La celiachia - ultima parte

Le donne hanno una probabilitĂ di contrarre la malattia superiore al 30% rispetto agli uomini.
Una ricerca dell’Istituto di Scienze dell’Alimentazione del CNR, ha evidenziato nell’intestino celiaco piccole quantità di cellule con funzione regolatoria, probabilmente attivate dall’infiammazione, in grado di contrastare la reazione al glutine.
L’esperimento è consistito nel prelevare alcune di queste cellule per poi sottoporle a colture in vitro, clonarle e rimetterle a contatto con cellule malate, in pari numero. Le cellule clonate hanno continuato a produrre sostanze antinfiammatorie (tra cui l’interleuchina 10 esogena) che inibiscono la produzione di linfociti patogenetici, la cui azione riprende se si bloccano le cellule clonate. Aumentare il numero delle cellule regolatorie potrebbe rivelarsi un’alternativa all’astensione dal glutine, ad oggi unica terapia possibile.
L’aumento della presenza della malattia è dovuto all’alimentazione odierna, che prevede un apporto quotidiano di cereali contenti glutine, e che fa esplodere in anticipo il problema.
Il morbo celiaco, quindi, ha un’origine multifattoriale, causata dal glutine e dalla predisposizione genetica ad ammalarsi, determinata da alleli particolari.
Le ricerche hanno evidenziato nella frazione alcol solubile del glutine frammenti in grado di ledere la mucosa intestinale, favoriti dall’intervento di un enzima specifico e dall’attivazione di una risposta immunologica con liberazione di sostanze infiammatorie.
Basterebbe produrre cereali nutrienti ma privi dei frammenti suddetti per risolvere il problema.
Per quanto riguarda la prevenzione, è importante il ruolo dell’allattamento materno, che limita e ritarda l’esordio della malattia, unitamente all’assunzione del glutine non prima del sesto mese d’età del bambino, durante l’assunzione di latte materno.
Inoltre, è bene iniziare lo svezzamento con riso, mais e tapioca, alimenti che non contengono la proteina incriminata.
22 febbraio 2007








