Memoria delle mie puttane tristi
“Memoria delle mie puttane tristi”
di Gabriel Garcia Màrquez

L’atmosfera è quella magica e fuori dal tempo che contraddistingue la scrittura di Màrquez, rapisce e trasporta in un paese dove il contatto col mondo avviene attraverso notizie catturate con le onde corte o l’alfabeto morse. Il protagonista svolge la professione di “rimpolpatore di notizie”, che consiste nel rendere appetibili questi dispacci, e dopo la morte dei genitori ha continuato a vivere da solo nell’enorme casa che ha ereditato, con la sola compagnia di una domestica che si occupa di lui della casa.
Si è innamorato una sola volta nella sua lunga vita ma, giunto alla mattina delle nozze tanto attese, non solo non si presenterà in chiesa, ma non si alzerà nemmeno dal letto, né darà mai spiegazioni sulla sua decisione. I suoi rapporti col mondo femminile si sono limitati a frequenti incontri prezzolati nel bordello in cui è considerato cliente di riguardo, ed è proprio alla tenutaria
“di fiducia” che si rivolge per realizzare il suo desiderio: giunto al novantesimo compleanno, decide di festeggiare l’augusto anniversario trascorrendo la notte con una ragazza vergine.
La purezza è merce rara, e per averla bisogna cercare una ragazza poco più che bambina, rischiando una condanna a 3 anni di carcere, ma Rosa Cabarcas riuscirà nell’intento. Il vecchio giornalista troverà in camera una ragazzina addormentata, e preso dal risveglio dei sensi, tenterà di possederla, ma non riuscendo a svegliarla (è stata sedata con una tazza di bromuro), si prenderà il lusso di ammirare la bellezza del suo corpo come fosse un’opera d’arte, prima di addormentarsi a sua volta. Deciderà comunque di pagare il prezzo pattuito, tenendo per sé il segreto, che comunque Rosa scoprirà.
L’incontro folgora il cuore dell’uomo, e lo apre alla vita, consentendogli di vivere l’amore cantando a squarciagola per la strada. L’energia che lo pervade trasforma persino la sua rubrica domenicale, che da raccolta di amarcord s’impregna di colori e profumi. La fanciulla, chiamata Delgadina, diventa un’ossessione, e al primo incontro ne seguiranno altri, tutti improntati alla venerazione della ragazza, notti in cui l’innamorato leggerà per l’amata che legge a stento “Il piccolo principe”, ”Le mille e una notte” ed altri libri, donando bellezza alla bellezza.
La camera in cui avvengono gli incontri si trasformerà nella “loro” casa, che l’uomo arrederà con quadri ed oggetti della sua dimora colonica, e inebriato dall’amore, si accorgerà di non poter più fare a meno di lei. La fascinazione colpirà anche Delgadina, stupendolo, e la scoperta lo spingerà a stringere un patto con Rosa Cabarcas, affinché chi sopravviverà all’altro si prenda cura di Delgadina, che alla morte di entrambi erediterà tutti i loro beni. La scoperta dell’amore consente al novantenne giornalista di non avvertire più l’imminenza della morte, e di poter guardare avanti, al compimento del centesimo anno. Perché l’amore libera, e con la sua forza dirompente rompe gli argini dell’abitudine e della rassegnazione, concretizzando le speranze e donando uno sguardo diverso per guardare il mondo con fiducia. Il libro è bellissimo, struggente e illuminante, perché l’amore è un diritto, e tutti hanno diritto all’amore.
Tratto dal libro: “……Quella notte, preparato a tutto, mi coricai supino in attesa del dolore finale al primo istante dei miei novantun anni. Udii campane remote, sentii la fragranza dell’anima di Delgadina addormentata su un fianco, sentii un grido all’orizzonte, singhiozzi di qualcuno che forse era morto un secolo prima nell’alcova. Allora spensi la luce con l’ultimo fiato, allacciai le mie dita alle sue per portarla con me per mano, e contai i dodici rintocchi della mezzanotte con le mie dodici lacrime finali, finché non cominciarono a cantare i galli, e subito dopo
i rintocchi di gloria, i mortaretti di festa che celebravano la gioia di essere sopravvissuto sano e salvo ai miei novantenni…..”








