La cappuccetto rosso bulimica

Chi trascorre l’ora di pranzo a casa con la televisione sintonizzata sul primo canale, è costretto a sorbirsi “La prova del cuoco”, trasmissione che a dispetto del titolo mette a dura prova lo spettatore.
Scopo del programma dovrebbe essere la diffusione della cultura del buon vivere e la conoscenza dei prodotti nazionali, intento nobilissimo e più che legittimo, ahimè totalmente disatteso.
L’infelice scelta della conduzione è infatti caduta su Antonella Clerici, una quarantenne mai cresciuta che ha trasformato il programma in una baracconata degna della peggior riunione di condominio, dove più che parlare si urla, e dove il lavoro dei cuochi viene dalla stessa continuamente interrotto con pettegolezzi sulla loro vita privata, di cui si farebbe volentieri a meno.
Non trascorrono due minuti senza che qualsiasi azione o frase venga interrotta da canzoncine dello Zecchino d’Oro che la conduttrice canta sguaiatamente, accompagnandole con coreografie che hanno il probabile scopo di spiegarne la profondità dei testi.
Anni fa, la Clerici vestiva i panni della maestrina dalla penna rossa, pronta a bacchettare chi osava pronunciare le parole “momentino” e “aiutino”, con un rigidissimo: “Non si dice “momentino”, non è italiano!”
Ora, col suo look da finta ingenua, seni perennemente esibiti e camminate strampalate sui tacchi, sembra bearsi ad ogni telefonata che contenga le medesime espressioni.
Incapace di rompere un uovo senza far danni, sull’orlo di una crisi isterica al solo tentativo di impastare, la Clerici si illude che “fare” la simpatica equivalga ad esserlo nella realtà, e punta tutto sull’imbranatura stile Cappuccetto Rosso, giocando le carte che ha, equivalenti al due di picche.
La trasmissione sembra fatta su misura per soddisfare la bulimia della presentatrice, che ingurgitando cibo senza soluzione di continuità sembra non avere altro interesse nella vita. La poveretta si tuffa su qualsiasi cosa vagamente commestibile con una foga che ricorda tanto la ninfomania: un’abbuffata continua alla disperata ricerca di un piacere sconosciuto e irraggiungibile.
E infatti siamo distanti anni luce dall’assaporare il cibo con sensualità!
E’ rivoltante consumare un pasto mentre lo schermo manda l’immagine di questa finta bionda (con perenne crescita), che si ingozza masticando a fauci spalancate rendendo tutti partecipi delle varie fasi della masticazione!
Non contenta, dopo essersi portata una posata alla bocca la sprofonda nella pietanza destinata anche ad altri.
La maleducazione che ci avvelena quotidianamente la vita viene portata in trionfo, rafforzando l’idea che agli italiani “piaccia” la TV popolare. Ma qui di popolare non c’è proprio nulla: ci sono solo volgarità e pressapochismo, emblemi di quell’Italia caciarona che bypassa la fila alla posta: l’Italia incivile che non ci piace per niente.
E’ vergognoso che la Clerici in cambio di contratti favolosi propini pettegolezzi, sbuffate, aggiorni sulla propria situazione sentimentale e invochi la pubblicità per potersi ingozzare in pace. Non cadiamo nel tranello: qui non si tratta di “spontaneità”, ma di totale, tragica assenza di professionalità.
Ormai il continuo refrain (potrebbe inserirlo nello stemma di famiglia) “mangia che ti passa”, propinato a chi racconta di vivere un momento di difficoltà, da grottesco è diventato disgustoso: la solitudine e la sofferenza non si possono sconfiggere con le abbuffate.
A ciascuno il suo mestiere. A proposito, quello della Clerici qual é?
Ci troviamo di nuovo alle prese con l’istigazione alla diseducazione, che la programmazione televisiva continua a propinare, senza rispetto per l’intelligenza di chi paga il canone.
01 febbraio 2007
la Pecora Nera
Scopo del programma dovrebbe essere la diffusione della cultura del buon vivere e la conoscenza dei prodotti nazionali, intento nobilissimo e più che legittimo, ahimè totalmente disatteso.
L’infelice scelta della conduzione è infatti caduta su Antonella Clerici, una quarantenne mai cresciuta che ha trasformato il programma in una baracconata degna della peggior riunione di condominio, dove più che parlare si urla, e dove il lavoro dei cuochi viene dalla stessa continuamente interrotto con pettegolezzi sulla loro vita privata, di cui si farebbe volentieri a meno.
Non trascorrono due minuti senza che qualsiasi azione o frase venga interrotta da canzoncine dello Zecchino d’Oro che la conduttrice canta sguaiatamente, accompagnandole con coreografie che hanno il probabile scopo di spiegarne la profondità dei testi.
Anni fa, la Clerici vestiva i panni della maestrina dalla penna rossa, pronta a bacchettare chi osava pronunciare le parole “momentino” e “aiutino”, con un rigidissimo: “Non si dice “momentino”, non è italiano!”
Ora, col suo look da finta ingenua, seni perennemente esibiti e camminate strampalate sui tacchi, sembra bearsi ad ogni telefonata che contenga le medesime espressioni.
Incapace di rompere un uovo senza far danni, sull’orlo di una crisi isterica al solo tentativo di impastare, la Clerici si illude che “fare” la simpatica equivalga ad esserlo nella realtà, e punta tutto sull’imbranatura stile Cappuccetto Rosso, giocando le carte che ha, equivalenti al due di picche.
La trasmissione sembra fatta su misura per soddisfare la bulimia della presentatrice, che ingurgitando cibo senza soluzione di continuità sembra non avere altro interesse nella vita. La poveretta si tuffa su qualsiasi cosa vagamente commestibile con una foga che ricorda tanto la ninfomania: un’abbuffata continua alla disperata ricerca di un piacere sconosciuto e irraggiungibile.
E infatti siamo distanti anni luce dall’assaporare il cibo con sensualità!
E’ rivoltante consumare un pasto mentre lo schermo manda l’immagine di questa finta bionda (con perenne crescita), che si ingozza masticando a fauci spalancate rendendo tutti partecipi delle varie fasi della masticazione!
Non contenta, dopo essersi portata una posata alla bocca la sprofonda nella pietanza destinata anche ad altri.
La maleducazione che ci avvelena quotidianamente la vita viene portata in trionfo, rafforzando l’idea che agli italiani “piaccia” la TV popolare. Ma qui di popolare non c’è proprio nulla: ci sono solo volgarità e pressapochismo, emblemi di quell’Italia caciarona che bypassa la fila alla posta: l’Italia incivile che non ci piace per niente.
E’ vergognoso che la Clerici in cambio di contratti favolosi propini pettegolezzi, sbuffate, aggiorni sulla propria situazione sentimentale e invochi la pubblicità per potersi ingozzare in pace. Non cadiamo nel tranello: qui non si tratta di “spontaneità”, ma di totale, tragica assenza di professionalità.
Ormai il continuo refrain (potrebbe inserirlo nello stemma di famiglia) “mangia che ti passa”, propinato a chi racconta di vivere un momento di difficoltà, da grottesco è diventato disgustoso: la solitudine e la sofferenza non si possono sconfiggere con le abbuffate.
A ciascuno il suo mestiere. A proposito, quello della Clerici qual é?
Ci troviamo di nuovo alle prese con l’istigazione alla diseducazione, che la programmazione televisiva continua a propinare, senza rispetto per l’intelligenza di chi paga il canone.
01 febbraio 2007
la Pecora Nera








