Il fico è un frutto molto noto fin dall’antichità: greci, romani ed egiziani ne conoscevano le virtù e le preziose proprietà. Dai reperti archeologici sono stati trovati fichi essiccati e ben conservati, risalenti alle civiltà agricole della Mesopotamia, per non parlare poi della cultura dell’antico Egitto.
Il fico viene inserito tra le piante xerofile, ossia quelle piante adatte a vivere negli ambienti caratterizzati da lunghi periodi di clima arido o di siccità.
In Palestina, durante la diffusione del Cristianesimo viene citato nelle sacre scritture dell’Antico Testamento come simbolo di abbondanza. Non solo, nel Libro della Genesi 3,6-7 quando si parla di Adamo ed Eva e del peccato originale nel giardino dell’Eden viene scritto che per coprire le proprie nudità “dalla vergogna” staccarono delle foglie dall’Albero della Conoscenza del Bene e del Male (Genesi 3,7). L’albero e le foglie sono del fico.
 

Ma vediamo un po’ più da vicino il frutto del fico in alcune culture.

Le prime colture del frutto risalirebbero a 11 000 anni fa, quando fecero la loro comparsa le prime forme di agricoltura. A dirlo e confermarlo sono stati due ricercatori israeliani diretti e coordinati da Ofer Bar-Yosef della Harvard University, Mordechai E. Kislev e Anat Hartmann della Bar-Ilan University i quali hanno pubblicato una relazione sulle loro scoperte nella rivista "Science" (vo. 312, n. 5778). Nell’articolo viene spiegato il “frutto” della loro scoperta, ovvero raccontano di aver trovato nove piccoli fichi e 313 piccole parti del frutto in due siti archeologi nei pressi di Gilgal I, un villaggio nella bassa Valle del Giordano a circa sedici chilometri a nord dell'antica Gerico, zona lungamente abitata 11 400 anni or sono.
Questa importante scoperta dimostra non solo che i fichi sono coltivati da tempo immemore, ma anche che iniziarono ad essere coltivati circa un migliaio di anni prima del grano, orzo e legumi. S
crive Bar-Yosef:
"11 000 anni fa ci fu un fondamentale passo in avanti, che portò l'uomo a cambiare in modo attivo l'ambiente e a trasformarsi da cacciatore raccoglitore in agricoltore".
Gli antichi in particolare si resero conto che il il frutto del fico non si sviluppava per impollinazione ad opera degli insetti. Tra le scoperte questa fu molto importante nel campo dell’agricoltura.
Scrive Bar-Yosef:
''una volta scoperta questa mutazione - spiega Bar-Yosef - gli antichi abitanti del villaggio si accorsero che i frutti non producevano semi e quindi non potevano produrre nuovi alberi. A questo punto iniziarono a coltivarli attraverso appositi innesti”.
L’uomo si è evoluto nel corso dei secoli perché ha saputo adattarsi, adattando a se il mondo che lo circondava. Ecco che, nello scoprire l’agricoltura, specifico e affino le sue capacità cognitive, attraverso forme di ragionamento sempre più concrete ed astratte. Così facendo, in una sequenza di azioni e reazioni, affinò i suoi sensi migliorando le tecniche di agricoltura.

Nella mitologia egizia si parla del fico riferendosi al sicomoro. Il fico era considerato un albero cosmico che simboleggiava l’immortalità. Era l'Albero della Vita, così importante da offrire doni preziosi, come il succo del frutto ritenuto detentore di poteri occulti. Sempre il riferimento alla vita ed alla morte, il legno dell’albero del fico era utilizzato per fabbricare i sarcofagi: questo perché si riteneva che seppellire un defunto in una cassa prodotta con il legno del fico aiutava la persona nel viaggio verso l’aldilà reintroducendola nel grembo della dea madre dell’albero. A testimonia la presenza di questa pianta nell’antico Egitto, esistono delle rappresentazioni della stessa ben conservate presso la piramide di Gizech risalente a circa 4000 anni fa.

Nella mitologia greca il fico era un frutto sacro a Dionisio come anche a Priapo quale dio della fecondità. Della sua coltura ne parlano ampiamente Archiloco (VII sec. a. C.) a Paros (Grecia), Aristotele, Teofrasto e Discoride.

Nella mitologia romana il fico era un frutto sacro a Marte. Della pianta del frutto si narra che alle sue pendici furono trovati in una cesta Romolo e Remo alla cui ombra sarebbero stati allattati dalla lupa. Secondo gli antichi il fico, dunque,  testimonia la fondazione di Roma. Durante la Repubblica Romana l’albero del fico era considerato di buon auspicio, per questo ogni qual volta la pianta moriva, veniva prontamente rimpiazzata con una nuova. Se accadeva che la pianta si seccava o pativa, veniva vissuto come un segno nefasto, per cui ci si potevano aspettare le peggiori sciagure pubbliche. Per questo motivo i sacerdoti romani ne avevano gran cura.


Proprietà nutrizionali del fico
Tra i frutti viene considerato un alimento zuccherino perché la quantità di zucchero in esso contenuto è pari a circa il 13% del peso. Tra i suoi eccipienti ci sono diverse vitamine idrosolubili e minerali (con alcune differenze fra frutto fresco e frutto secco). Ha un potente effetto lassativo, quindi conviene non eccedere nel consumo. Molto versatili in cucina possono essere conservati o trasformati in varie forme: fichi secchi, marmellate, sciroppi, distillati, mostarde, ecc...
La pianta ha due produzioni: i fioroni (a maturazione primaverile-estiva) e i fichi veri (a maturazione estivo-autunnale). La grande adattabilità a ogni tipo di terreno e la bassa richiesta idrica, fanno di questa pianta un prezioso alleato dell’agricoltura. Per questo, probabilmente, era molto importante nel passato.
In Italia la maggior produzione di fichi si ha in Calabria, seguita dalla Campania, dalla Puglia e dalla Sicilia. Circa le diversità all’interno della stessa specie molto si è detto e scritto.
Nel 1820 Giorgio Gallesio, nella sua monumentale opera sulle varietà di piante da frutto, ne descrive quattrocentocinquanta, mentre nel 1901 Eisen ha descritto 371 varietà, diffuse in tutto il mondo. Manaresi, suo contemporaneo, riferisce che nell’Europa meridionale e in Africa se ne potevano contare oltre 750.
Nel 1955 Condit ha scritto la più importante monografia sul fico descrivendone ben 720 varietà compresi anche le 129 varietà di caprifico.

Curiosità
I nomi del frutto di fico variano molto in base alla forma, alla provenienza, all’eventuale proprietario e al periodo di maturazione.

Legati alla provenienza:
“Dei greci”, “Martana”, “Fasanese”, “Tarantina”, “Potentino”, “Turca”, “Taurisano”, Napoletana”, “Brindisina”, “Greca”;

alla forma e colore dei frutti:
“A campanella”, “Casciteddha”, “Verdesca”, “A sangu”, “Rigata”, “Bianculeddha”, “Morettina”, “Noce”, “Niura”, “Pizzilonga”, “Quagghia”, “Rosa”;

al periodo di maturazione dei fioroni o dei fichi veri:
“San Giovanni”, “San Vito”, “Di Santa Marina”, “Tardiva”, “Natalina”, “Varnea”, “D’inverno”;

all’eventuale proprietario o ad una persona cui si dedica il frutto in segno di rispetto e riverenza come le varietà:
“Del Vescovo”, “Dell’Abate”, “Dell’Angiulieddhu”, “Della Monaca”, “Della Signura”, “Del Cavaliere”.

A chi serve e come
Molto utile per chiunque con particolare riguardo bambini, in quanto ottimo sostegno per la crescita dal punto di vista nutrizionale, ottimo per le donne in gravidanza, per chi è pesantemente affaticato e per chi soffre di digestione difficile (attraverso il decotto del frutto).
Se provate ad aprire il frutto fresco del fico potete osservare un armonia di colori e forme che induce  in chi lo vede un senso di immediata morbidezza e dolcezza. Per questa analogia strutturale, la medicina popolare lo prescriveva alle ragazze in attesa della prima mestruazione o alle donne vicine alla menopausa.
Per le numerose proprietà di cui è ricco, questo frutto è altamente nutriente, emolliente ed espettorante. Grazie al suo effetto emolliente è utile ed efficace come coadiuvante nel trattamento delle gastriti di origine nervosa e nelle bronchiti.
Molto utile anche in caso di convalescenze, astenie e anemie. Le sue proprietà nutrono e rivitalizzano il circolo linfatico, mentre l’azione come lenitivo aiuta a regolarizzare la motilità gastro-intestinale.


Barbara Camilli