Il tavolo e l'altare
Quando durante la preghiera, una povera preghiera che aveva come luogo deputato la cucina, le mani si cercarono attraverso la tovaglia e, trovatesi si unirono;
mi chiesi se anche tu provassi quella sorta di sussulto interiore, quel trasalimento nel sentire che non era il nostro un semplice toccarsi di una donna o un uomo che si amano;
ma era il rivelarsi del nostro matrimonio, a dignità del sacramento dell'amore, in tutta la sua grazia e forza, in tutta la sua -forse- santità.
Tanti anni di felice e di non buona sorte, di nascite e dolori, di fedeltà e di fede, passati lentamente per l'intreccio, per il filtro di quelle dieci dita mescolate, immemori di sé, non piu' capaci di distinguersi tra loro.
Ricordo che t'interrogo' un mio sguardo e sempre con lo sguardo "si" mi rispondesti (le labbra continuando a sussurrare come per la prima volta antiche, ripetute e mai consunte formule), te ne eri pienamente resa conto.
Ancor prima di me l'avevi percepito, e ne provavi nei confronti del Signore un senso, già di gratitudine.
Così, senza parlarci, ma lasciando, che sola tra noi parlasse la preghiera, ci comunicammo qualcosa di importante: una stretta di mano -ci dicemmo - stava diventando liturgia, il tavolo un altare.
Preghiera di Marco Beck
da "Cosi' pregano i poeti" EDIZ SAN PAOLO
Stefania Maggetto - Maurizio Molteni








