Sei brillanti
Recensione dello spettacolo teatrale
“Sei brillanti”
di Paolo Poli, che cura anche la regia
con Paolo Poli e Alfonso De Filippis

L’idea è originale: raccontare il Novecento attraverso le voci di sei donne (Mura, Paola Masino, Irene Brin, Camilla Cederna, Natalia Aspesi ed Elena Gianini Belotti), che hanno fatto la storia del giornalismo italiano, pioniere in un campo tutt’ora dominato dai maschi. Particolarmente ricercati sono i testi, frutto di una ricerca che ha richiesto tempo ed attenzione, oltre che conoscenza. Il ritmo è incalzante, e non scende mai di tono, con un senso dei tempi teatrali assolutamente perfetto.
Poli è regista, ideatore, ricercatore, protagonista, ma soprattutto istrione. Un grande, signore del palcoscenico e genio assoluto del teatro italiano, unico nel portare avanti il “suo” teatro, la sua visione del mondo e delle cose che smaschera gli ipocriti. Una leggerezza solo apparente, che lascia trasparire la finezza intellettuale di un cultore della nostra letteratura, tanto abile da infilare qua e là calembours che le menti semplici possono scambiare per errori o vuoti di memoria.
Poli è in pienissima forma, e il suo sguardo vigile sugli attori, da vero perfezionista, non gli impedisce di prendere gusto a ciò che declama, divertendosi per primo. Innegabilmente di classe le interpretazioni autenticamente goliardiche delle canzoni che contraddistinguono i vari decenni: da quelle rigorosamente in rima degli anni 30 a quelle ugualmente futili ma più recenti. Imperdibile “Maledetta primavera” cantata con voce baritonale e godibilissimo “Il cobra” cantata con una studiata noncuranza che la rende irresistibile.
Dire che Poli conosce bene il suo mestiere è scoprire l’acqua calda. Questa volta è andato ben oltre: elegantissimo nell’abbigliamento quanto nell’esplorare campi minati, sempre alieno dalla volgarità, domina il palco con padronanza e maestria, dispensatore di un’energia che nasce dalla passione. E sembra incitare a credere nei propri sogni, percorrendo nella dedizione e nella pazienza la strada della realizzazione. Poli non si smentisce: da amante del bello, lo ricerca, lo mette in scena e lo offre agli altri. Grazie, maestro per questa lezione di stile! Per uscire riconciliati col mondo.
27 febbraio 2007








