Vita da trans
Recensione del libro
“Vita da trans”
di Cecilia Gatto Trocchi
Editori Riuniti
L’autrice ha voluto entrare nella vita di alcuni transessuali e l’ha fatto senza tatto e senza rispetto, con un distacco che gela le ossa, secondo soltanto al voyeurismo che non si è curata di nascondere. I rari cenni ai sentimenti sono quasi grotteschi, e spesso illustrati come finti, perché arrivano da persone “inaffidabili”. Gli unici brani che affrontano il tema con decenza e padronanza dell’italiano sono frutto delle dissertazioni di un non meglio precisato Nello, presentato come amico della professoressa Gatto Trocchi e troppo colto per essere il suo alter ego camuffato.
C’è da augurarsi che le millantate incursioni dell’autrice nella vita “professionale” dei transessuali vivisezionati nel libro, non si limitino a trasudare lontananza dal credibile, ma siano effettivamente inventati, evitando così nel lettore l’insorgere del disgusto provocato da una smania di protagonismo insopportabile.
Col rispetto dovuto alle persone scomparse, e maggiormente a chi ha davvero sofferto, in tutta coscienza non posso impedirmi di considerare questo libro fastidioso e volgare, convinta come sono che per capire cos’è racchiuso nel cuore di un essere umano non occorra farlo denudare e spiarne i dettagli del corpo, con curiosità malata.
E purtroppo, le frettolose ultime tre pagine non bastano a dare dignità alle altre che le precedono.
20 febbraio 2007








