La vampa d'agosto
Recensione del libro
“La vampa d’agosto”
di Andrea Camilleri
Sellerio Editore Palermo
Grande come sempre, Camilleri non si smentisce con questo romanzo che consente di ritrovare i personaggi ormai familiari in una trama originale e ben svolta. Lo scrittore siciliano è garanzia di una lettura godibile, intrisa di un’ironia raffinata che scorre in uno stile unico e nuovo.
Protagonista è il mitico commissario immortalato anche dalla televisione, che ha consentito anche a chi non legge di affezionarsi a questo personaggio tenero e ruvido al contempo, che non nasconde le insofferenze per l’autorità costituita o per chi delinque a spese dei deboli.
Il caldo torrido che non lascia requie per tutta l’estate mette a dura prova Montalbano, che si trova a fronteggiare un’inchiesta difficile e rischia di pestare i piedi a qualche potente, proprio durante quelle che dovrebbero essere le sue vacanze con la fidanzata storica Livia.
Questa volta troviamo un Montalbano diverso, o perlomeno che mostra un lato nuovo del suo carattere, alle prese con gli anni che passano e cominciano a farsi sentire nel fisico e nella mente.
Il finale è totalmente a sorpresa, con l’occhio di bue centrato sull’anima del commissario, ufficialmente trionfante ma in realtà sconfitto duramente nella sua umanità. E’ difficile uscire a testa alta dalla lotta contro se stessi e le proprie emozioni, quando queste prendono il sopravvento e scoprono la fragilità che non si sa di avere, o si cerca in ogni modo di nascondere. E l’amarezza diventa un’esplosione di rabbia quando ci si rende conto di aver ceduto il timone della barca, un’ingenuità pagata a caro prezzo, che fa uscire perdenti dal confronto con le nuove generazioni, troppo centrate su di sé per poter cedere spazio all’etica. E’ un Montalbano amaro e da amare, meno eroe e più uomo.
Protagonista è il mitico commissario immortalato anche dalla televisione, che ha consentito anche a chi non legge di affezionarsi a questo personaggio tenero e ruvido al contempo, che non nasconde le insofferenze per l’autorità costituita o per chi delinque a spese dei deboli.
Il caldo torrido che non lascia requie per tutta l’estate mette a dura prova Montalbano, che si trova a fronteggiare un’inchiesta difficile e rischia di pestare i piedi a qualche potente, proprio durante quelle che dovrebbero essere le sue vacanze con la fidanzata storica Livia.
Questa volta troviamo un Montalbano diverso, o perlomeno che mostra un lato nuovo del suo carattere, alle prese con gli anni che passano e cominciano a farsi sentire nel fisico e nella mente.
Il finale è totalmente a sorpresa, con l’occhio di bue centrato sull’anima del commissario, ufficialmente trionfante ma in realtà sconfitto duramente nella sua umanità. E’ difficile uscire a testa alta dalla lotta contro se stessi e le proprie emozioni, quando queste prendono il sopravvento e scoprono la fragilità che non si sa di avere, o si cerca in ogni modo di nascondere. E l’amarezza diventa un’esplosione di rabbia quando ci si rende conto di aver ceduto il timone della barca, un’ingenuità pagata a caro prezzo, che fa uscire perdenti dal confronto con le nuove generazioni, troppo centrate su di sé per poter cedere spazio all’etica. E’ un Montalbano amaro e da amare, meno eroe e più uomo.
Tratto dal libro:
“…Ci misiro in tutto tri ore, dù a cercare il questionario, una a compilarlo. Si addunaro a un certo punto che era preciso ‘ntifico a quello dell’anno passato, le stisse dimanne nello stisso ordine, sulo la data nell’intestazione cangiava. Non ficiro commenti, oramà non avivano cchiù la forza di diri quello che pinsavano della burocrazia. “Catarella!” “Qua sono” “Spedisci questo fax subito e dici al signori e guistori di mittirisillo indove lui sa”. Catarella aggiarniò. “Non me la sento, dottori”. “E’ un ordine, Catarè!” “Dottori, se vossia dici che è un ordine…” Voltò le spalli rassegnato e fici per nesciri. Ma quello era capace di farlo! “No, senti, spediscigli il fax senza dirgli niente”….
18 marzo 2007








