• Dobbiamo diventare il cambiamento che vogliamo vedere.

    Gandhi
  • Tutti i grandi sono stati bambini
    una volta
    (Ma pochi di essi se ne ricordano)

    Antoine de Saint-Exupéry
     
  • Dimmi e io dimenticherò.
    Fammi vedere e forse ricorderò.
    Coinvolgimi e io capirò.

    Proverbio nativo americano
  •  ...Perchè una realtà non ci fu data e non c'è; ma dobbiamo farcela noi, se vogliamo essere; e non sarà mai una per sempre, ma di continuo e infinitamente mutabile...

    Luigi Pirandello
  • “La nostra meta non è mai un luogo,
    ma un nuovo modo di vedere le cose.”

    Henry Miller (1891-1980)
  • Domanda consiglio a chi ben si corregge.

    Leonardo Da Vinci
  • La libertà non è una cosa che si possa dare; la libertà uno se la prende, e ciascuno è libero quanto vuole esserlo.

    James Baldwin
  • Il legno buono non cresce negli agi. Più il vento è forte più gli alberi sono forti.

    Detto indiano
  • Le verità che contano, i grandi principi, alla fine, restano sempre due o tre. Sono quelli che ti ha insegnato tua madre da bambino.

    Enzo Biagi
  • Il primo effetto dell'amore è di ispirare un gran rispetto: si ha una sorta di venerazione per ciò che si ama.

    E' giustissimo: non si vede nulla nel mondo come ciò che si ama.

     

    Blaise Pascal

  • Nemo malus felix
    Nessun malvagio è felice

    Giovenale
  • Uno dei grandi segreti della felicità è moderare i desideri e amare ciò che già si possiede.

    Émilie du Châtelet
  • Coloro che dicono che il mondo andrà sempre così come è andato finora…contribuiscono a far sì che l’oggetto della loro predizione si avveri
     
    Immanuel Kant
  • Quando due mondi si incontrano è un momento di festa ma se i due mondi si confondono diventa solo confusione e caos e la gioia finisce perché non si sa più chi si è. Apriti agli altri senza perdere mai la tua bellezza.
    Dr.ssa Cristina Franchino
  • Se puoi sognarlo, puoi farlo.

    Walt Disney
  • La nostra felicità non dipende soltanto dalle gioie attuali ma anche dalle nostre speranze e dai nostri ricordi. Il presente si arricchisce del passato e del futuro.

    Émilie du Châtelet

  • Non è forte colui che non cade mai, ma colui che cadendo si rialza.

    Johann Wolfgang von Goethe
  • La felicità è dentro di noi
    Siamo felici perchè amiamo,
    non perchè siamo amati

    Madre Teresa di Calcutta
  • Vivi come se dovessi morire domani.
    Impara come se dovessi vivere per sempre.

    Gandhi
  • Un uomo è rispettabile solo in quanto porta rispetto.

     

    Ralph Waldo Emerson

  • Si è più felici in solitudine che in compagnia. Non deriverà forse dal fatto che in solitudine si pensa alle cose e che in compagnia si è costretti a pensare alle persone?

    Nicolas Chamfort
  • L’uomo che osa sprecare anche un’ora del suo tempo non ha scoperto il valore della vita...Non è la più forte delle specie che sopravvive, né la più intelligente, ma quella più reattiva ai cambiamenti.
    Charles Darwin
  • Il Vento Soffia Dal Mare
    Dall'acqua sabbiosa respiro l'odore del mare;
    di là giunge il vento e soffia
    su tutta la terra.
    Dall'acqua sabbiosa respiro l'odore del mare;
    di là arrivano le nubi e cade la pioggia
    sul mondo

    Canto Papago
  • Chi vive senza follia non è così saggio come crede.

  • In definitiva, la pace si riduce al rispetto dei diritti inviolabili dell'uomo - opera di giustizia è la pace - mentre la guerra nasce dalla violazione di questi diritti.

     

    Karol Jozef Wojtyla

  • Se queste idee non vi piacciono non importa: ne ho altre

    Marshall McLuhan
  • Da queste parti, comunque, non
    guardiamo indietro a lungo.
    Andiamo sempre avanti, aprendo nuove porte e
    facendo cose nuove, perché siamo curiosi...
    E la curiosità ci porta verso nuovi orizzonti.

    tratto da "I Robinson, una famiglia spaziale"
  • E' inutile temere cio' che non si puo' evitare

    proverbio latino
  • L'amore è sempre rivelazione della libertà dell'Altro

    Octavio Paz

  • Non ti abbiamo fatto né di cielo né di terra, né mortale né immortale, cosicché con libera scelta e con onore, come creatore e artefice di te stesso, tu potrai modellarti nella forma che preferirai. Dal giudizio del tuo spirito ti verrà il potere di rinascere in forme più alte, che sono divine.

    Pico della Mirandola
  • L'anima e' eterna e quello che non fa oggi lo potra' fare domani. Il corpo passa presto e quello che non fa oggi non potra' farlo mai piu'.

    Anonimo
  • Non sprecare lacrime nuove per vecchi dolori. 

    Euripide
  • Ieri è storia, domani è un mistero ma oggi.... l'oggi è un dono.
    Per questo lo chiamano "presente".

    tratto dal film "Kung Fu Panda"
  • La vera scoperta non consiste nel trovare nuovi territori, ma nel vederli con nuovi occhi

    Marcel Proust
  • Me l'hanno raccontato e ho dimenticato,
    l'ho visto e ho capito,
    l'ho fatto e ho imparato

    - Confucio -
  • Chi sa ridere è padrone del mondo.

    Giacomo Leopardi
  • ...per raggiungere le proprie mete, nella vita, ci vogliono fede, pratica e fortuna...
  • La sola differenza tra un santo e un peccatore è che ogni santo ha un passato e ogni peccatore un futuro

    Oscar Wilde
  • Si è felici soltanto quando i piaceri e le passioni sono soddisfatti.

    Émilie du Châtelet
  • La felicità è un modo di vedere.

    Ugo Ojetti
  • Speak with integrity. Say only what you mean. Avoid using the word to speak against yourself or to gossip about others. Use the power of your word in the direction of truth and love.


    Don Miguel Ruiz
  • Arrampicati sempre più in alto, la tua meta è il cielo, il tuo obiettivo la stella.

    iscrizione davanti al Williams College
  • Non si può vedere la propria immagine riflessa nelle acque di un torrente, ma solo in quelle calme. E solo chi è calmo dentro di se può dare la tranquillità a chi la cerca.

    Anonimo
  • "Bisogna educarsi e addestrarsi a salutare con gioia ogni giorno, soprattutto alle straordinarie sorprese di questo giorno. Del suo irresistibile corso. Ogni giorno può fare di noi dei portatori di gioia"
    R B Powell

  • Il tradimento vero è quello di seguire il mondo così com'è, ed impiegare la mente a giustificarlo.

    Jean Guehenno
  • "Vedere il mondo in un granello di sabbia, ed il cielo in un fiore di campo...tenere l'infinito nel palmo della mano e l'Eternità in un'ora!"

    William Blake

Il rifiuto di vivere

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

Paolo Crepet – Francesco Florenzano

“Il rifiuto di vivere” Anatomia del suicidio

Editori Riuniti
 
 

 

Il libro si occupa di un argomento scabroso e ignorato dai mass media, dagli specialisti del settore e poco amato anche dall’editoria. Partendo da dati statistici, si sondano le condizioni economiche e politiche, le fasi storiche, gli stati d’animo che possono aver spinto i suicidi a togliersi la vita e si esamina la situazione sulla base dei dati raccolti a partire dal 1864. L’andamento dei tassi di suicidio aumenta progressivamente fino a raddoppiare all’inizio del primo conflitto mondiale, quando la tendenza si inverte (ciò è riscontrabile anche in contesto internazionale, ed è stato riconfermato in tutti i conflitti avvenuti nello scorso secolo): l’evento catastrofico influisce su un’intera comunità, e tende a sottrarre la persona dalla percezione della calamità come sorte individuale. Lutti e rovesci finanziari ascrivibili all’evento bellico vengono percepiti come intersoggettivi della convivenza sociale e, per questo, possono contribuire a far scattare meccanismi di solidarietà e sostegno reciproco. Le vicende che hanno comportato carichi personali estremi, non inducono l’uomo a un calo delle resistenze individuali ma, al contrario, le galvanizzano. Inoltre, un evento che provoca un’esasperata conflittualità – come, appunto, una guerra -, può sviluppare, in un individuo con spiccate tendenze autoaggressive, la riconversione del fenomeno in eteroaggressività. Negli anni successivi al primo conflitto mondiale, il numero dei suicidi è aumentato fino a raggiungere un nuovo apice verso la fine degli anni 20, forse come risposta estrema al totalitarismo.
Dalla fine del secondo dopoguerra ad oggi, l’andamento è altalenante: il boom economico, con tassi d’occupazione più alta e l’aumento della scolarizzazione, miglioramento delle condizioni di vita ed abbassamento della mortalità infantile, segnano una forte diminuzione dei suicidi fino al 1966, tendenza che si inverte bruscamente nel quinquennio 1973-1977 e registra un’impennata nel periodo fino al 1993, per poi assestarsi stabilmente ai livelli attuali, i più alti in assoluto di tutti i tempi.
Nel nostro paese, l’incidenza del suicidio riguarda più gli uomini delle donne, anche se dall’inizio del Novecento ad oggi la differenza si è attenuata, mantenendosi costante nel rapporto 3 a 1 in favore dei maschi. Altre peculiarità rilevate, sono quelle legate alle aree geografiche: al sud e centro Italia la tendenza suicida è inferiore a quella del nord, in qualsiasi epoca presa in esame, e nelle aree rurali e nei piccoli capoluoghi di provincia, il tasso è doppio rispetto alle grandi città o ai comuni capoluogo di provincia. A livello europeo, il tasso di suicidi, nella comparazione tra i diversi paesi, è assai più elevato tra gli immigrati che tra i nativi delle singole nazioni prese in esame, ed anche di quello delle nazioni d’origine. Ovunque, nel mondo, il suicidio figura tra le dieci cause più frequenti di morte e nei paesi europei e nordamericani è in costante aumento, in maniera direttamente proporzionale allo sviluppo economico.
Tra gli adolescenti, esiste anche il fenomeno del tentato suicidio, che riguarda soprattutto le ragazze, con una tendenza a ripetere il gesto nel corso della vita, mentre il suicidio vero e proprio riguarda soprattutto i maschi. I motivi che spingono gli adolescenti al suicidio sono molteplici: la disaggregazione sociale, la destrutturazione culturale (infatti, gli indiani d’America hanno percentuali altissime di suicidi in età giovanile), i matrimoni precoci (vissuti come “fuga” dalla famiglia), condizioni lavorative estreme, provenienza da famiglia traumatiche (violenze sessuali subite nell’infanzia, incesti), la condizione di studente (gli iscritti all’università sono particolarmente esposti al rischio suicida). La fragilità del nucleo famigliare, la morte di un genitore, precedenti di suicidi o tentati suicidi tra genitori e parenti stretti, familiarità con disturbi depressivi, l’abuso di alcool, droghe e psicofarmaci, l’emarginazione, sono fattori predisponenti. Disistima, senso di sfiducia, insuccessi scolastici, sanzioni disciplinari, sono, invece, fattori precipitanti.
Riguardo gli adulti, è fondamentale la condizione lavorativa che, se viene percepita come declassante (rispetto, ad esempio, al livello sociale del padre o delude le proprie aspettative) o come carenza personale ingiustificabile, può spingere al suicidio. Alcune caratteristiche del rapporto occupazione/qualità della vita sono considerate a rischio: la precarietà del lavoro e la mancanza di garanzie per un’occupazione duratura; un cattivo stato di salute che implichi assenze dal lavoro e il rischio di perderlo; l’instabilità economica del datore di lavoro quale preludio a licenziamenti. La disoccupazione è un fattore di rischio: più a lungo dura e maggiore è la possibilità di suicidio (fino a 10 volte superiore rispetto agli occupati). Un’indagine svolta a Torino fra il 1981 ed il 1985 sul fenomeno della cassa integrazione (forma anomala di disoccupazione), ha riscontrato nei lavoratori in questa situazione una mortalità per suicidio più che doppia (e in costante ascesa), rispetto agli occupati, a parità di condizioni sociali e di grado d’istruzione.
Se la morte di un adolescente o di un giovane per suicidio suscita sempre scalpore, quella di un anziano non colpisce altrettanto, eppure si tratta di un fenomeno in ascesa, soprattutto nella fascia d’età fra i 60 e i 75 anni, a causa dell’inasprimento delle condizioni di vita degli anziani e della crisi che ha colpito l’intero sistema di tutela sociale. Spesso la solitudine, di lunga durata o recente, a causa della morte del proprio compagno, condizioni economiche precarie, la presenza di un figlio con handicap fisico o mentale, l’essere affetto da una grave malattia, l’isolamento sociale, sono fattori di rischio importanti per gli anziani.
Si sbaglia pensando al suicidio come atto in sé, senza considerare l’ambiente in cui ha vissuto il suicida, spesso determinante: il carcere, l’ospedale psichiatrico e la caserma, ad esempio, sono luoghi in cui vige un controllo totale e l’esigenza custodialistica prevale sul diritto alla libera espressione della personalità, con conseguenze spesso devastanti, e togliersi la vita può diventare un estremo tentativo di richiesta d’aiuto o di attenzione. Il tentativo di capire cosa spinga una persona a togliersi la vita, viene spiegata da Freud con l’incapacità di volgere la propria aggressività (=istinto di morte), verso l’esterno, introiettata verso l’autodistruzione. Attualmente si tende a comprendere il fenomeno attraverso una visione multidisciplinare e multifattoriale. Attuali ricerche hanno dimostrato una correlazione significativa tra basse concentrazioni dei metabolici della serotonina e una sintomatologia depressiva che potrebbe determinare un più alto rischio di suicidio.
Un programma di prevenzione deve considerare gli elementi che possono agganciare il momento di crisi ad una rete di supporto sociale, sanitario, psicologico in grado di aiutare e rispondere tempestivamente ai problemi che ne sono la causa. Normalmente si ignora tutto ciò che è vicino alla morte, ma in questo caso c’è un’aggravante: ogni volta che una persona decide deliberatamente di togliersi la vita, vengono chiamati in causa tutti coloro che l’hanno conosciuta e non ne hanno colto la sofferenza e i segnali di disagio. Chi è deciso a portare fino in fondo il suo proposito di morte non per questo non ha alcuna probabilità di essere aiutato in tempo: è possibile cogliere i primi segni di un momento di sconforto o di crisi, e un operatore che si rispetti non può ignorarli, né sottovalutarli.

 


22 dicembre 2006

Chiara Tamborini

* *