La velocità nel tempo
Nel mondo naturale l’uomo può assistere a momenti in cui la forza degli elementi naturali è incontrollabile e irrompente, come nelle tempeste di mare, nei ghiacciai che si spezzano, nelle valanghe di neve, nel vento denominato bora, nei nubifragi, nelle cascate….. tutti fenomeni naturali dove la forza della natura si coniuga benissimo con il senso del dinamismo, del moto accelerato nel tempo.
Nel mondo animale pensate a tutte quelle specie che solo vederle fa pensare alla parola “movimento”: il ghepardo, il puma, la gazzella, il cavallo, la zebra, l’antilope, i pesci, il falco e molti altri uccelli. Animali che grazie al moto accelerato sono sopravvissuti nei secoli dalle fauci dei loro predatori. Nel dizionario Zanichelli alla parola Ghepardo si trova scritto “Mammifero dei Carnivori con pelame raso, chiaro con macchie, diffuso in Africa e in Asia, ottimo cacciatore e corridore velocissimo” (Zanichelli Minore, ed 2003, pp. 458).
Come in natura e nel mondo animale anche l’uomo nella storia ci ha offerto esempi di dinamismo accelerato, non solo nella scoperta della bicicletta, del treno, dell’automobile, dell’aereo, ma anche nei fatti che hanno segnato i vari passaggi storici.
Si pensi al movimento creato dalle guerre, dalle battaglie, dove imperante è il tema della velocità ben raffigurata da scrittori, musicisti, pittori
Tra i pittori, T. Gericault in “Ufficiale del cacciatore a cavallo” 1812, nell’accostamento dei colori, nella prospettiva e nella raffigurazione trasmette un forte senso di dinamismo e di forza fisica oltre che morale.

Pioggia, vapore e velocità è un dipinto realizzato nel 1844 dal pittore inglese William Turner. È conservato alla National Gallery di Londra. Il dipinto rappresenta un treno che corre lungo i binari.
Tra i musicisti, mi viene in mente l’”Eroica” di Beethoven. Di quest’opera hanno scritto: “Tutte le diverse e potentemente intrecciate impressioni di un'individualità forte e completa, cui niente d'umano è estraneo, e che contiene in sé ed esprime tutto ciò che v'è di veramente umano, riempiono il quadro artistico di quest'opera. Avendo manifestato sinceramente tutte le nobili passioni, questa individualità giunge ad una conclusione conforme alla propria natura, che unisce la mollezza più sentimentale al più energico vigore. Il cammino verso tale conclusione costituisce la tendenza di quest'opera d'arte. Solo col linguaggio dei suoni fu possibile al Maestro esprimere l'indicibile.” - Richard Wagner (Beethoven's "Heroische Symphonie", 1851) Passigli Editore, 1991
Tra gli scrittori, i poeti, i narratori che fecero la cronaca della prima Guerra Mondiale si ricorda “Il bombardamento di Adrianopoli” di cui si dice:
”la poesia che si legge, si guarda, si ascolta. Il bombardamento risuona come un orchestra e si offre agli occhi come un spettacolo, in cui il rumore prevale sull’armonia dei suoni e la mancanza di nessi sintattici accresce la sensazione di caos e di affanno”. Nel testo, Minerva Italica pp 571
Nel brano Marinetti è contemporaneamente poeta e giornalista, inviato di guerra nei Balcani (1912): egli, utilizzando la tecnica delle parole in libertà, tenta di ricostruire tutte le sensazioni provate durante il bombardamento della città di Adrianopoli; sensazioni visive, uditive, tattili, che egli riesce a riprodurre grazie ad alcuni accorgimenti di diverso tipo.
Ne riporto il testo
di Filippo Tommaso Marimetti
ogni 5 secondi cannoni da assedio sventrare
spazio con un accordo tam-tuuumb
ammutinamento di 500 echi per azzannarlo
sminuzzarlo sparpagliarlo all’infinito
Nel centro di quei tam-tuumb
spiaccicati (ampiezza 50 chilometri quadrati)
balzare scoppi tagli pungi batterie tiro
rapido Violenza ferocia regolarità questo
basso grave scandere gli strani folli agita-
tissimi acuti della battaglia Furia affanno
orecchie occhi
narici aperti attenti
forza che gioia vedere udire fiutare tutto
tutto taratatatata delle mitragliatrici strillare
a perdifiato sotto morsi schiaffi traak-
traack frustare pic-pac-pum-tumb bizz-
zzarie salti altezza 200m. della fucileria
Giù giù in fondo all’orchestra stagni
Diguazzare buoi bufali
pungoli carri pluff plaff inpen-
impennarsi di cavalli flic flac zing zing sciaaack
lari nitriti iiiiii….. scalpiccii tintinnii 3
battaglioni bulgari in marcia croooc-craac
[LENTO DUE TEMPI] Sciumi Marita
o Karvavena croooc craaac grida degli
ufficiali sbataccccchiare come piattttti d’otttttone
pan di qua paack di là cing buuum
cing ciack [PRESTO] ciaciaciaciaciaak
su giù là là in-torno in alto attenzione
sulla testa ciaack bello Vampe
vampe
vampe vampe
vampe vampe
vampe ribalta dei forti die-
vampe
vampe
tro quel fumo Sciukri Pascià comunica tele-
fonicamente con 27 forti in turco in te-
desco allò Ibrahim Rudolf allô allô
attori ruoli echi suggeritori
scenari di fumo foreste
applausi odore di fieno fango sterco non
sento più i miei piedi gelati odore di sal-
nitro odore di marcio Timmmpani
flauti clarini dovunque basso alto uccelli
cinguettare beatitudine ombrie cip-cip-cip brezza
verde mandre don-dan-don-din-béèé tam-tumb-
tumb tumb tumb-tumb-tumb
-tumb pazzi ba-
stonare professori d’orchestra questi bastonatissimi
suooooonare suooooonare Graaaaandi
fragori non cancellare precisare ritttttagliandoli
rumori più piccoli minutissssssimi rottami
di echi nel teatro ampiezza 300 chilometri
quadrati Fiumi Maritza
Tungia sdraiati Monti Rò-
dopi ritti alture palchi log-
gione 2000 shrapnels sbracciarsi ed esplodere
fazzoletti bianchissimi pieni d’oro Tum-
tumb 2000 granate
protese strappare con schianti capigliature
tenebre zang-tumb-zang-tuuum-
tuuumb orchestra dei rumori di guerra
gonfiarsi sotto una nota di silenzio
tenuta nell’alto cielo pal-lone
sferico dorato sorvegliare tiri parco aerostatico Kadi-Keuy .

Di questa poesia scrivono: “Il verso si è definitivamente frantumato, la pagine è divorata da una sottile linea di parole che tendono all’onomatopea (a riprodurre, mediante la loro sonorità, il suono da esse denotato). Palazzeschi sarà un maestro nel costruire giochi di parole, anagrammi, onomatopee”. Nel testo, Minerva Italica pp 676
di Aldo Palazzeschi
Clof, clop, cloch,
cloffete,
cloppete,
clocchette,
chchch......
E' giu',
nel cortile,
la povera
fontana
malata;
che spasimo!
sentirla
tossire.
Tossisce,
tossisce,
un poco
si tace....
di nuovo.
tossisce.
Mia povera
fontana,
il male
che hai
il cuore
mi preme.
Si tace,
non getta
piu' nulla.
Si tace,
non s'ode
rumore
di sorta
che forse...
che forse
sia morta?
Orrore
Ah! no.
Rieccola,
ancora
tossisce,
Clof, clop, cloch,
cloffete,
cloppete,
chchch....
La tisi
l' uccide.
Dio santo,
quel suo
eterno
tossire
mi fa
morire,
un poco
va bene,
ma tanto....
Che lagno!
Ma Habel!
Vittoria!
Andate,
correte,
chiudete
la fonte,
mi uccide
quel suo
eterno tossire!
Andate,
mettete
qualcosa
per farla
finire,
magari...
magari
morire.
Madonna!
Gesù!
Non più!
Non più.
Mia povera
fontana,
col male
che hai,
finisci
vedrai,
che uccidi
me pure.
Clof, clop, cloch,
cloffete,
cloppete,
clocchete,
chchch...
A Roma dal 19 febbraio al 18 maggio 2008 a proposito di velocità si è tenuta una mostra dal titolo “Il mito della velocità - Arte, motori e società nell’Italia del ‘900”.
La mostra ha voluto soffermarsi sui momenti più significativi della storia della velocità in Italia: la poetica futurista di Marinetti, la nascita delle grandi case automobilistiche, la conquista della terza dimensione e dei cieli, la storia del lavoro dei grandi cars designers, il boom economico italiano, l’accelerazione delle comunicazioni grazie alla nuova grande frontiera di internet, fino a giungere ai nostri giorni, all’ancora ricco e inesplorato mondo della velocità moderna, raccontato grazie all’affascinante quanto rilevante contributo scientifico dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Il tutto è stato curato da Eugenio Martera e Patrizia Pietrogrande
La velocità nel senso fisico del termine si riferisce ad una formula matematica. In fisica la velocità si calcola dividendo lo spazio percorso per il tempo impiegato a percorrerlo. Da questo calcolo si ottiene la rapidità con cui varia la posizione di un corpo in movimento lungo un percorso.
Ma come percepisce la persona il suo essere in uno stato di velocità?
La persona in genere vive la velocità come un atto di libertà, come un gioco per provare a se stesso le proprie capacità e vedere le reazioni, una sfida competitiva verso terzi, per altri è un rischio inebriante che da piacere, per altri la velocità sulla strada è una conseguenza inevitabile specie quando si è in ritardo, per altri ancora una imprudenza consapevole.
Il fatto è che mentre la velocità nell’arte crea tutta una serie di emozioni mirate a far star bene la persona, la velocità di un motociclo o di un’auto ha tutta una serie di rischi che il conducente ha la tendenza a sottostimare, come se stesse vivendo in una condizione dove a lui/lei è precluso il pericolo. Così facendo però si mette in uno stato di potenziale pericolo in quanto sottovaluta i rischi cui può andare incontro.
Se non rispetto la velocità mi posso fare molto male. Per questo si sono create le cosiddette pubblicità progresso. Dopo aver indotto il piacere e il brivido della velocità attraverso varie scoperte tecnologiche e forme artistiche (pitture, film, musica, video…), ora si vuole limitare l’impatto che questo ha sull’intera popolazione. Impatto dimostrato e comprovato dagli studi sull’effetto del linguaggio verbo visivo.
Per la prevenzione al rischio rimando ad un altro approfondimento. Concludo con un dipinto di Monet a rappresentare l’emblema del progresso nella velocità: la stazione ferroviaria.
È lo spazio intermedio tra il dentro e il fuori di una città, tra l’attesa e la tensione del viaggio prima e dopo esser arrivati, luogo dunque di incontro ma anche di abbandono (Carducci “Alla stazione una mattina d’autunno”)
Claude Monet
La gare Saint-Lazare 1877
National Gallery, Londra








