Un'ottima annata
Recensione del Film
“Un’ottima annata”
Regia di Ridley Scott
Con Russell Crowe e Marion Cotillard

Maximilian Skinner, un broker tanto arrivato quanto cinico che esercita alla borsa di Londra, viene raggiunto dalla lettera di un notaio che gli comunica la morte di uno zio, in seguito alla quale eredita una tenuta in Provenza.
A malincuore, parte per firmare i documenti che lo faranno entrare in possesso dell’eredità, dopo aver incaricato un amico venditore di immobili di piazzare al meglio la tenuta.
Il vignaiolo lo riceve con affetto, ma si rende conto di avere a che fare con un interlocutore lontano anni luce dal piccolo Max dei ricordi, ora un adulto interessato unicamente alla produzione di denaro e incapace di progettare una vacanza.
I ricordi di un’infanzia serena trascorsa in Provenza, con lo zio che gli ha trasmesso tutta la sua saggezza attraverso le cose di tutti i giorni, affiorano in Max, mentre il valore della tenuta risulta inferiore a quello preventivato ed al vertice della borsa egli viene sostituito da una mezza tacca che non vedeva l’ora di fargli le scarpe.
Spunta dalla California una cugina figlia illegittima dello zio, di cui non sospettava l’esistenza. Questo mentre Max incontra, o meglio, investe con l’auto Fanny, una splendida ragazza di cui si innamora.
Dopo averla conquistata riparte per Londra, dove raccoglie i frutti della trappola tesa al suo sostituto e gli dà la possibilità di compiere una scelta definitiva: raggiungere il massimo nella carriera diventando socio a vita del temutissimo capo, oppure accettare una grossissima cifra ed uscire dalla scena.
La riflessione sul fatto che la tenuta non si adatti alla sua vita, confutata da Fanny, che gli spiega come sia la sua vita a non adattarsi alla tenuta, dà i suoi frutti, e consente a Max di capire cosa conta realmente per lui.
La semplicità della trama, ben svolta, impedisce l’effetto feuilleton, e rende bene quanto una vita dedita all’accumulo di denaro possa opacizzare la mente, rendendo superfluo ogni contatto umano, perfino con “l’unica persona che Maximilian abbia amato”, cioè lo zio.
Gradevoli le ironie sui reciprochi pregiudizi tra i francesi (chiamati con sprezzo “mangiarane”), un po’ snob ma naturalmente amanti del buon vivere e raffinati come il loro splendido idioma, e gli inglesi, convinti “d’essere nati per comandare” e volti all’essenziale, come considerare un mazzo di lavanda come qualcosa da cestinare perchè inutile, ignorando che l’odorosa essenza tenga lontani gli scorpioni che li terrorizzano tanto.
La buona tavola, il piacere conviviale, e soprattutto un bicchiere di buon vino, riconciliano Max con la vita, facendolo sentire di nuovo un essere umano: quante cose possono passare in un calice!
Il contatto con gli odori della terra e coi ricordi dell’infanzia fanno affiorare l’anima del bieco fabbricasoldi seppellita da quotazioni e urla per accaparrarsi il miglior titolo sulla piazza, e riemergere l’uomo che ha bisogno di amore e di libertà per poter vivere, necessità che gli consente di spiccare il volo.
La saggezza può essere trasmessa anche attraverso le cose semplici, e resta un patrimonio cui si può attingere in qualsiasi momento della vita, se si decide di amarla e di amarsi.
Russel Crowe è bravo e Scott un maestro: insieme riescono a farsi perdonare il polpettone-gladiatore, e soprattutto il messaggio non è scontato, bensì un invito ad ascoltarsi, se non si vuole finire per perdersi.
Consigliato a chi non si vergogna di dichiararsi romantico.
13 aprile 2008
Chiara TAMBORINI
A malincuore, parte per firmare i documenti che lo faranno entrare in possesso dell’eredità, dopo aver incaricato un amico venditore di immobili di piazzare al meglio la tenuta.
Il vignaiolo lo riceve con affetto, ma si rende conto di avere a che fare con un interlocutore lontano anni luce dal piccolo Max dei ricordi, ora un adulto interessato unicamente alla produzione di denaro e incapace di progettare una vacanza.
I ricordi di un’infanzia serena trascorsa in Provenza, con lo zio che gli ha trasmesso tutta la sua saggezza attraverso le cose di tutti i giorni, affiorano in Max, mentre il valore della tenuta risulta inferiore a quello preventivato ed al vertice della borsa egli viene sostituito da una mezza tacca che non vedeva l’ora di fargli le scarpe.
Spunta dalla California una cugina figlia illegittima dello zio, di cui non sospettava l’esistenza. Questo mentre Max incontra, o meglio, investe con l’auto Fanny, una splendida ragazza di cui si innamora.
Dopo averla conquistata riparte per Londra, dove raccoglie i frutti della trappola tesa al suo sostituto e gli dà la possibilità di compiere una scelta definitiva: raggiungere il massimo nella carriera diventando socio a vita del temutissimo capo, oppure accettare una grossissima cifra ed uscire dalla scena.
La riflessione sul fatto che la tenuta non si adatti alla sua vita, confutata da Fanny, che gli spiega come sia la sua vita a non adattarsi alla tenuta, dà i suoi frutti, e consente a Max di capire cosa conta realmente per lui.
La semplicità della trama, ben svolta, impedisce l’effetto feuilleton, e rende bene quanto una vita dedita all’accumulo di denaro possa opacizzare la mente, rendendo superfluo ogni contatto umano, perfino con “l’unica persona che Maximilian abbia amato”, cioè lo zio.
Gradevoli le ironie sui reciprochi pregiudizi tra i francesi (chiamati con sprezzo “mangiarane”), un po’ snob ma naturalmente amanti del buon vivere e raffinati come il loro splendido idioma, e gli inglesi, convinti “d’essere nati per comandare” e volti all’essenziale, come considerare un mazzo di lavanda come qualcosa da cestinare perchè inutile, ignorando che l’odorosa essenza tenga lontani gli scorpioni che li terrorizzano tanto.
La buona tavola, il piacere conviviale, e soprattutto un bicchiere di buon vino, riconciliano Max con la vita, facendolo sentire di nuovo un essere umano: quante cose possono passare in un calice!
Il contatto con gli odori della terra e coi ricordi dell’infanzia fanno affiorare l’anima del bieco fabbricasoldi seppellita da quotazioni e urla per accaparrarsi il miglior titolo sulla piazza, e riemergere l’uomo che ha bisogno di amore e di libertà per poter vivere, necessità che gli consente di spiccare il volo.
La saggezza può essere trasmessa anche attraverso le cose semplici, e resta un patrimonio cui si può attingere in qualsiasi momento della vita, se si decide di amarla e di amarsi.
Russel Crowe è bravo e Scott un maestro: insieme riescono a farsi perdonare il polpettone-gladiatore, e soprattutto il messaggio non è scontato, bensì un invito ad ascoltarsi, se non si vuole finire per perdersi.
Consigliato a chi non si vergogna di dichiararsi romantico.
13 aprile 2008
Chiara TAMBORINI








