, né la più intelligente, ma quella più reattiva ai cambiamenti.
    Charles Darwin
  • La sola differenza tra un santo e un peccatore è che ogni santo ha un passato e ogni peccatore un futuro

    Oscar Wilde
  • Vivi come se dovessi morire domani.
    Impara come se dovessi vivere per sempre.

    Gandhi
  • Uno dei grandi segreti della felicità è moderare i desideri e amare ciò che già si possiede.

    Émilie du Châtelet
  • Non sprecare lacrime nuove per vecchi dolori. 

    Euripide
  • Dimmi e io dimenticherò.
    Fammi vedere e forse ricorderò.
    Coinvolgimi e io capirò.

    Proverbio nativo americano
  •  ...Perchè una realtà non ci fu data e non c'è; ma dobbiamo farcela noi, se vogliamo essere; e non sarà mai una per sempre, ma di continuo e infinitamente mutabile...

    Luigi Pirandello
  • In definitiva, la pace si riduce al rispetto dei diritti inviolabili dell'uomo - opera di giustizia è la pace - mentre la guerra nasce dalla violazione di questi diritti.

     

    Karol Jozef Wojtyla

La felicità è

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La felicità è …..
Omnis instabilis et incerta felicitas est
 
La felicità è sempre instabile e incerta
 
(Seneca)
 
Secondo questa citazione dunque la felicità è una condizione di benessere dell’essere umano non costante nel tempo. Uno stato più o meno durevole a seconda che le emozioni e le sensazioni del corpo, dell’emotivo e della mente procurano un senso di appagamento per un periodo più o meno lungo.

 
La felicità - Corpo
 
La felicità nel corpo è fortemente legato alla soddisfazione dei bisogni primari, dovuti agli istinti e agli impulsi biologici, quali ad esempio la fame, la sete, il sonno, l'appagamento sessuale. Questi a ragione vanno considerati come parte integrante della condizione di felicità, in quanto il loro mancato appagamento crea un tale stato di disagio che alla lunga può condurre a delle gravi conseguenze. Una persona che non si nutre, che non beve, oltre a far deperire gradatamente il suo corpo  arriva alla morte. Chi non dorme mai porta il corpo ad uno stato di tensione paragonabile a quello vissuto dai prigionieri in tempo di guerra, quando si utilizzava il mancato sonno come forma di tortura. Il mancato appagamento sessuale poi, oltre al piacere fisico in sé ha delle ripercussioni sulla continuità della specie.
I bisogni biologici nel momento in cui si attivano inducono immediatamente uno stato di attesa e di mancata felicità. una volta appagato il bisogno primario questa tende automaticamente a ripristinarsi. Il senso di appagamento biologico ottiene l’effetto di creare una condizione di serenità e di tranquillità fisica che si ripercuote sulle altre componenti: psiche e anima.
L'appagamento biologico però è una condizione temporanea nel senso che continuamente si ripresentano i bisogni e pulsioni: ciclicamente abbiamo fame, sonno…..
Tra il 1943 e il 1954 lo psicologo statunitense Abraham Maslow ha concepito il concetto di “Hierachy of Needs” (gerarchia dei bisogni o necessità). Secondo l’autore i bisogni sono suddivisi in cinque categorie e sono gerarchici. Alla base della piramide si trovano i bisogni fisiologici/organici, come mangiare, bere, dormire, coprirsi..., a seguire i bisogni più elevati come il bisogno di sicurezza, il bisogno di appartenenza, il bisogno di stima e di autorealizzazione

 



Questa piramide dei bisogni evidenzia molto bene quanto è importante soddisfare i bisogni biologici, da Maslow indicati come fisiologici
 
 
 
La felicità - Anima

Maslow, nella piramide dei bisogni, evidenzia l’elevarsi della soddisfazione dei bisogni, passando da quelli fisiologici a quelli emotivi, sociali e mentali.
Nel mondo animale esistono leggi di natura per cui, ad esempio, in un gruppo tutti riconoscono il capo branco, sottomettendosi a lui perché ne riconoscono la potenza, non solo in senso fisico. Nel dizionario Zingarelli alla parola capobranco si trova la definizione “colui che guida il branco”.
Nei libri di etologia il concetto viene approfondito, ecco alcuni significati: il capobranco è un archetipo, simbolo d'autorevolezza capace d'essere compreso per antica disposizione psicologica acquisita per via genetica. Attraverso un linguaggio corporeo fatto di gesti, posture, azioni, suoni e contatti, suscita nei conspecifici stati interiori di soggezione, che rimandano, in senso lato, alla condizione psicologica che nel nostro linguaggio comune definiamo come rispetto.
Inoltre: "Oltre che una gamma di capacità innate, molti animali dispongono della capacità, acquisita filogeneticamente, di rispondere a priori a certi stimoli o combinazioni di stimoli con azioni determinate che contribuiscono alla conservazione della specie. Questo richiede speciali meccanismi scatenanti innati" (Irenaus Eibl Eibsfeldt - I fondamenti dell'etologia).
Per un predato, disporre di meccanismi nervosi capaci di farlo reagire "a priori" a determinati segnali come ad esempio quelli di caccia degli animali predatori, prima dell'esperienza che potrebbe risultargli mortale, rappresenta il fondamento genetico per la sopravvivenza allo stato naturale.

Quando si parla di felicità nell’anima l’associazione che viene fatta è alla religione: quindi la religione come fonte di nutrimento per il benessere dell’anima.
A tal proposito le religioni dividono il concetto di felicità materiale dallo spirito: per cui, la felicità procurata dalla cose materiali è definita a volte in modo dispregiativo come piacere, mentre la felicità in senso spirituale è raggiungibile attraverso la semplicità e serenità dell'anima. Basti pensare a San Francesco: era ricco, forse anche felice, ma di una felicità non completa, questi ha lasciato tutto diventando povero ma completamente felice interiormente.
Per distaccarsi dai piaceri materiali alcune religioni in ricorrenze religiose prevedono il digiuno, o il ridurre drasticamente certi alimenti in alcuni periodi dell’anno. Pensate alla Quaresima per il Cristianesimo: in questa occasione è previsto un pasto definito “di magro”. Nella Vangelo c’è il passo delle beatitudini dove Gesù elenca una serie di azioni che permettono di raggiungere lo stato di beatitudine. Qui la felicità assoluta è raggiungibile attraverso la visione di Dio.
Il bisogno di scindere il materiale dallo spirituale nella religione ha un suo senso. Proviamo a pensare al tenore di vita delle persone, per esempio nel 1600. La maggior parte della popolazione aveva un vita estremamente instabile: guerre, carestie, malattie segnavano l'esistenza. La giustizia, la libertà individuale, la democrazia erano pure e semplici chimere. Ipotizzare che in quel periodo la felicità dell'individuo potesse dipendere da come riusciva a gestire le sue emozioni è improbo: a quei tempi una persona in giovane età non sapeva quanto avrebbe vissuto, se per un anno o più e questo per le condizioni che lo circondavano. La vita era pesantemente condizionata da fattori esterni, tant'è che la fuga dal mondo (monaci, eremiti ecc.) era una prassi abbastanza consolidata, una strategia esistenziale per stare bene. In questo le religioni fornivano (e lo fanno ancora in Paesi dove le condizioni di vita sono paragonabili a quelle occidentali di qualche secolo fa) una chiara risposta esistenziale: la felicità sta sopra di noi, non dentro di noi.

Con il migliorare delle condizioni di vita e con l'affermazione dei diritti umani, all'uomo la religione non è più bastata perché era fisiologicamente possibile essere felici anche nella vita terrena; la religione insegnava a sopportare i problemi del mondo, ma non insegnava a gestirli tanto meno a evitarli. Nel mondo occidentale questa consapevolezza ha mandato in crisi la religione, mandando in crisi anche l'individuo, rimasto senza faro.

Epicureo in una Lettera sulla felicità ravvisa sul fatto che non c'è età per conoscere la felicità. Non si è mai ne troppo vecchi ne troppo giovani per occuparsi del benessere dell'anima. La felicità è la conoscenza delle cose e questo basta a infondere lo stato di felicità. Nella vita l'uomo  è tendenzialmente prodigo per allontanare da se sia il dolore fisico che psichico, cosa questa che lo porta al raggiungimento della felicità; va bene, ma per Epicureo non è sufficiente.
Egli sostiene che si deve provare piacere, pertanto li classifica dividendoli in tre grandi categorie:
I piaceri naturali e necessari, come: l'amicizia, la libertà, il riparo, il cibo, l'amore, il vestirsi, le cure.
I piaceri naturali ma non del tutto necessari come: l'abbondanza, il lusso, case enormi oltre il necessario, cibi raffinati ed in abbondanza.
I piaceri del tutto accessori,come il successo, il potere, la gloria, la fama.
L'uomo, come già detto e come ben illustrato nella piramide di Maslow, accanto a tutto ciò ha anche delle necessità sovrastrutturate, vediamo quali nella Felicità-Mente
 


La felicità – Mente
 
L’essere umano oltre al soddisfacimento dei bisogni fisiologici ha una innata ambizione a migliorarsi, a crescere intellettualmente, a primeggiare sugli altri, a competere, a ricercare la verità delle cose che lo circondano. Per raggiungere questi obiettivi l'uomo mette in campo tutta la sua passione, la sua forza e la sua anima e quando raggiunge l'obiettivo che si è posto trova un appagamento di felicità proprio dell'intelletto.
La felicità quindi, può essere il raggiungimento di un desiderio, la soddisfazione nel vederlo realizzato, oppure, sotto il profilo psicologico, può essere la soluzione di un problema, condizione che genera appagamento e quindi gioia.
La felicità non è a compartimenti stagni, ma è olismo:  è in tutto l’essere umano fatto di testa, di cuore e di corpo.
Può essere un sorriso di un bambino, l'acquisto di una villa con piscina, può essere un matrimonio, o la conquista dell'Everest, la pace dei sensi o la vincita dei mondiali.
Nel terzo mondo il raggiungimento di una ciotola di riso (bisogno primario) è felicità. Nei paesi ricchi il comprare un'auto di lusso (bisogno sovrastrutturato) è felicità. Sono due emozioni non comparabili ma che fanno parte della felicità umana.

Secondo teorie contemporanee la felicità consiste nel riuscire a sentire e provare ciò che esiste di bello nella vita. Non è una emozione oggettiva che si può racchiudere in una sola parola ma una capacità individuale, non è fortuita e casuale come un evento del destino ma una capacità da scoprire e imparare a gestire. Secondo queste teorie dunque, bisogna imparare ad essere felici.

La felicità non consiste solamente nel riuscire a inseguire i sogni e le aspettative di domani, quanto il cercare di gioire di quello che si ha oggi. Spesso si scambia l'inseguimento della ricchezza, della fama, del successo, del potere come se il loro raggiungimento dia la sensazione di felicità. Niente di più sbagliato in quanto questo atteggiamento crea uno stato di attivazione all’ansia ansia che è in opposizione con la felicità.

Nella società contemporanea c’è un modo di essere che schiavizza (e chi è schiavo non è libero). L'inseguimento della ricchezza, della fama, del successo, del potere rende schiavi del sistema “business”: se uno è schiavo non è libero e quindi non è felice.
Solamente la libertà dal sistema ci fa vedere il presente e ci fa gioire di quello che ci circonda.

La felicità ha due condizioni fondamentali:
- il raggiungimento del benessere del corpo
- il raggiungimento della serenità dell'anima.

Solo il raggiungimento di entrambi dà la felicità completa.
 


Felicità
è anche uno stato di diritto

 
Il concetto di felicità è un valore esplicitamente sancito anche in alcune Costituzioni oltre che nella Dichiarazione d'Indipendenza degli Stati Uniti d'America. Nella Costituzione italiana il “pieno sviluppo della persona umana” è valore sancito dall’art. 3. La felicità ha dunque a che fare con la privacy, nel suo aspetto difensivo ed evolutivo, è essenziale per garantire la tutela della dignità della persona in ogni suo aspetto e dunque garantire la sua felicità. Rispettare la vita privata significa anche permettere a ciascuno di realizzare i propri sogni, di non rinunciare alla felicità nelle forme in cui la si identifica, di decidere personalmente circa ciascun aspetto del proprio cammino.

Dunque realizzare i propri sogni è sviluppare a pieno se stesso, trovando il necessario equilibrio per raggiungere la propria felicità. Il diritto alla felicità, la privacy ed il correlato diritto all’identità personale (sancito tra i diritti inviolabili ex art. 2 Cost., sent. Corte Cost. n. 13/1994) rappresentano quindi un rovesciamento di prospettiva nei confronti di imposizioni atte a trasferire sulla persona modelli prefabbricati. Ciascun essere umano è unico e come tale irripetibile, artefice dei suoi progetti, non standardizzabile.


 
 
Bibliografia
  • Psicologia della felicità, Michael Argyle, editore Cortina Raffaello
  • Il Pensiero Positivo, Giuliana Proietti, Xenia Edizioni
  • La felicità. Saggio di teoria degli affetti, Salvatore Natoli, Feltrinelli 2003
  • La formula della felicità, Stefan Klein, Longanesi, Milano, 2003
  • La ricerca della felicità, J. Krishnamurti, Rizzoli, Milano, 1993
  • Breve storia delle emozioni, Keith Oatley, Il Mulino
  • La forza delle emozioni, C. Andrè e F. Lelord, TEA
 
 
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