Il pino
Pino (Pinus Linneo) è il nome comune degli alberi e arbusti sempreverdi appartenenti alla famiglia delle Pinaceae, che comprende 115 specie circa. Caratteristica del Pino sono gli aghi (ovvero le foglie del pino) riuniti in gruppi di 2, 3 o 5 (raramente 1, 4 o più aghi) che nelle piante adulte non sono inserite direttamente nel ramo ma su corti rametti. Appartiene alla specie dei sempreverdi. In Italia sono presenti il pino silvestre, il cirmolo e il pino mugo nelle zone alpine; il pino domestico, il pino d’Aleppo, il pino marittimo nella zona mediterranea.
Storie e leggende
Tutte le specie di pini appartengono al gruppo degli alberi definiti cosmici. La loro presenza è documentata in ogni epoca. Nel periodo dell’ antica Grecia il Pino era consacrato a Rea, la Grande Madre. Successivamente si è affermato il mito di Attis, il pino sacro, che moriva e resuscitava. La mitologia greca intorno al Pino ha creato un simbolismo complesso legato ad alcune caratteristiche dell'aspetto e della vita di questa pianta: se da un lato veniva considerato come simbolo di morte, (questo perché una volta tagliato non è più in grado di ricrescere) dall’altro era visto come simbolo di immortalità (questo grazie alla sua capacità di vivere anche in ambienti sfavorevoli).
Durante i primi secoli del Cristianesimo il pino è annoverato tra le piante sacre. Si pensi che in Giappone tutt’oggi il pino evoca il senso dell'immortalità, per questo è utilizzato nella costruzione dei templi shintoisti e degli strumenti rituali.
Simbolo di potenza vitale, fecondità e segno di buon augurio, fino a qualche decennio fa compariva nella cerimonia nuziale, quale augurio di continuità dell'amore coniugale e di prosperità del genere umano.
Usi passati ed attuali
In passato gli antichi erano soliti fare la resinazione, ossia l'estrazione della resina dal tronco dei pini attraverso un'apposita incisione fatta alla base dei fusti, da cui fuoriusciva l'essudato. La resina era particolarmente apprezzata perché da questa si ricavava la trementina, la pece molle e la pece dura, utili nel preparare medicine, calafatare le navi e incatramare il legno.
Oggi giorno, nella moderna fitoterapia, la trementina è utilizzata per curare le vie respiratorie mentre altri preparati a base di pino, sono utilizzati per curare i reumatismi e la sciatica.
L’albero di Natale tra storie …..e leggende
storie...
L'albero di Natale è uno dei simboli del Natale. Sulla nascita di questa tradizione ciò che accomuna le tante storie e leggende è l'interpretazione del simbolo: da un lato l’albero sempre verde rappresenta la vita che continua anche nel periodo più freddo dell’anno, dall’altro costituisce un simbolo fallico e di prosperità con il ritorno alla stagione di primavera (il ciclo di morte-nascita,
lo ritroviamo in moltissime culture, oltre quella cristiana). Addobbarlo con oggetti vari, prendeva
i connotati di un piccolo rito casalingo propiziatorio che portava fortuna ed abbondanza alla famiglia.
Secondo gli antichi l’idea dell'albero natalizio proviene dall'Egitto in quanto il pino assomiglia a una piramide: si narra che un viaggiatore portò in occidente l'idea di imitare le piramidi con un albero (il pino) che avrebbe rappresentato la terra dei faraoni in Europa.
Gli antichi popoli germanici utilizzavano il pino nei riti di passaggio al solstizio d’inverno. Una leggenda narra che nell'ottavo secolo un monaco benedettino giunto tra i Germani per portare la parola di Cristo tra le genti pagane, sorprese un gruppo di adoratori di Odino sotto una quercia intenti a un sacrificio. Il monaco abbattè la quercia poi recise un piccolo pino e lo offrì a quelle genti come simbolo della vita eterna, e gli diede il nome di Albero di Gesù Bambino.
La tradizione vuole che i popoli germanici, con il solstizio invernale nei riti pagani festeggiavano il passaggio dall'autunno all'inverno piantando davanti alle case un abete ornato di ghirlande e bruciando un enorme ceppo nei camini.
Martin Lutero fu tra i primi che ebbe l'idea di decorare l'albero con piccole candele per testimoniare la vita e la fede.
Nel 1611 si narra che la duchessa di Brieg, in Germania, dopo aver preparato tutto nel suo castello in occasione di festeggiare la ricorrenza, si accorse che nel salone restava un angolo che appariva vuoto rispetto al resto della stanza riccamente addobbata. Uscita nel parco adiacente al castello, mentre passeggiava pensierosa, notò un piccolo abete e si disse: “andrà sicuramente bene per quell'angolo vuoto!”. Così chiamò uno dei suoi giardinieri chiedendo di adagiare l'alberello in un vaso poi trasportato nel salone delle feste.
Nel 1737 nella città di Strasburgo Karl G. Kissingl, professore universitario, racconta di una contadina che nell’approssimarsi del Santo Natale insieme ai regali preparò un albero per ogni figlio. Durante la notte di Natale oltre ai regali ogni figlio ricevette anche il suo albero.
Nel 1846, la regina Vittoria e il principe Alberto furono fotografati con i loro figli intorno a un albero di Natale. L'immagine fu pubblicata su "Godey's Lady's Book", una celebre rivista dell'epoca, ed ebbe un enorme successo. La fotografia lanciò la moda dell’albero diffuondendosi in tutta la Gran Bretagna e negli States: ora gli alberi di Natale erano d'obbligo per l'elite Americana come per i nobili inglesi.
Verso la fine del 1800 la moda dell’albero di Natale dilagò in tutte le corti europee tra le famiglie della nobiltà. La regina Margherita, moglie di Umberto I° ne fece allestire uno, all’interno del salone del Quirinale, dove la famiglia reale abitava. La novità piacque moltissimo e l'albero divenne di casa tra le famiglie italiane e popolarissimo tra i bambini.
Il primo presidente americano a mostrare un albero di Natale fuori dalla Casa Bianca fu Franklin Pierce. Nel 1889 Benjamin Harrison dichiarò che l'albero alla Casa Bianca faceva parte della tradizione americana. Purtroppo la moda portò in breve tempo alla devastazione di numerose foreste. Fu per questo che Theodore Roosevelt, per salvare le foreste, decise che la casa Bianca non avrebbe più avuto l'albero.
Per salvare le foreste furono creati i primi alberi artificiali. Di origine Tedesca l’invenzione approdò in ogni nazione.
……e leggende
Una leggenda narra di un taglia legna che, tornado a casa in una notte innevata illuminata dalla luna, vide uno spettacolo spettacolare: fu abbagliato dal luccichio delle stelle che brillavano attraverso i rami di un pino completamente ricoperto di neve ghiacciata. Per raccontare alla moglie la bellezza di quello che aveva visto, l'uomo prese un piccolo pino, lo coprì con dei nastri bianchi adagiando sui rami piccole candele illuminate. La moglie e tutto il vicinato rimase così meravigliata nel vedere l'albero e sentire il racconto del marito che da allora ogni casa ebbe il suo albero di Natale.
Un'altra leggenda, di origine americana, racconta di un bambino che dopo aver smarrito la strada di casa alla vigilia di Natale si addormentò sotto un abete. Questi per proteggerlo dal freddo, si piegò fino a racchiudere il bambino tra i suoi rami. La mattina i compaesani trovarono il bambino
che dormiva tranquillo sotto l'abete, tutto ricoperto da cristalli che luccicavano alla luce del sole.
I primi addobbi erano mele colorate ed ostie, questo ad indicare il significato religioso. Poi fecero la loro comparsa lumi, immagini, rose di carta, ghirlande di fiori secchi. In seguito alle ghirlande si unirono nastri e frutti colorati, poi le candeline, fino a quando, verso la metà del 1800, alcuni fabbricanti svizzeri e tedeschi prepararono ninnoli di vetro soffiato leggeri e variopinti. Fu solo nel 1848 in Germania che apparve il primo ornamento in vetro: si trattava di un "kugel", una larga palla cava all'interno, con dimensioni che variavano dai tre ai venti centimetri.
La cultura cattolico-romana all'Albero di Natale, preferisce la tradizione del presepio tramandato da Francesco d'Assisi a partire dal periodo a cavallo fra il XIII ed il XIV secolo.
Curiosità
La forma della chioma assomiglia ad una A e nell'Europa settentrionale era riservato a quest'albero (lettera A dell'alfabeto degli alberi) il primo giorno del solstizio invernale celebrato a Natale. La lettera A e la lettera B - in greco "alfa" e "beta", in ebraico e caldaico "alef" e "bet" - formano d'altronde la stessa parola "alfa-beto". L'"A-bete" simboleggia dunque anche un'espressione alfabetica, cioè letterale della nascita di tutte le cose, e perciò era celebrato a "Natale". Natale significa infatti nascita.
Usi in cucina
Tisana alla gemme di pino
Per placare il fastidioso bruciore alla vescica e calmare l’infiammazione, l’infuso alle gemme di pino è un ottimo rimedio naturale, ma perchè sia efficace va bevuto per almeno cinque giorni consecutivi. Per la tisana servono 30 grammi di gemme di pino, lasciate a macerare in acqua bollente per una mezz’oretta. Passato il tempo di macerazione, occorre filtrare l’infuso e berlo a piccole sorsi durante tutto l’arco della giornata.
Liquore alle gemme di pino
Gemme di pino 1 kg. zucchero 1 kg. alcool: gr. 100 per lo sciroppo gr. 500 per il liquore.
Si devono prendere gemme di pino appena germogliate, alte al massimo due tre centimetri. Prendete un vaso di vetro a chiusura ermetica e riponete le gemme alternandole con strati di zucchero. Dopodichè si mette il contenitore al sole avendo cura di mescolare ed amalgamare l'infuso dopo un paio di giorni. Al sole il vaso va lasciato per 8 giorni (se il tempo è bello) o 12 giorni (se il tempo è brutto). Alla fine si otterrà un liquido pari ad un litro circa che va filtrato e poi imbottigliato. Infine si aggiunga l'alcol, nella misura di grammi 500 per litro se si vuole una bevanda liquorosa, oppure di grammi 100 se si vuole sciropposa. Si può consumare dopo un mese.
La poesia "se non puoi essere un pino sul monte..."
Martin Luther King
Martin Luther King
“Se non puoi essere un pino sul monte,
sii una saggina nella valle,
ma sii la migliore piccola saggina
sulla sponda del ruscello.
Se non puoi essere un albero,
sii un cespuglio.
Se non puoi essere un’autostrada
sii un sentiero.
Se non puoi essere il sole,
sii una stella.
Sii sempre il meglio
di ciò che sei.
Cerca di scoprire il disegno
che sei chiamato ad essere,
poi mettiti a realizzarlo nella vita.”









