Il Profumo
Recensione del film
“IL PROFUMO”
Regia di Tom Tykwer
Con Ben Whishaw e Dustin Hoffman
Non si tratta di un capolavoro, soprattutto rispetto al libro che lo è davvero, ma la storia è meravigliosa, e vale la pena di conoscerla.
Il film parla di un ragazzo che non sarà amato nemmeno nel suo primo istante di vita. Nasce in un ambiente degradato e disperato, cresce solo, “diverso” e riconosciuto come tale dagli altri.
Deve guadagnarsi da vivere subendo umiliazioni, privazioni e fatiche che sfiancano, ma se la durata media della vita in quelle condizioni è di cinque anni, lui riesce a sopravvivere, grazie anche all’asservimento totale al suo carceriere.
In realtà, sta cercando e cercandosi.
La sua curiosità verso il mondo è tutta contenuta nel suo olfatto eccezionale, che lo porta a catalogare ogni singolo odore in un archivio interno, dove oggetti, pietre, foglie sostituiscono i sentimenti che non ha mai potuto sviluppare.
Tutto il suo mondo è costituito da odori, e null’altro lo interessa.
La caparbietà con cui sopravvive, cresce e diventa uomo, “nonostante tutto”, lo porta a comprendere che ciò che conta davvero è l’essenza delle persone, racchiusa nel profumo che lo ammalia.
Mentre cammina seguendo gli odori della città, viene letteralmente rapito da una ragazza giovanissima, che insegue per annusarla, quasi volesse appropriarsi del suo odore, e questo indagare terrorizza la giovane, che si vede violare nella sua intimità.
La fatalità supera le vere intenzioni di Jean Baptiste, che senza rendersene conto uccide la ragazza, ma non si sconvolge, e del resto chi mai gli ha insegnato che una vita ha in quanto tale, un valore inestimabile?
Egli spoglia la ragazza e la annusa come se potesse in questo modo portarne con sé il profumo per sempre, e da quel momento l’unico suo pensiero sarà quello di conservarlo nel tempo.
Scopre di non avere alcun odore, e la disperazione lo travolge: chi non ha odore non esiste!
Riesce a farsi assumere da un profumiere, e cerca di apprendere l’arte di immortalare l’essenza segreta: scoprirne l’impossibilità lo getta nello sconforto ma non si arrende, e parte per Grasse, la città dei profumi, dove riesce a farsi apprezzare per le sue capacità, ed usa l’autonomia ottenuta per proseguire la sua ricerca.
Ogni volta che resta folgorato dal profumo di una ragazza, la uccide e le rasa i capelli per poi avvolgerne il corpo in una tela spalmata di grasso, che mischiata ad alcol e portata a bollore attraverso alambicchi filtranti, diviene essenza.
Raccoglie le gocce ottenute, fino a colmare undici boccette, e riempirà l’ultima uccidendo una ragazza dalla straordinaria bellezza, per lui diventata ormai un’ossessione.
Ora ha dodici boccette, cioè il numero necessario per ottenere “IL” profumo, ma viene scoperto, incarcerato e condannato a morte.
Un attimo prima di salire il patibolo diffonde nell’aria una goccia d’essenza, consapevole del risultato che otterrà: infatti le guardie smettono di picchiarlo e perfino il boia si inginocchierà gridando la sua innocenza.
L’enorme folla presente resta contagiata, ed esulta ad ogni suo gesto, mentre Jean Baptiste si sente quasi onnipotente, tanto da versare qualche goccia di profumo su un fazzoletto e lasciarlo volare tra la gente accalcata.
Il contatto ravvicinato con l’essenza, trasforma le persone che da adoranti diventano improvvisamente disinibite, e superando ogni pudore o differenza di età o ceto sociale, si accoppiano, trasformando la piazza in un’orgia di enormi proporzioni.
Il ragazzo guarda sconcertato il risultato del suo gesto, e piange silenziosamente, sentendosi ancora una volta diverso e inesistente.
Ciò che voleva rendere eterno era la bellezza dell’innocenza, o forse l’innocenza contenuta nella bellezza, scevre dalla carnalità.
Se ne va solo più che mai, mentre la città si sveglia all’alba, imbarazzata: per un tacito accordo, nessuno farà mai un cenno sull’accaduto, e per chiudere definitivamente la faccenda si trova in un provvidenziale quanto rapidissimo tempo un “colpevole” da giustiziare altrettanto velocemente.
Jean Baptiste, seguendo la memoria del suo olfatto torna al luogo in cui è nato, il mercato del pesce di Parigi, che nel 1700 è “il luogo più maleodorante del mondo”, dove ha rischiato appena nato di venir buttato via insieme alle interiora degli animali.
Dove ha inizio la sua storia, ha luogo anche l’epilogo, e come volle fermamente vivere, decretando la condanna a morte della propria madre, così decide di sparire, cospargendosi completamente del contenuto dell’intera boccetta.
Il profumo soave ed irresistibile attirerà alcuni disperati, che lo smembreranno completamente, folgorati dalla luce che emana, e sul terreno di lui resterà soltanto una scarna traccia dei suoi abiti…
La vita di Jean Baptiste è stata una ricerca continua dell’amore e dell’essere amato. Non si è mai rassegnato a vivere in mezzo all’indifferenza degli altri, come fosse trasparente, e cerca di scoprirne il motivo.
Quando incontra una ragazza che col suo profumo lo fa innamorare, cerca di carpirne il segreto: per lui, che comunica col mondo attraverso gli odori, e che ha codificato ogni cosa attraverso il profumo che emana, prima ancora che con la parola, non può essere che l’essenza magica che riluce dalla ragazza ad avergli rapito l’olfatto, inebriandolo.
Grande è la disperazione, (immensamente superiore alla fatica immane che gli viene richiesta al lavoro), che lo coglierà quando si accorgerà, lui che vive attraverso il suo naso, di non avere alcun odore personale.
Rischia d’impazzire, perché comprende che senza odore non si esiste, non ci si differenzia dagli altri e non si viene visti, perché si è senza anima.
Così, cerca di rubare il mondo interiore delle ragazze belle e innocenti che lo colpiscono, e dovranno essere dodici (4 volte il numero della perfezione) perché occorrono dodici diverse essenze per dar vita ad un profumo, ed il suo dovrà essere ammaliante ed abbagliante tanto che nessuno potrà resistergli, scambiandolo per un angelo, e non potrà non adorarlo.






