La fiaba e il racconto è sempre stata per i bambini e i ragazzi un momento di gioco, di confronto e di scambio dove è possibile sperimentare il calore e l'intimità nel rapporto con i genitori, con gli insegnanti o gli educatori.

Ogni genitore, ogni insegnante, ogni persona che legge una fiaba ha il suo modo di raccontare la stessa: e questo affascina tantissimo i giovani lettori.

Un modo fatto di toni di voce, espressioni del volto, posture del corpo, di vicinanza o meno tra chi legge e chi ascolta e di tranquillità o meno nell'ambiente circostante che fa da contenitore durante la narrazione.

Ogni bambino durante la lettura si sintonizza proprio su questo particolare modo che il genitore o l’adulto usa, di rapportarsi con lui. Le avventure che narra il racconto si colorano della tonalità emotiva che l'adulto sceglie nel narrarlo.

Ecco quindi che a volte anche racconti ambientati in situazioni tragiche, possono addirittura suscitare simpatia e ilarità nel bambino, per come un genitore, una maestra o un insegnante, li propone al bambino stesso.

L’adulto è in grado di aiutare il bambino non solo a identificarsi nei personaggi, percorrendo un’ avventura, (o magari anche un racconto tratto dalla vita vera dei genitori) ma aiutarlo anche a sperimentare tanti sentimenti relativi agli argomenti narrati.

La storia diventa “vivente” proprio grazie al tipo particolare di sfumatura che l’adulto le dà, nel rapporto con il bambino.

Il racconto narrato dal genitore o dal maestro, diventa così per il bambino una “piccola palestra dei sentimenti.” Tutto ciò rappresenta sempre un’ occasione in cui sperimentare “sotto il mantello del genitore”, tanti sentimenti legati a tante situazioni.

Situazioni che spesso i bambini utilizzano per fare dei paragoni con la loro vita reale, o con le loro paure .

Le sorprese non mancano.

Durante un laboratorio in cui veniva letta la fiaba "Alla ricerca della perla che colora la gioia" ricordiamo bambini che ascoltando il testo che narra della paura di alcuni delfini di rimanere intrappolati nella rete, raccontano la loro personale profonda paura, vissuta quando si sono persi al supermercato, al parcheggio o in vacanza.

O altri bambini che ascoltando la fiaba "Il bambino dal cuore di pezza" in cui si narra di un bimbo che voleva un cuore di pezza per non soffrire, raccontano della propria difficoltà a fidarsi o a lasciarsi andare con i propri genitori. Alcuni hanno scritto su un foglio “ non diventiamo come se avessimo tutti un cuore di pezza”; questo come a voler dire “...speriamo che qualcuno possa capire che sto soffrendo molto anche se non lo dico”.

Tutto ciò può sembrare molto semplice, ma non lo è affatto visto il forte appiattimento emotivo e culturale a cui sembrano andare incontro i bambini delle ultime generazioni. Qualche anno fa quando si era piccoli si poteva immaginare battaglie “a soldatini” tra indiani e cow–boy e chi aveva “il fortino” era già un privilegiato. I cow-boy o gli indiani uccisi potevano anche tornare in vita ed essere usati per un'altra avventura

Oggi tanta morte e tanta guerra in televisione sembrano distruggere “dal di dentro” la fantasia dei bambini e spazzare via ogni residuo di poesia e di gioco.

Nel famoso racconto “La storia infinita” il pianeta “Fantasia” è minacciato di distruzione dal “nulla che avanza”. Ma i nostri bambini non possono permettersi di abituarsi ad un nulla emotivo o a una massificazione depersonalizzante.

Oggi i bambini si confrontano con i superpoteri di Harry Potter o di qualche eroe tecnologico. E e se questi poteri non li hai……che succede!!

Nella letteratura e nelle proposte per l’infanzia le figure dei genitori sono gradualmente scomparse oppure relegate a ruoli molto marginali.

Per non parlare del loro operato, ridotto appunto a una presenza biografica più che altro. Il loro posto è stato preso da personaggi iper-tecnologici o magici fino all’inverosimile. L’attenzione e l’entusiasmo dei bambini si è quindi spostato sui Superpoteri di questi personaggi più che sulle figure “in carne e ossa” con i loro difetti, ma anche con i loro pregi, con le loro mancanze, ma anche con le loro qualità.

 

Barbara Camilli

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