Vissi d'arte, vissi d'amore
recensione dello spettacolo teatrale
“VISSI D’ARTE, VISSI D’AMORE -Una sera con Maria Callas”
Monologo di e con Rossella Falk

Rossella Falk prima di essere un’attrice straordinaria, è una donna straordinaria, dotata di una classe e di una femminilità innate, che generano ammirazione in chi la incontra. Componente della mitica Compagnia dei Giovani che ha dato tantissimo al nostro teatro, oggi ne rappresenta la memoria storica. Oltre alla recitazione si è occupata, nel corso degli anni, della riduzione, traduzione e regia di diverse opere. Il fascino unito al talento è evento davvero raro da incontrare, e non si può non restare affascinati da una donna tanto bella, colta e intelligente. Personalmente, credo che le difficoltà insite nel monologo le consentano di esprimere al meglio la sua bravura e la padronanza della scena.
Della Divina si è detto di tutto: che era capricciosa fino all’inverosimile, attaccatissima al denaro, con un pessimo carattere e senza amiche perché in ogni rappresentante del sesso femminile vedeva una rivale. Lo spettacolo vuole rendere omaggio e giustizia a Maria Callas, di cui Rossella Falk è stata amica per ventiquattro anni, in un rapporto di grande affetto e stima reciproca, interrotto dalla morte prematura della grande interprete lirica.
L’apertura del sipario lascia col fiato sospeso, tanto è la somiglianza tra le due donne, e la narrazione in prima persona col sottofondo della voce della Divina rende l’atmosfera ancor più suggestiva.
La Callas non amava parlare della sua vita, perché per lei significava ricontattare il dolore che l’ha accompagnata dalla nascita alla morte, allentando la morsa solo per pochi fugaci momenti. Nasce a New York da una madre che, delusa per aver partorito una seconda femmina, evita di toccare e persino di guardare la propria figlia nei suoi primi quattro giorni di vita. Le infermiere devono insistere perché scelga un nome per la bambina, ed ottengono quattro nomi pronunciati a caso, con delega a decidere quale preferiscono: verrà registrata con tutti e quattro. Per tutta la vita, Maria sconterà il peccato originale d’esser nata femmina, e crescerà sentendosi continuamente sminuire di fronte alla perfezione della sorella. Verrà presa in considerazione solamente per sentirsi dire con sprezzo che è brutta, grassa e impacciata, e lo diventerà veramente.
Quando i genitori divorziano, la madre tornerà in Grecia con le due figlie, che non vedranno più il padre, se non in rare occasioni. Maria sublima il dolore e la solitudine prendendo lezioni di canto: ha una bella voce che deve però essere educata, e trova una brava insegnante che la incoraggia, ammirata dalla sua dedizione. La ragazza impiegherà tutte le sue energie per proseguire nello studio, ostacolata da difficoltà economiche e dal sarcasmo della madre, ma rinuncerà persino a mangiare le arance che adora, pur di potersi pagare qualche minuto in più di lezione. Il suo sogno è cantare al Metropolitan di New York, ma quando riuscirà ad ottenere un’audizione, canterà senza rendersi conto che l’esaminatore la scarterà a priori, scandalizzato dal suo corpo reso ancor più goffo da un improbabile abito a pois e dal viso sciatto mortificato da occhiali con lenti molto spesse: presterà attenzione al suo abbigliamento anziché alla sua voce perché “una cantante degna di questo nome non può presentarsi così,. Chiederà di cantare gratuitamente pur di esibirsi sentendosi rispondere che una frase simile non si addice a un’artista. Furente e delusa, se ne andrà giurando a se stessa che entro due anni il Metropolitan avrebbe pagato a peso d’oro le sue esibizioni, e manterrà la parola.
Il suo aspetto fisico la rende invisibile agli occhi maschili, ma la sua voce straordinaria farà innamorare l’anziano Giovambattista Meneghini, che la chiederà in moglie. Maria accetterà di sposare un uomo in grado di proteggerla: è la prima volta che qualcuno si innamora di lei. Il successo e il benessere economico la trasformeranno in una bella donna magra ed elegante, ammirata e venerata dal marito, ma sola e triste.
L’incontro fortuito con Aristotele Onassis le cambierà la vita: si innamorerà di lui, un uomo grezzo e volgare che non ha alcuna gentilezza nei suoi riguardi, ma col quale ha in comune le origini greche, la nascita in una famiglia povera e la fatica per raggiungere il successo.
Il suo amore viene però ricambiato con cinico calcolo (“io sono greco e sono l’uomo più ricco del mondo, tu sei greca e sei la cantante più famosa del mondo. Siamo due greci che, insieme, hanno in mano il mondo”), che si dimostrerà in tutto il suo squallore quando Maria perderà il bambino che aspetta da Onassis, precipitando in un abisso di dolore aggravato dall’indifferenza del compagno, che ormai sta tramando per sposare la vedova Kennedy.
Maria si ritrova sola e disperata, e la sua voce straordinaria comincia a tradirla: il suo perfezionismo e l’amore per il pubblico la porteranno a decidere di ritirarsi molto presto dal palcoscenico e dal mondo nella sua casa di Parigi, dove inizierà lentamente a morire.
Qui lo spettacolo finisce: Rossella Falk scompare dietro le quinte per riapparire con una vestaglia che segnala l’appendice dello spettacolo, la parte più intima, in cui racconta del loro ultimo incontro, quando riuscì a convincerla ad uscire a cena. Maria quella sera era bella come non lo era mai stata prima, accettò l’invito e trascorse una serata piacevole e divertente. All’uscita un nugolo di paparazzi la immortalò e un ragazzo le donò un piccolo bouquet di roselline gialle. Rientrò felice nella sua casa. Fu la sua ultima uscita, perché morì quindici giorni dopo.
Rossella Falk dà un'immagine molto reale della grande artista, che fin da piccola ha dovuto lottare perchè il suo diritto alla vita venisse riconosciuto, e perchè la sua sensibilità venisse capita ed amata. Persino il suo enorme talento ha faticato ad essere valorizzato ed apprezzato. Avrebbe volentieri barattato la sua voce straordinaria in cambio di un amore "normale", una vita normale e una famiglia normale, ma ha dovuto accontentarsi di ricevere unicamente l'amore del pubblico che la considerava quasi una divinità, ma non è bastato a scaldarle il cuore.
Il titolo riassume benissimo il travaglio di quest’anima fragile. Questo non è uno spettacolo commemorativo: la Falk ha scelto di raccontare la vita di Maria Callas con grande rispetto e verità, ed allo spettatore arriva il sentimento reale di una donna che ha reso onore ad un’amica sensibile e sola che ha vissuto all'ombra della donna artista da tutti conosciuta. Lascia il cuore pieno di commozione, ma privo di tristezza.
03 Dicembre 2006








