Il dolce flambè con un regalo, nascosto, per un fortunato commensale
AGATHA CHRISTIE, APPUNTAMENTO CON LA PAURA
L’avventura del dolce di Natale è - come un pranzo di Natale preparato da un vero chef. E lo chef sono io! – scrive Agatha Christie, con evidente compiacimento, nell’introduzione del suo libro Appuntamento con la paura (Oscar Mondatori).
Un giallo che è una raccolta di racconti. Gialli, naturalmente.
La storia inizia così:
- Mi rammarico profondamente…- disse Ercule Poirot.
Venne interrotto. Non in modo scortese. L’interruzione fu melliflua, abile, persuasiva piuttosto che contraddittoria.
- Vi prego , monsieur Poirot. Non rifiutate per una questione di principio. Ci sono gravi problemi di Stato. La vostra collaborazione sarà apprezzata da chi sta in alto. -
- Siete molto gentile – Hercule Poirot fece un cenno vago con la mano, - ma non me la sento, sul serio, di assumermi l’incarico che chiedete. In questa stagione dell’anno…-
Di nuovo il signor Jesmond lo interruppe. – E’ Natale - disse persuasivo. – Non vi attira un Natale all’antica nella campagna inglese. –
Poirot , il grande ispettore belga, si ritrova in una innevata King Lacey alla ricerca di un rubino .
Hercule Poirot entrò nella sua camera da letto. Era molto vasta e ben provvista di termosifoni. Mentre si dirigeva verso il grande letto a baldacchino, notò una busta posata sul cuscino. La aprì e ne estrasse un foglio di carta. Sopra vi era scritto a caratteri maiuscoli, vergati con una mano tremante:
NON MANGIATE IL DOLCE. UNA PERSONA CHE VI AUGURA OGNI BENE.
Il pranzo di Natale ha inizio. Vengono serviti una zuppa di ostriche e il tacchino con il ripieno di castagne.
Ed ora, al momento supremo, ecco che il dolce di Natale veniva servito in tavola con tutte le cerimonie del caso!...Sul piatto d’argento, il dolce di Natale riposava in tutto il suo splendore. Era grosso come un pallone da football, portava infilato un ramoscello di agrifoglio come una bandierina trionfante ed era circondato da un cerchio di magnifiche fiamme blu e rosse.
Un dolce fatto in casa, seguendo una ricetta antica, mantenendo le usanze del passato.
Tutte le persone di casa sono venute in cucina a dargli una mescolatine e a esprimere un desiderio.
Ma un evento imprevisto rende impossibile servire proprio quel dolce. Viene portato in tavola un altro dolce, non quello destinato al pranzo di Natale e preparato con il dovuto anticipo.
L’operazione Dolce di Natale era stato un successo. Eccone una fetta davanti a ciascuno, con le fiamme che ancora le avviluppavano. Ci fu un momentaneo silenzio intorno alla tavola mentre tutti formulavano in silenzio il loro desiderio. Così nessuno si accorse dell’espressione, piuttosto strana, che si era disegnata sulla faccia del signor Poirot, mentre esaminava la porzione che aveva sul piatto. “Non mangiate il dolce” Cosa diavolo voleva dire quel sinistro avvertimento? Possibile che ci fosse qualcosa di diverso fra la sua porzione di dolce e quella di chiunque altro! Sospirando, dovette ammettere con se stesso di essere sconcertato – e a Hercule Poirot non piaceva mai ammetterlo: poi afferrò cucchiaio e forchetta.
…
Delicatamente, quasi con precauzione, Hercule Poirot attaccò la propria porzione di dolce. Ne mangiò un boccone. Era squisito! Ne mangiò un altro. Qualcosa tintinnò lievemente nel suo piatto. Indagò con la forchetta.
Trova il bottone dello scapolo (a conferma del suo attuale stato civile), mentre altri ospiti trovano oggetti vari colmi anch’essi di significati: l’anello, il ditale, una moneta d’oro e… - Vetri!-.
<< Dev'essere una pietra finta saltata via da una di quelle spille che ci sono nei pacchetti a sorpresa, con il petardo!>>
Poirot esamina attentamente la pietra.
…era una pietra rossa, enorme, dal colore di rubino. Mentre la girava tra le dita, da ogni sfaccettatura, colpita dalla luce, si levò uno scintillio.
Mentre la conversazione tra i commensali prosegue piacevolmente, nessuno si accorge che Poirot si è infilato in tasca la pietra rossa.
Succederanno molte cose. Ci sarà un delitto…

Sarebbe piaciuto alla Christie il Caffè Torteria Saint Honorè di Grignasco (via 4 novembre, 12- 0163417799) in cui mi accoglie Enrico Mora insieme alla mamma Marilena. Arredato con uno stile particolare, ricco di dettagli raffinati, reso prezioso da velluti,damaschi e tessuti preziosi, riscaldato dal calore di un camino, arredato con mobili d’antiquariato, decorato da fotografie antiche, da originali soprammobili, da ricordi di viaggi, è un caffè salotto in cui ci si siede con piacere. Ci si abbandona lasciandosi alle spalle il mondo e lo stress, si respirano i profumi che provengono dai forni della cucina. La dolcezza è proprio lì, dietro l’angolo. Aleggia. Entra profondamente nel corpo e nella mente. In bella vista, ci sono torte, tiramisù, zuppe inglesi, focacce, panettoni,biscotti, e non c’è che l’imbarazzo della scelta.
Questo giovane cuoco-pasticcere che ha lavorato in passato in Grecia presso l’armatore greco Embiricos, poi in Francia per la famiglia Picasso e in Italia per lo stilista Valentino, accoglie con entusiasmo la mia proposta di creare un Dolce di Natale con un regalo, nascosto, per un fortunato commensale.
Mi elenca gli ingredienti:
<< Tre uova, 125 g. di zucchero di canna, 125 g. di farina, 160 g. di pane bianco, 250 g. di grasso di rognone, 500 g. di uvetta, 25 g. di mandorle tritate, 50 g. di canditi, sale, noce moscata, cannella, buccia di limone, ½ dl. Di Cognac, ¼ di birra Guinnes>>,
poi comincia a mescolare il pane sbriciolato con l’uvetta, la farina, il grasso di rognone tritato finemente, i canditi, il sale, la buccia di limone, le spezie e le mandorle. Versa nel centro le uova, lo zucchero, il Cognac e la birra.
Mescola bene, finché non ottiene una pasta liscia in cui lascia cadere, seguendo la tradizione inglese, alcuni piccoli oggetti (un ditale, un maialino, una moneta dorata, un bottone, due piccoli anelli). Riempie uno stampo a forma di grande scodella, precedentemente imburrato.

Copre lo stampo con carta da forno, lo avvolge con un telo simile a una garza e lo cuoce a vapore per quattro ore. Prima di servire, rovesciato e ravvivato dalle fiamme di un rapido flambé, cuoce ancora il dolce per due ore, sempre a vapore.
Se, il giorno di Natale(e nei giorni che lo precedono) non vi fermerete soltanto alla preparazione del dolce ma vorrete seguire la pista del racconto fino alla fine, vi divertirete.
E, come Poirot, penserete infine di avere - …trascorso un ottimo Natale. -.
21 dicembre 2007








