Aerei ed incontinenza
Due giorni fa, ho letto sul quotidiano della città in cui vivo una notizia in puro stile “quando la realtà supera la fantasia”.
Il motivo della mancata “presa in carico” è stata che l’aspirante passeggero, vista l’ingessatura, in caso di necessità fisiologiche non sarebbe stato in grado di recarsi in toilette in tempo utile. Vorrei chiarire che la preoccupazione della compagnia aerea non è stata per l’eventuale imbarazzo dell’utente, nel caso si fosse verificata una simile eventualità, bensì volta alla salvaguardia dell’integrità del sedile.
Il signore in questione, dopo aver superato il check-in, imbarcato i propri bagagli ed essersi predisposto a salire sull’aereo, ha dovuto attendere l’esito del consulto di insigni professionisti che dall’alto della loro venerabile scienza, hanno sentenziato “questo viaggio non s’ha da fare!”
Tutto si poteva immaginare il povero ellenico, tranne che la sfortuna l’avesse preso di mira a tal punto da fargli scegliere l’unico volo al mondo che per andare da Milano ad Atene passa per Sidney, fa scalo nelle Molucche, sorvola il deserto di Gobi e già che c’è si ferma a caricare mia cugina che vive a New York e vuole tornare a Venezia in tempo per il battesimo dei gemellini!
Da quando in qua per andare da Malpensa ad Atene in aereo occorre lo stesso tempo che impiega la Trasiberiana a ultimare il suo percorso, che notoriamente si percorre in treno?
Oppure devo pensare che il signore in questione fosse un centenario incontinente, trascinato a Cortina d’Ampezzo per sciogliere un voto di gioventù?
Bando alle ciance, nel caso qualcuno si dovesse trovare in una situazione simile, ho escogitato delle soluzioni:
- costringere il passeggero ad ingurgitare tre litri di spremuta di limone tappandogli il naso;
- farlo viaggiare su una brandina da campeggio (da lui fornita), assicurata alla pavimentazione dell’aereo con la colla che non fa fili ma ti asporta due strati di pelle quando la usi, preservando così la dignità del sedile;
- trattenere l’utente in aeroporto per una settimana senza mangiare e senza bere prima dell’imbarco, perché prevenire è meglio che curare;
- distrarlo per tutta la durata del viaggio, propinandogli film di John Wayne dall’effetto soporifero garantito, così dorme e non gli viene in mente di liberarsi dalle scorie;
- fornirgli, (con sovrapprezzo sul biglietto aereo) un tappo e una molletta per i panni, o in alternativa un sacchettino (quelli per i cibi congelati vanno benissimo) con elastico d’ordinanza, assicurandosi che li sistemi ad hoc prima di mettere piede a bordo;
- agire d’anticipo, riprendendolo con una videocamera e minacciandolo di spedire il filmato a YouTube se perde il controllo …. della situazione;
- farlo viaggiare nella carlinga, traendo giovamento dalla temperatura polare presente nella stessa; nell’improbabile caso, emulo di Highlander, riuscisse comunque ad espellere qualcosina, sporcherebbe così i bagagli dei passeggeri, anziché il sedile;
- sottoporlo a liofilizzazione preventiva, dopodichè imbarcarlo con la massima tranquillità;
- posizionarlo sulla fusoliera dell’aereo, (assicurato con robuste corde, per carità), in modo che, avendo le braccia libere dal gesso, possa sventolarle dall’alto verso il basso e viceversa, per diradare le nuvole migliorando la visibilità al pilota;
- consultare il protocollo di Kyoto, seguendo pedissequamente quanto prescrive in questi casi;
- convocare un G40, un gotha delle menti eccelse presenti nel mondo, affinché decidano al meglio (senza fretta, perché presto e bene non vanno insieme, come sosteneva la mia maestra delle elementari);
- ipotecargli tutti i beni, requisendoglieli nel caso attenti alla verginità del sedile;
- fargli giurare sul testo sacro della religione che professa, che lascerà il sedile come l’ha trovato. Nel caso fosse ateo, può optare per la conversione ad una tra le tre religioni monoteiste (di più non si può fare);
- consentirgli di viaggiare unicamente se accompagnato da una domestica dalla professionalità indiscussa, possibilmente filippina (le credenziali sono indispensabili);
- fargli scrivere “io non oltraggerò il sedile” per dieci pagine, e dargli fiducia (soluzione applicabile solamente dalle compagnie buoniste);
- consentirgli di espletare le funzioni fisiologiche per procura;
- farlo viaggiare direttamente nella toilette, già posizionato sul wc, incollato col silicone, così non sbanda in curva;
- aggiungere ai posti disponibili una “comoda”, al posto dell’intonso sedile;
- ipnotizzare il passeggero, convincendolo che quello che crede di avere vissuto è stato solo un incubo causato da indigestione di pasta e fagioli;
- nel caso si verifichi l’incidente, prima di condannarlo a morte offrirgli una seconda possibilità;
- impiantare nel cervello dei funzionari che hanno partorito questa singolare trovata, delle cellule staminali che ripristinino la regolare attività neuronale;
- oganizzare veglie di preghiera affinché questa notizia non varchi i confini nazionali, mettendo a repentaglio la già compromessa credibilità italica.
Per la cronaca, il turista è stato imbarcato il giorno successivo, essendosi presentato all’imbarco munito di ausilio per l’incontinenza (leggi pannolone).
22 marzo 2007
La Pecora Nera








