Il maestro magro
Recensione del libro
“Il maestro magro”
di Gian Antonio Stella
Rizzoli Editore

Splendido affresco degli anni che vanno dal dopoguerra al boom economico, con tutte le speranze e le delusioni di un’Italia che tenta di lanciarsi verso il benessere. La lotta verso l’emancipazione dai pregiudizi e da una mentalità provinciale, presente anche in una grande città come Torino, è offuscata dalla corsa all’elettrodomestico e all’automobile di cilindrata elevata.
Le apparenze contano ancora, anche se il consumismo ne sminuisce l’importanza, e la città del Lingotto fa da sfondo, con i suoi quartieri popolati da vari dialetti come vari colori. Ariosto Aliquò detto Osto parte dalla Sicilia per beneficiare della legge sui maestri magri, che consentiva uno stipendio basso ma garantito ai maestri elementari che avessero raggranellato classi di adulti analfabeti nelle zone depresse.
Osto sceglie il Polesine, dove approda pieno di speranze e deciso a non cedere, dopo i primi rifiuti. Non c’è razzismo per chi viene da fuori: semplicemente i contadini non ritengono indispensabile saper leggere e scrivere, visto che da generazioni riescono a lavorare comunque.
L’abilità nel suonare la fisarmonica lo aiuterà a raggiungere l’obiettivo, e ad incontrare l’amore in Ines, una giovane donna abbandonata dal marito poco dopo le nozze, che ha cresciuto da sola il suo bambino. La storia viene tollerata fino a quando non è possibile ignorarne il frutto: Ines scoprirà di essere incinta quando il prete, allertato dal medico condotto bacchettone, le negherà la comunione.
Seguono umiliazioni che riporteranno la coppia a trasferirsi a Torino, dove verranno truffati e costretti a soggiornare in un dormitorio di fortuna per qualche
tempo, ma grazie al lavoro di entrambi riusciranno ad affrancarsi fino a raggiungere, attraverso un’inaspettata eredità, il sogno della ricchezza.
E’ l’Italia pulita e un po’ ingenua, che si svincola dal pettegolezzo e dalla pruderie attraverso l’amore e il senso della famiglia che, pur essendo “di contrabbando” non esita ad accogliere e crescere per quattro anni la figlia di un cugino di Osto.
Il primo romanzo del saggista Stella è l’ironico e gradevole ritratto di una famiglia e di un periodo storico, che lo stile della scrittura rende affascinante.
Tratto dal libro
“Improvviso calò il silenzio. Un silenzio lacerante. Ostile. Doloroso. Come gli era venuto in mente di dir quella cattiveria? Come gli era scappata? Attese la risposta come un condannato aspetta la carica di fucileria. Attese e attese. Pochi secondi, ma interminabili. Finché gli fu così insopportabile, quel silenzio, da sperare in un insulto. Una cattiveria. Un parola di disprezzo. Non arrivò nulla. Solo il fruscio inconfondibile di chi si soffia il naso per non piangere. Sentì un clic. Aveva messo giù.”








