Sorelle materassi
Recensione dello spettacolo teatrale
con Marina Malfatti e Simona Marchini
Regia di Maurizio Nichetti
Le sorelle Materassi trascorrono le giornate chiuse in casa a lavorare ricamando fino a notte fonda in attesa del ritorno di Remo, nell’intento di suscitare in lui sensi di colpa che cadono regolarmente nel vuoto. Nonostante l’evidenza della malafede del nipote, le zie proteggeranno e copriranno ogni sua malefatta, incapaci di sottrarsi alla malìa dell’incarnazione del figlio mai generato.
Remo trascorre le sue giornate (e soprattutto le nottate) in divertimenti al di sopra delle sue possibilità, o meglio, a spese delle povere zie , in gozzovigliate e conquiste di donne che, quando restano nei pasticci vengono maritate dalle provvide sorelle, che trovano loro un marito compiacente.
Teresa e Carolina Materassi si assoggetteranno totalmente alla volontà del nipote, che dopo averle rinchiuse in uno sgabuzzino per costringerle a firmare una cambiale di 500.000 lire, (cifra astronomica per gli anni trenta), al fine di saldare tutti i debiti contratti, finalmente partirà sull’auto appena acquistata, lasciando le zie in una miseria da cui si risolleveranno grazie al loro lavoro.
Il nipote riuscirà a conquistare un’ereditiera americana figlia dell’inventore della pentola a pressione, e tornerà dalle zie per celebrare il matrimonio, consentendo alle attempate ricamatrici di sfoggiare l’abito bianco col velo almeno una volta nella vita, sia pure per accompagnare Remo all’altare.
Fa da sottofondo il rimpianto per la fine di un’epoca soppiantata dal progresso, che consente la rinascita economica di Teresa e Carolina, con una macchina da cucire (da loro chiamata con ironico sprezzo “svizzerotta”) che, pur facendo solo i “punti base”, riesce ad accontentare i nuovi clienti, gli arricchiti incapaci di distinguere il lavoro fatto a mano da quello fatto a macchina, paghi di poter sfoggiare un corredo con l’etichetta delle celeberrime sorelle Materassi.
Splendidi i duetti, che rendono perfettamente lo spirito di sacrificio su cui è improntata la vita delle Sorelle Materassi, che si sono negate perfino il piacere di guardare dalla finestra la natura fiorire:
“Che profumo di gelsomino” dice Carolina
“Profumo di rose” risponde Teresa
“Sarà il profumo di…”
“E’ il profumo della primavera, Teresa”.
Ottima la regia di Nichetti, che rispetta la toscanità della scrittura originale, omaggiata con termini godibilissimi, e sa dare il giusto risalto al talento ironico di Simona Marchini, caratterista di qualità che rende bene la leggiadria di questa riduzione teatrale.
Su tutto, svetta una Marina Malfatti che incarna il senso di struggimento del testo, e lascia trasparire maestrìa e lunga esperienza sul palcoscenico. Bravissima!
Straordinaria Margherita di Rauso nei panni della terza sorella Giselda, la cui bravura permette al suo ruolo di ritagliarsi uno spazio di tutto rispetto.
Unico neo, il ruolo del nipote Remo, interpretato da un attor giovane che fa rimpiangere l’ottimo Giuseppe Pambieri della riduzione televisiva ormai storica.
Fresco e con un’alternarsi di ironia e qualche pennellata di malinconia come ogni lavoro firmato Nichetti, lo spettacolo è gradevole e ben costruito, valorizzato dall’armonia e complicità evidenti fra le due protagoniste.
3 gennaio 2007








